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Veneto Banca, Anselmi presidente. Atlante: aperti a valutare…

L’ASSEMBLEA A VILLA SPINEDA

Veneto Banca, Anselmi presidente. Atlante: aperti a valutare fusioni e Ipo

Dopo Francesco Favotto, Pierluigi Bolla e Stefano Ambrosini, da oggi è il turno di Beniamino Anselmi, quarto presidente in un anno per Veneto Banca. Eletto in un'assemblea intima e quasi surreale, convocata nel pieno dell'estate: dopo le storiche adunate da 5-6mila persone con i politici in prima fila, l'assise del 5 maggio che aveva visto – a sorpresa – la vittoria della lista dei grandi soci, oggi si è tornati a Villa Spineda, luogo simbolo della banca, ma non ci è voluto il grande tendone bianco per contenere i 400 soci arrivati qui alle porte di Montebelluna.

Poche auto nel prato, pochi presenti e tre ore di lavori per liquidare la pratica e tornare tutti a casa: poco tempo e poca voglia dei fischi, delle polemiche sulle vicende recenti che hanno azzerato il valore delle azioni e bruciato 5 miliardi di valore, delle accuse incrociate ai tanti protagonisti della storia recente (ormai da tempo sugli stessi binari dei “cugini” della Popolare di Vicenza).

D'altronde la banca oggi è al 97% del fondo Atlante. Che, rappresentato da Alessandro De Nicola, ha avuto gioco facile a presentare e eleggere un cda quasi tutto nuovo, in cui l'unico confermato (e veneto di passaporto) è il ceo Cristiano Carrus. Con lui, da oggi, alla guida è stato eletto con oltre il 97% del capitale il presidente Beniamino Anselmi, una vita da gestore e risanatore di banche, e un cda composto da Maria Lucia Candida, Giorgio Girelli, Massimo Lanza, Maurizio Lauri, Alberto Pera, Daniela Toscani, Marco Ventoruzzo e Alessandra Zunino de Pignier e Sabrina Bruno, docente alla e autrice, qualche anno fa, di un saggio su “L'azione di risarcimento per danni da informazione non corretta sul mercato finanziario”, come ha fatto notare un socio.

Proprio l'azione contro i passati vertici sarà uno dei primi compiti del nuovo board, come ha annunciato l'azionista di controllo, Alessandro Penati di Quaestio Sgr, insieme al risanamento della banca, al ripristino dell'operatività («la banca deve tornare rapidamente al suo ruolo costitutivo e alla sua missione di impresa», ha dichiarato Penati in un intervento letto in assemblea) e all'auspicato ritorno alla redditività sostenibile: «Saremo aperti ad eventuali partnership finanziarie e industriali purché sulla base di reali apporti di capitale e di know how per lo sviluppo e pronti a valutare, una volta avviata inequivocabilmente l'opera di ristrutturazione e rilancio e fatta chiarezza sui costi pregressi, ipotesi di quotazione o di fusione con altre banche, a patto che siano nell'interesse di tutti gli stakeholder». Last but not least, «Atlante ha già dichiarato la propria disponibilità a rendere tutti i soci storici partecipi del risanamento, facendoli beneficiare dell'incremento di valore che si verrà a creare»: come alla Popolare di Vicenza, è allo studio l'assegnazione di warrant gratuiti su azioni del valore di 0,1 euro, stesso prezzo pagato di Atlante.

Con il padre-padrone Consoli in carcere da una settimana (pochi i cenni al personaggio e alla vicenda), assente il presidente uscente, Stefano Ambrosini, l'assemblea è stata presieduta dal vice presidente, Giovanni Schiavon, ex presidente del Tribunale di Treviso e già leader dei piccoli soci, con oggi finito anche lui nel libro dei ricordi della banca. Si riparte in settimana da un primo esame dei conti del semestre, verosimilmente non buoni, la valanga di cause legali, il lavoro pancia a terra sulla revisione del piano industriale e sugli Npl, magari mutuando in parte lo schema studiato per Mps. Un dato è certo: “Verranno eliminati tutti i lussi e gli sprechi del passato”, ha scritto Penati, e un primo esempio sarà nel cda, asciugato da 14 a 11 componenti, a cui andranno 80mila euro l'anno e nessun gettone di presenza.

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