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Il mercato punta su un altro taglio del tasso Bce sui depositi. Che cosa…

il mercato dei tassi interbancari

Il mercato punta su un altro taglio del tasso Bce sui depositi. Che cosa cambia per i risparmiatori e per chi ha un mutuo

In questa prima parte dell’anno la scena dei mercati è stata occupata da Pechino, dalle nuove svalutazioni dello yuan da parte della People’s Bank of China e dalle ripercussioni che queste hanno su petrolio (ai minimi da 11 anni), Borse (in forte calo in vista dell’incertezza che queste politiche a sorpresa generano) e prospettiva di crescita globale (con la Banca mondiale che si è affrettata a ridurre nuovamente le stime sul Pil).

Nel frattempo sta passando un po’ in sordina un altro movimento molto netto che si può osservare sui mercati: un’accelerazione al ribasso dei tassi interbancari che sta spianando la strada a un nuovo taglio da parte della Banca centrale europea del tasso sui depositi - quello che la Bce dovrebbe pagare alle banche che vi parcheggiano la liquidità ma adesso accade il contrario visto che il tasso è negativo - che è stato portato a dicembre da -0,2% a -0,3 per cento. Bene, stando agli ultimi movimenti i mercati iniziano a scontare come crescente l’ipotesi di un taglio a -0,4 per cento.

Più nel dettaglio, i tassi del mercato monetario della zona euro prezzano una possibilità del 50% di un nuovo taglio del tasso sui depositi overnight da parte della Bce nel meeting di marzo. Lo si ricava osservando i tassi forward sull'Eonia al 10 marzo, data del meeting Bce, che scambiano a -0,30%, ovvero cinque punti base sotto il -0,25% cui attualmente lo stesso tasso scambia overnight.

Secondo gli analisti, ciò indica come il mercato sconti circa metà di un'ulteriore riduzione di 10 punti base del “deposit rate”. «I mercati stanno riconsiderando la posizione della Bce e nelle aspettative rientrano ulteriori tagli del tasso» commenta lo strategist di Commerzbank Benjamin Schroeder, che prevede una discesa del tasso sui depositi overnight a -0,40% dall'attuale -0,30% nel meeting di marzo.

Altri movimenti in questa direzione si ricavano osservando anche gli indici Euribor, tassi interbancari che variano da una settimana a 12 mesi (a differenza dell’Eonia, che è un tasso giornaliero, cioè overnight). Ieri per la prima volta nella storia anche l’Euribor a 9 mesi è sceso sotto zero mentre i tasso mensili e trimestrali continuano ad aggiornare i minimi di tutti i tempi. Venerdì mattina l’Euribor a un mese è stato fissato a -0,218% mentre quello a 3 mesi a -0,142 per cento.

Cosa comporta questa nuova tendenza misurata dal mercato? Innanzi tutto è un segnale che - nonostante recenti dati economici positivi, come l’indice Pmi dell’area euro e in Italia al top da 5 anni e mezzo - l’Eurozona è tutt’altro che fuori dalla crisi e tutt’altro che in grado di camminare senza gli aiuti delle politiche espansive della banca centrale. Il tasso di inflazione (0,1%) resta lontanissimo dal target in area 2% e riflette probabilmente una situazione di deflazione reale dato che - per stessa ammissione delle banche centrali - i calcoli dell’inflazione riflettono un margine di errore fisiologico che li rende eccessivamente ottimistici. Così come la crescita del Pil appare ancora piuttosto lenta e lontana da standard accettabili e in grado di sostenere un indebitamento medio dell’Eurozona ormai vicino al 100% del Prodotto interno lordo dell’area.

C’è poi una chiara ricaduta pratica per i risparmiatori. Un tasso dei depositi a -0,4% spingerà ancor più sottozero i rendimenti dei titoli di Stato a breve scadenza rendendolo terreno minato per i piccoli risparmiatori e rendendo sempre più complicato scegliere una soluzione agevole per gestire la propria liquidità se non affidandola a piani di medio-lungo periodo non sempre performanti e spesso molto costosi. La buona notizia riguarda chi sta rimborsando un mutuo a tasso variabile in cui la banca - come è normale e dovrebbe fare sempre - sottrae il tasso Euribor allo spread nel calcolo della rata mensile. Difatti le prossime rate costeranno ancora meno. Euribor così bassi rendono ancor più complicata la decisione se scegliere il tasso variabile o il tasso fisso (che pure viaggia molto basso ma di circa 1-1,5 punti percentuali più caro del variabile) in questa pazza era dei tassi glaciali.

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