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Il gran ritorno della “voglia di oro”, salito in tre mesi del…

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Il gran ritorno della “voglia di oro”, salito in tre mesi del 21%

«Mercati, che fare?» Pochi giorni fa, in un dibattito su risparmio e investimenti, l'autore della rubrica economica settimanale di Tg-com raccontava preoccupato di quanto sia ancora attuale il titolo della sua trasmissione nata 8 anni fa per contenere l'onda emotiva della crisi del debito.

Basta guardare l'oro, tornato a furor di mercato come il bene rifugio per eccellenza: era finito nel dimenticatoio, schiacciato dalla voglia di rischio e dalla smania di speculativa, ma ora è l'asset class più forte e gettonata dalla comunità finanziaria e dal risparmio. Basta guardare il suo bilancio di fine trimestre per farsi un'idea di situazione e prospettive: la domanda di oro è salita in tre mesi del 21%, il balzo più elevato dopo quello registrato tra fine 2011 e 2012, quando i mercati finanziari sembravano giunti all'armageddon. Anche i prezzi sono ovviamente cresciuti a due cifre, intorno al 16%: è il livello più alto degli ultimi 30 anni. E a comprare oro non sono solo i piccoli risparmiatori spaventati dalle borse, ma anche i grandi investitori istituzionali dei fondi, che in meno di due mesi hanno raddoppiato i loro acquisti facendo esplodere il mercato dei derivati sul metallo giallo. Il balzo dell'oro è ancor più significativo se si pensa che i grandi compratori tradizionali - India, paesi asiatici e banche centrali - non hanno avuto il ruolo-guida nella nuova corsa all'oro: Goldman Sachs prevede però che torneranno presto sulla scena, aumentando per fine anno il totale dei loro acquisti di oro rispetto al 2015. Dall'India si prevede una domanda di almeno 950 tonnellate metriche, dalla Cina acquisti per 1.000 tonnellate e dalle Banche Centrali circa 600 tonnellate, contro le 560 dell'anno scorso. La banca di investimenti americana fissa il prezzo del “Bullion” a fine anno a quota 1.150 dollari l'oncia, ma altre società specializzate prevedono incrementi maggiori. È un po' quello che sta succedendo anche sul mercato dei diamanti da investimento, considerati ora come un prodotto da risparmio invece che da gioiello. Ma tant'è, finché la litigiosità europea sulle politiche anti-crisi resta alta e non si cominceranno a vedere gli effetti concreti del Qe sull'economia, la parola d'ordine dei risparmiatori è «restare in trincea». E quale migliore trincea dell'oro è oggi disponibile?

I professionisti della consulenza finanziaria hanno le loro risposte alternative e conoscono le incognite dei mercati meglio dei piccoli risparmiatori, ma quando la paura scatena la sindrome del gregge è difficile fermare la fuga dal rischio. In questo senso, una prima risposta dei risparmiatori alla domanda «Mercati, che fare?» è già arrivata: coprirsi d'oro finché non sarà chiaro dove portano le politiche straordinarie sulla liquidità della Bce: alla ripresa economica diffusa in tutti i paesi e al rafforzamento dei mercati finanziari europei, oppure alla sola salvezza dell'euro dai rischi di implosione? Il verdetto per ora resta aperto.
Dal 2008 a oggi, del resto, molta acqua (e non sempre potabile) è passata sotto i ponti delle banche e dell'euro, ma dai rubinetti di consumi e investimenti ne è uscita. I 60 miliardi di euro al mese spesi dalla Bce per inondare i mercati di liquidità non hanno dissetato né le imprese in cerca di credito né la Borsa assetata di certezze. Senza contare che l'inflazione è ferma, l'euro è su livelli persino più elevati di un anno e mezzo fa e la stessa ripresa economica appare e scompare da un mese all'altro. E anche se la caduta dei tassi di interesse dei Titoli di Stato a zero o sotto-zero ha certamente disinnescato l'esplosione di una nuova crisi del debito stile-2011 anche per quei Paesi “sotto osservazione speciale” come Italia e Spagna, la scomparsa dei rendimenti ha mandato in tilt l'intero sistema bancario e provocato un terremoto in quello assicurativo. Se per le banche i tassi zero chiudono drammaticamente la forbice di intermediazione su cui si ritagliano i profitti, per le assicurazioni del settore Vita e per i fondi pensione aziendali (e non) stanno diventando un vero incubo: il bilancio trimestrale delle Generali, chiuso con flessioni significative dei risultati industriali proprio a causa dei tassi, ne è la conferma. Ma la situazione è paradossale persino sul mercato dei corporate bond, già pericolosamente illiquido sugli scambi secondari: il rendimento dei bond a breve-medio termine è talmente basso, che per conquistare nuove fette di domanda a caccia di rendimenti gli emittenti hanno cominciato a lanciare bond corporate a 80 e 100 anni che offrono tassi da “capogiro”: tra l'1 e il 2%!

Ma le situazioni più grottesche o fantasiose sono quelle che cominciano a emergere dal settore dei fondi pensione aziendali, molto diffusi negli Stati Uniti, in Inghilterra e nei Paesi dell'Europa centro-settentrionale: dopo essere stati finanziati per anni con i Titoli di Stato, i fondi pensionistici aziendali sono ora sotto-patrimonializzati proprio per la scomparsa dei rendimenti. Poiché per le aziende coprire il buco pensionistico comprando altri bond a tasso zero è uno spreco di soldi, si è pensato di utilizzare i “contributi in natura”: la Diageo, il colosso delle bevande alcoliche, ha ripatrimonializzato il suo fondo pensione conferendogli botti in legno di whisky invecchiato per un totale di 500 milioni di euro. «Il whisky – ha spiegato l'azienda – è più utile alle pensioni di un Bund tedesco». Un gruppo caseario inglese, da parte sua, ha scelto invece di conferire un intero magazzino di formaggi al proprio fondo pensione per placare i timori dei dipendenti.
Insomma, prevedere in un contesto come questo quando finirà la corsa al rialzo dei prezzi dell'oro è un rebus avvolto nel mistero. Sul risparmio, oggi e ancora almeno per un po', la prudenza è d'obbligo: e in Borsa, vale il vecchio principio «il contante regna». E se c'è qualcuno che non ha voglia di aspettare 100 anni per incassare i pochi soldi di un bond, le soluzioni si contano sulle dita di una mano: ricorrere alla consulenza di un professionista finanziario è l'opzione migliore, ma ci si può anche proteggere aspettando tempi migliori con oro e diamanti. E chi si ostina con il fai-da-te? «Se il prezzo dei preziosi sale troppo - è il suggerimento ironico di un trader – si può sempre cominciare a scavare sotto-terra: oro e diamanti si trovano sempre li».

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