Finanza & Mercati

Al via il processo sulle frodi Euribor

Tassi & valute

Al via il processo sulle frodi Euribor

  • –Leonardo Maisano

Londra

La manipolazione del tasso Euribor esce dalle dispute fra banchieri, regolatori e commentatori e approda nelle aule di giustizia. Per la precisione alla Southwark Crown Court di Londra dove ieri si è svolta l’udienza preliminare a carico di undici trader, un campione di varia umanità: britannici, tedeschi, danesi, francesi e anche un italo-inglese, Carlo Palombo. In forze a istituti di prima grandezza da Societe Generale a Deutsche a Barclays da dove avrebbero gestito il gigantesco raggiro, almeno secondo la tesi dell’accusa.

Cinque imputati hanno scelto di non presentarsi in aula, gli altri hanno declinato le proprie generalità e pagato 150mila sterline di cauzione in attesa della sentenza a conclusione di un processo che metterà in scena vizi e virtù delle trading room. Fra gli imputati c’è anche qualche star dei terminali. Christian Bittar, francese, da Singapore macinava profitti da record per Deutsche bank e per un nome di primo piano nel banking s’è mobilitato un avvocato dal cognome che pesa, Alexander Cameron fratello di David, premier britannico. Non si sa bene se per punirlo di tanto ardire, o se per la sua storia di top trader, ma Christian Bittar ha dovuto pagare un multiplo degli altri per la libertà: un milione di sterline di cauzione.

Se ieri ci sono state le inevitabili schermaglie preliminari, domani comincerà la ricostruzione di un caso che è parente strettissimo del Libor. Si tratta dei benchmark con cui vengono fissati i tassi giornalieri del costo del denaro che secondo l’accusa erano sistematicamente «addomesticati». La vicenda esplose con la scoperta del raggiro sull’indicatore di riferimento londinese e solo successivamente l’inchiesta fu estesa a quello europeo.

Complessivamente si tratta di tassi che influiscono sui valori di prodotti finanziari pari a 450mila miliardi di dollari. Un numero infinito di zeri che subiva aggiustamenti grazie all’arcaico sistema di fixing che si basava sulle dichiarazioni di selezionati istituti in base alle valutazioni sull’andamento del mercato suggerite dai trader. Un sistema che – in caso di accordo preventivo fra gli operatori delle banche coinvolte – ha consentito a lungo di aggiustare i tassi nel modo più consono agli interessi dei singoli e delle banche.

In realtà gli istituti coinvolti cercano di sfilarsi. Societe Generale è stata l’unica, ieri, a diffondere un comunicato sulla vicenda. «Il caso – ha fatto sapere il gruppo francese - non riguarda la società, ma un individuo che ha lasciato la banca nel 2009». Forse adesso, ma in passato in primissima linea sono stati proprio gli istituti di credito. Per la manipolazione dei tassi di riferimento sul costo del danaro, infatti, banche e società di brokeraggio hanno già pagato 9 miliardi di dollari, ammettendo la responsabilità dei fatti o quantomeno l’azione dei propri dipendenti.

L’indagine si è mossa lungo l’asse Londra-New York, ma ha coinvolto le autorità di mezzo mondo. Quello cominciato ieri è il primo processo sull’Euribor, mentre sul Libor ci sono state già sentenze di primo e secondo grado. Il caso più clamoroso è quello di Tom Hayes, il trader di Ubs condannato a 14 anni in prima istanza, verdetto poi ridotto in appello a undici anni di carcere.

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