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L’Iran ci farà «affogare» nel petrolio. E il barile…

ALLARME DELL’AIE

L’Iran ci farà «affogare» nel petrolio. E il barile scenderà ancora

Dopo la revoca delle sanzioni all’Iran il mondo rischia di «affogare nel petrolio» e il prezzo del barile - già ai minimi da 12 anni, sotto 30 dollari - potrebbe scendere ancora. L’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) non vede all’orizzonte nessuna via di uscita dalla spirale ribassista che da 18 mesi ha inghiottito i mercati petroliferi.

Teheran forse esagera nel puntare a un immediato rialzo di produzione di 500mila barili al giorno. Ma l’organismo dell’Ocse la ritiene comunque capace di aumentare l’export di greggio di 300mila bg entro fine marzo, impedendo di smaltire un eccesso di offerta che per il terzo anno consecutivo è destinato a superare un milione di barili al giorno.

Anche la domanda sta peggiorando: il clima troppo mite all’inizio dell’inverno ne ha fatto dimezzare la crescita lo scorso trimestre, a +1 mbg, il minimo da un anno. Nel trimestre precedente era invece cresciuta di 2,1 mbg, un record da 5 anni. Per il 2016 l’Aie prevede che l’incremento sarà di 1,2 mbg, frenato dalla minore crescita mondiale (il Fondo monetario internazionale proprio ieri ha tagliato la previsione a +3,4%) ma anche dal taglio dei sussidi sui carburanti in Arabia Saudita e altri Paesi mediorientali, che renderà i consumi meno esuberanti.

L’agenzia Ocse continua a prevedere che la produzione di greggio non Opec calerà di 600mila bg quest’anno (ben 500mila sono shale oil Usa). Ma questo servirà a poco, perché l’Organizzazione degli esportatori di greggio difficilmente farà un passo indietro e il suo output - compreso il contributo dell’Indonesia, appena rientrata nel gruppo - si manterrà sopra 32 mbg, quando ne basterebbero 31,7. I pozzi iraniani non dovrebbero aver subìto gravi danni nel periodo delle sanzioni: al contrario, osserva l’Aie, «la forte riduzione dei volumi estratti potrebbe aver fatto salire la pressione nei giacimenti, consentendo ora un rapido rialzo della produzione».

L’Aie non ha dubbi che Teheran farà tutto il possibile per riconquistare spazi sul mercato. In effetti una prima mossa c’è già stata: nel listino ufficiale di febbraio la National Oil Company ha abbassato i prezzi per i clienti europei.

«In uno scenario in cui l’Iran entro metà anno aggiunge 600mila bg sul mercato e gli altri membri dell’Opec mantengono l’attuale produzione - conclude l’Agenzia - l’offerta globale di greggio potrebbe superare la domanda di 1,5 milioni di bg».Un surplus di poco inferiore a quello del 2015 (in media 1,8 mbg), che quindi potrà solo rallentare, non interrompere, né tanto meno invertire, il processo di accumulo di scorte.

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