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Grandi Stazioni, privatizzazione al via

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Grandi Stazioni, privatizzazione al via

  • –Celestina Dominelli

ROMA

La privatizzazione delle attività retail di Grandi Stazioni, partecipata da Ferrovie (60%) ed Eurostazioni (40%), che si occupa della riqualificazione, gestione e valorizzazione delle 14 principali stazioni ferroviarie della penisola (più due nella Repubblica Ceca), entra nel vivo. Domani, infatti, è in programma il cda della società guidata da Paolo Gallo, chiamato ad approvare il percorso, propedeutico alla cessione, di scissione non proporzionale dell’azienda. Quest’ultimo, come si ricorderà, prevede il cambio di denominazione di Grandi Stazioni in Gs Rail e la nascita di due veicoli, Gs Immobiliare e, per l’appunto, Gs Retail, oggetto della compravendita, che sarà focalizzata sulle attività tipicamente commerciali delle stazioni del network.

Contestualmente, poi, a chiusura del cerchio autorizzativo - sempre domani è previsto anche un board dei privati di Eurostazioni (Pirelli, Caltagirone, Benetton e le ferrovie francesi di Sncf) per il via libera, mentre l’ok di Fs era già stato incassato - sarà pubblicato il bando internazionale per raccogliere le manifestazioni d’interesse che dovranno pervenire, entro il 14 dicembre, sul tavolo dell’advisor finanziario Rothschild (McKinsey affianca invece la società sul fronte industriale, Gianni Origoni Crippo Cappelli & Partners e Legance si occupano degli aspetti legali, Comin&Partners cura la comunicazione).

La tabella di marcia è molto serrata: una volta raccolte le manifestazioni dei potenziali compratori (che, come da prassi, dovranno avere determinati requisiti tra cui un fatturato di almeno 500 milioni di euro annui e un patrimonio netto non inferiore ai 400 milioni), si dovrebbe arrivare a una prima scrematura entro Natale in modo da consentire a un ristretto gruppo di candidati di accedere al piano industriale di Gs e formulare così, per fine gennaio, delle offerte non vincolanti. Che saranno sottoposte a un secondo screening per restringere ancor di più il quadro e, a valle dell’apertura della data room, permettere la due diligence dei compratori in lizza e arrivare quindi alle offerte vincolanti per metà marzo con l’obiettivo di chiudere l’intera partita a primavera.

La lista di coloro che, in questi mesi, hanno acceso un faro sull’operazione è piuttosto lunga. Si va dai fondi di private equity (come Blackstone, Bain, Cvc, Carlyle, Bc Partners, Cinven e Lone Star), agli operatori della grande distribuzione (Lagardère e McArthurGlen) e del real estate (Klépierre e Unibal Rodamco), attirati dalle possibili sinergie, passando per i fondi sovrani (come il Gic di Singapore). Bisognerà ovviamente vedere chi, alla fine, tradurrà l’interesse in una proposta vera e propria.

Gs Retail è un boccone molto appetibile se si considera che, dei 210 milioni di ricavi consolidati con cui si è chiuso il bilancio 2014, ben 110 milioni arrivano da questo tassello e, da qui al 2020, nel piano industriale messo a punto dall’ad Gallo, sono previsti 160 milioni di euro di nuovi investimenti per mettere a reddito altri 130mila metri quadri, di cui 20mila saranno avviati, come aveva spiegato lo stesso top manager in un colloguio con il Sole 24 Ore a inizio luglio, entro la fine del 2015. Senza contare i 330 milioni, garantiti dal Cipe, già messi in campo per completare le opere esterne agli scali ferroviari. E aumentarne così il valore.

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