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La strana storia dei falsi fondi attivi che le autorità non riescono a…

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La strana storia dei falsi fondi attivi che le autorità non riescono a colpire

Olycom
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Immaginate di aver comprato un'auto fuoriserie su cui è stato montato il motore di un'utilitaria. In questo caso il conducente, dopo qualche chilometro, subito si rende conto di essere stato gabbato; più difficile per il piccolo risparmiatore accorgersi di aver investito in un falso fondo attivo. Di cosa si parla? I fondi realmente “attivi” sono gestiti da persone che studiano, analizzano e investono allontanandosi dal benchmark (il parametro di riferimento da battere); hanno in media costi più elevati e giustamente se poi, grazie appunto alla gestione attiva, consentono di portare a casa risultati migliori rispetto ad altri prodotti finanziari. Invece i fondi “passivi”, più simili agli Etf (i cloni degli indici), costano mediamente meno.
Una strana storia che ha fatto scattare le indagini degli sceriffi dei mercati finanziari europei noti con il nome di Esma: l'authority di Bruxelles ha monitorato 2.600 fondi comuni azionari, nel periodo 2012-2014. È stato verificato che alcuni prodotti finanziari analizzati, nei loro documenti informativi (Kiid), affermano di essere gestiti in modo attivo rispetto al benchmark. Invece non è così: alcuni fondi (fra il 5 e il 15% di quelli monitorati da Esma) si discostano veramente poco dal benchmark.

Niente nomi
Peccato però che Esma non faccia i nomi di tali fondi comuni. Motivo? Dall'authority europea fanno sapere che «i risultati dello studio possono essere soltanto il primo passo nell'inchiesta». Viene aggiunto che per raggiungere una prova definitiva sull'esistenza del fenomeno «sarà necessario un dettagliato follow up dalle authority nazionali competenti». Insomma la palla è stata lanciata nel campo della Consob e delle altre istituzioni locali. Fonti vicine alla Consob, fanno sapere però che l'authority italiana già 6 anni fa aveva monitorato i fondi flessibili delle prime dieci Sgr in Italia per dimensioni e, in qualche caso, aveva chiesto di diminuire il grado di rischio di alcuni prodotti visto che erano troppo “aderenti al benchmark”.

Nuove indagini Consob
Moral suasion che aveva raggiunto importanti risultati: nei prospetti aggiornati, i fondi sotto esame avevano abbassato il grado di rischio; i costi no, su quelli le authority non possono nulla, è infatti il mercato a fare da arbitro. Sempre da fonti vicine all'authority italiana, si sottolinea che «in ambito europeo era stato fatto notare, assieme ad altri paesi come la Gran Bretagna, che Bruxelles doveva dare una definizione di gestione passiva e attiva. Soltanto così, i controlli sui fondi avrebbero avuto una ragionevole efficacia». Il chiarimento doveva arrivare dall'Esma proprio nel report conclusivo sulle indagini dei falsi fondi attivi. Invece niente. A quanto si sa, Consob e le altre authority europee stanno effettuando ulteriori controlli a campione sui prospetti informativi dei fondi per individuare altri eventuali furbi. Si attendono sviluppi.

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