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Default ai massimi dal 2009, al traino di petrolifere e minerarie

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Default ai massimi dal 2009, al traino di petrolifere e minerarie

La crisi dei produttori di materie prime ha spinto il tasso di insolvenza sui corporate bond ai massimi da sette anni: finora si contano 40 casi nel mondo, di cui 4 questa settimana, fa notare Standard & Poors’. Per questo periodo dell’anno non erano mai stati così tanti dal 2009, quando sull’onda della crisi finanziaria mondiale se ne registrarono ben 67.

Più della metà dei default nel 2016 sono legati al crollo delle commodies: protagoniste sono 14 compagnie petrolifere (comprese, questa settimana, le americane Midstates Petroleum, Ultra Petroleum e Rex Energy) e 8 società minerarie o metallurgiche.

A livello geografico dominano gli Stati Uniti - patria dello shale oil, ma anche di alcune società carbonifere in gravi difficoltà - dove ci sono stati 34 su 40 default, alcuni legati a procedure di bancarotta ma nella maggior parte dei casi dovuti al mancato pagamento di cedole di obbligazioni.

La risalita del petrolio ha dato un po’di respiro anche alle indebitatissime società dello shale oil, favorendo un calo dei tassi di rendimento delle obbligazioni high-yield: attualmente negli Usa sono in media all’8,35%. Ma il futuro non si prospetta roseo.

I debiti delle compagnie petrolifere con rating a livello «spazzatura» sono più che triplicati dal 2008, a 234 miliardi di dollari, secondo BofA Merrill Lynch, una cifra pari al 48% del patrimonio (+7,5% rispetto al 2009). Secondo Fitch, un’altra agenzia di rating, il tasso d’insolvenza, che nel settore ha già superato il 10%, entro fine anno potrebbe arrivare facilmente al 20 per cento.

twitter.com/SissiBellomo

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