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Veneto Banca, al lavoro sugli Npl con Atlante

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Veneto Banca, al lavoro sugli Npl con Atlante

  • –Luca Davi

Veneto Banca accelera sulla cessione delle sofferenze. E guarda ad Atlante come soggetto privilegiato per lo smobilizzo dei crediti malati. I primi incontri tra i vertici della banca e gli uomini del fondo, a quanto risulta al Sole 24Ore, ci sono già stati nel corso delle scorse settimane. E i prossimi, previsti per i primi di settembre, potrebbero rappresentare l’avvio operativo del cantiere. Sul tavolo c’è la vendita dell’intero portafoglio dei bad loans della banca di Montebelluna: circa 3,6 miliardi di euro di sofferenze lorde, che dopo gli accantonamenti valgono 1,7 miliardi netti.

Da decidere, oltre alle tempistiche, sono le modalità di intervento, che sono legate a doppio filo con la potenza di fuoco residua di Atlante. Il Fondo, del resto, è impegnato con la maxi-cartolarizzazione da 9,2 miliardi di Mps e ha altri dossier in osservazione. Un’idea in esame, ma soggetta a possibili correzioni, potrebbe essere quella di partire dallo schema adottato per Mps, con una maxi-cartolarizzazione che preveda l’emissione di diverse tranche di notes.

A valle ci sarebbe poi lo spin-off della tranche equity, considerata più rischiosa. In autunno, idealmente, si dovrebbero avere le linee guida dell’operazione. Si vedrà. Una cosa è certa: tutto dovrà essere concordato con la Banca Centrale Europea, che da tempo marca stretto la banca e vuole verificare ogni mossa. Anche per questo, sempre nella prima parte di settembre, i vertici rappresentati dal neo presidente Beniamino Anselmi e dal ceo Cristiano Carrus, che sono impegnati nel percorso di risanamento e rilancio della banca, voleranno a Francoforte per aggiornare la Vigilanza sulla road map. Un passaggio, questo, che arriverà a valle del primo Cda della banca, previsto per il primo settembre.

Con Francoforte, tra le altre cose, ci sarà da definire ad esempio la politica sulle coperture sulle sofferenze. Un fronte, questo, su cui la banca ha già lavorato molto sotto la guida del Ceo Carrus (portandole al 54,3% dal 53,9% dell’esercizio precedente) ma su cui ci sono ancora margini di miglioramento. L’asticella degli accantonamenti richiesti dagli ispettori potrebbe essere decisiva proprio per definire il prezzo di eventuale cessione degli Npl ad Atlante. Non ci sarebbe da stupirsi, peraltro, qualora la Vigilanza imponesse anche a Montebelluna un’accelerazione della vendita dei portafogli (che da piano industriale era prevista a fine 2017), un po’ come accaduto per Mps. Anche in quest’ottica la banca da tempo è al lavoro per la verifica dettagliata del portafoglio crediti. Il loan tape, come si chiama in gergo il database relativo alle esposizioni creditizie, è di fatto pronto. In tal modo, qualora a settembre ci fosse da rivedere il piano industriale e mettere in pista le attese dismissioni creditizie, l’istituto sarebbe pronto a sedersi al tavolo delle trattative per la segmentazione dei portafogli.

Bim e gli altri dossier

Se è vero che la road map sulle sofferenze è tracciata, restano da definire gli altri cantieri di lavoro. Entro settembre, ma difficilmente nella prima decade, la banca approverà i conti semestrali, su cui inevitabilmente si farà sentire il peso delle rettifiche. La semestrale certificherà con tutta probabilità un ulteriore calo della raccolta diretta, che già a marzo ha fatto segnare una discesa a 20,4 miliardi, dai 22,5 di fine 2015. Le contromosse sono ora all’esame della banca: l’istituto ha in mente di implementare un piano di rilancio commerciale aggressivo da varare nei prossimi quattro mesi, finalizzato al recupero di redditività. Decisivo sarà il contributo dell’intera rete di filiali, ma il piano coinvolgerà anche Bim. E proprio la controllata dedicata alla gestione dei patrimoni è al centro di un’attenta riflessione interna. Nei giorni scorsi, come riportato nei giorni scorsi dal Corriere del Veneto, da Montebelluna sono partite alcune lettere indirizzate ai consiglieri del Cda della controllata, chiedendone un passo indietro. La moral suasion ha l’obiettivo di rinnovare il Cda (presieduto dall’ex presidente Stefano Ambrosini e dove siede anche l’altro ex presidente Pierluigi Bolla) per riportarlo nell’orbita di Atlante. Sul futuro occorrerà ragionare. L’eventuale congelamento della procedura di vendita avviata due anni e mezzo fa, idea ventilata dopo l’assemblea di agosto, dovrà essere comunque concordato con gli uomini di Danièle Nouy, che non ha ancora tolto il diktat di cessione.

Così come resta da capire cosa (poter) fare delle controllate nell’Est Europa. Il Cda veneto sta cercando di farsi un’idea, e la riflessione è destinata a protrarsi nei prossimi mesi. La Veneto Banca del futuro sarà realisticamente concentrata sul mercato domestico, ma la fase attuale non permette di farsi illusioni in termini di valorizzazione. Anche per questo motivo il dossier non è in cima all’agenda, e l’assegnazione di mandati esplorativi appare in stand-by.

Sullo sfondo, rimangono i temi delle sinergie con Popolare di Vicenza e delle azioni di responsabilità. Sul primo versante, in seno al board si ragiona sul varo di partnership sul lato dei sistemi informatici, della bancassurance e del risparmio gestito, visto che le due venete insieme controllano il 40% di Arca. Sul fronte delle eventuali azioni di responsabilità nei confronti dell’ex management, invece, il Cda ha espresso un’ulteriore necessità di andare avanti, e nel contempo attende gli esiti della relazione affidata al professor Umberto Tombari ai tempi della presidenza Ambrosini. Il dossier è caldo. E anche di questo aspetto, con tutta probabilità, ci sarà da ragionarne con la Vigilanza.

.@lucaaldodavi

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