Finanza & Mercati

Se l’obiettivo prioritario è evitare le svendite

analisi

Se l’obiettivo prioritario è evitare le svendite

Mario Draghi
Mario Draghi

Nella sua conferenza stampa di giovedì scorso il presidente della Bce, Mario Draghi, ha motivato la necessità di far ricorso, in circostanze straordinarie, a un paracadute pubblico per offrire una soluzione al problema dei crediti deteriorati accumulati dalle banche in otto anni di crisi. E per farlo ha usato un argomento forte: quello della necessità di evitare le «svendite». Con parole non molto diverse, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, aveva spiegato nel suo intervento all’Abi che gran parte delle esposizioni deteriorate in Italia si concentra presso banche in buone condizioni finanziarie, nonostante gli effetti della lunga e profonda recessione. Non sono quindi asset da cedere obbligatoriamente al mercato domani mattina. Visco aveva anche chiarito che in Italia l’area dei crediti problematici in banche con un “Core tier one” inferiore al 10 per cento si riassume in un numero preciso, largamente inferiore allo stock esistente dei prestiti cattivi: si tratta, né più né meno, di 15 miliardi.

Ma cosa significa, esattamente, rischio-svendita? Una vendita a prezzi di saldo è per esempio quella che potrebbe profilarsi per le quattro banche-ponte (Banca Marche, Etruria, Cariferrara e Carichieti) risanate dopo il dissesto e la messa in risoluzione lo scorso 22 novembre. Ieri si è appreso infatti che, presso il Fondo di risoluzione che fa capo alla Banca d’Italia, sono arrivate tre offerte vincolanti. I rumors di mercato parlano di cifre molto basse provenienti da fondi di private equity (anche se, accanto alle clausole economiche andranno considerate dall’advisor della gara, che è Société Générale, anche le altre condizioni).

Di certo, non aiuta il venditore quella deadline del 30 settembre per il perfezionamento della operazione, chiesta e ottenuta dalla Commissaria Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager. E forse, di fronte alla prospettiva di una cessione a prezzi di saldo delle aziende di credito risanate, (fonti di mercato parlano di 400 milioni mentre la loro vendita dovrebbe servire a rimborsare il prestito da un miliardo e mezzo anticipato da Intesa, Unicredit, Ubi, Mps e Banco Popolare) le banche italiane potrebbero anche decidere di usare il fondo volontario costituito presso il Fitd per rilevarle e tenersi le partecipazioni creditizie come investimento.

Fin qui la partita “piccola” (che però, come sappiamo, ha prodotto danni seri per la fiducia dei risparmiatori italiani) delle quattro banche. Poi c’è la partita di serie A, che si gioca per il sistema creditizio italiano, e in particolare per una delle sue banche significative, entro il 29 di luglio, data degli stress test messi a punto dall’Eba. Il presidente della Bce ha ricordato che la direttiva europea sulla risoluzione ha tutta la flessibilità occorrente per sostenere le banche quando è necessario; e ha sottolineato più volte che la Commissione europea «ha la responsabilità, il potere e la conoscenza» per prendere una decisione. Però Draghi ha anche mandato un segnale a Bruxelles, lasciando intendere che quando c'è un fallimento del mercato, il termine «intervento pubblico» non va considerato una parolaccia.

© Riproduzione riservata