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Exor cede Cushman & Wakefield la liquidità balza a 3 miliardi

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Exor cede Cushman & Wakefield la liquidità balza a 3 miliardi

Exor cede Cushman & Wakefield a Dtz. Come da tabella di marcia, la holding della faqmiglia Agnelli ha perfezionato ieri la vendita che riconosce a Cushman & Wakefield un enterprise value totale di 2,042 miliardi di dollari. A fronte di ciò, la transazione garantisce a Exor, che per otto anni ha detenuto il 75% del gruppo, proventi netti per 1,278 miliardi di dollari con una plusvalenza di circa 722 milioni di dollari.

Cushman & Wakefield è una delle maggiori società al mondo nei servizi immobiliari, mentre l’acquirente Dtz è una società detenuta da un gruppo di investitori composto da Tpg Capital, Pag Asia Capital e Ontario Teachers Pension Plan. Secondo il progetto emerso all’annuncio dell’operazione, Cushman & Wakefield si fonderà con Dtz per dar vita un big mondiale nel campo dei servizi per il settore immobiliare.

Un altro pezzo della “vecchia” Exor, dunque, esce dal portafoglio a fronte di un incremento sensibile della liquidità della holding. Considerando gli ultimi dati resi pubblici in occasione della semestrale, la cassa (e equivalenti) della holding al 30 giugno ammontava a 1,8 miliardi di euro, a cui si aggiungono disponibilità di risorse derivanti da prestiti e linee di credito contratte e attivate in vista del perfezionamento dell’acquisizione del gruppo di riassicurazione Usa PartnerRe. A questo punto, tenendo conto dell’incasso dell’ultima cessione pari a 1,278 miliardi di dollari, la cassa totale di Exor sale oltre i 3 miliardi. Tali risorse saranno però in parte impiegate per chiudere le due importanti operazioni annunciate nel pieno dell’estate. Primo, come già detto, la conquista di Partner Re: Exor ad agosto ha raggiunto l’accordo per acquistare il colosso delle riassicurazioni Usa per 6,9 miliardi di dollari. Non solo. Exor è anche diventato il principale azionista del settimanale Economist, con un investimento da 405 milioni di euro. Per entrambe le operazione però i tempi di perfezionamento sono più lunghi. Per il gruppo di riassicurazione Usa il perfezionamento dell’operazione è atteso non oltre il primo trimestre del 2016, «subordinatamente all’ottenimento della necessaria approvazione da parte degli azionisti di PartnerRe, all’ottenimento delle autorizzazioni di legge e al verificarsi delle altre consuete condizioni per il closing».

Quanto invece all’editoria, il rafforzamento dal 4,7% al 43,4% del settimanale Economist deve ancora essere formalmente approvata dall’assemblea straordinaria degli azionisti, ma ha già il sostegno unanime del consiglio di amministrazione e il passaggio dovrebbe comunque concludersi nell’ultimo trimestre dell’anno in corso. La metamorfosi della holding, dunque, va a passo spedito con il nav oggi vicino ai 13 miliardi di euro senza considerare le ultime acquisizioni. Per completare l’intero piano, però, mancano all’appello ancora due passaggi chiave: lo scorporo della Ferrari, che consentirà ad Exor di diventare azionista diretto della casa di Maranello, e una nuova maxi alleanza per Fca. Sul primo punto i lavori sono già avviati. La quotazione della Rossa è attesa nelle prossime settimane, mentre lo scorporo dovrebbe essere perfezionato nel primo trimestre del 2016. Quanto invece all’alleanza per Fca, il numero uno Sergio Marchionne sembra intenzionato a percorrere la strada General Motors nonostante il muro finora alzato del gruppo americano.

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