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la giornata dei mercati

Borse, l’Europa chiude sui massimi dopo frenata lavoro Usa. Milano +1,5%

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Chiusura sui massimi di giornata per le Borse europee (qui i principali indici), che nel pomeriggio hanno allungato il passo dopo il dato peggiore delle attese sul mercato del lavoro Usa. Gli investitori scommettono infatti che la crescita minore delle previsioni del numero di occupati rallenterà i tempi della stretta di politica monetaria da parte della Federal Reserve. Prospettiva che sostiene anche Wall Street.

A Piazza Affari il FTSE MIB ha guadagnato così l'1,54%. Il listino milanese è stato tuttavia frenato dal dato definitivo sul Pil italiano del secondo trimestre, rimasto invariato rispetto ai primi tre mesi dell'anno. Tra le blue chip di Piazza Affari anno guadagnato terreno le banche (+2,91% Intesa Sanpaolo). Bene anche Mediaset(+3,02%), mentre il mercato continua a scommettere su un nuovo partner per la pay-tv Premium. Debole invece StMicroelectronics (-2,69%) dopo il taglio del giudizio da parte degli analisti di BofA-Merrill Lynch.

Occhi puntati su Fca dopo dati auto, sotto la lente anche Telecom
Fiat Chrysler Automobiles
ha ripiegato dopo un'apertura sprint, nonostante gli ottimi numeri relativi alle immatricolazioni di agosto. La società, ancora una volta, è riuscita a battere il mercato con vendite di nuove auto in progresso del 24,1%, contro il +20,12% generale. La quota di mercato del gruppo italo-americano è migliorata al 28,9% dal 28%. D'altra parte gli investitori da una parte apprezzano i dati sulle immatricolazioni, ma dall'altra nutrono dubbi sull’inasprimento che si profila all’orizzonte in tema di emissioni nocive di gas. Proprio ieri, secondo la stampa tedesca, il Ministero Federale dei trasporti (BMVI) tedesco avrebbe avanzato alla Commissione UE contestazioni formali nei confronto dei sistemi di riduzione delle emissioni montati sui motori turbodiesel di Fiat e Jeep. L’iniziativa del Governo di Berlino fa seguito alle indagini avviate a valle dello scandalo Volkswagen al rifiuto di Fca di addivenire a un contradditorio sulle risultanze dei test condotti dalle autorità tedesche. Gli analisti di ICPBI, che raccomandano di acquistare le azioni di Fca ('Buy'), hanno commentato che «la complessità della materia del contendere, su cui si innestano evidenti interessi nazionalistici, costituisce un elemento di incertezza che pesa sul titolo», che già ieri era andato male.

Poco mossa Telecom Italia nonostante le indicazioni date dall’amministratore delegato, Flavio Cattaneo, che ieri in occasione della presentazione dei nuovi prodotti del gruppo, ha preannunciato che il terzo trimestre sarà di «ampia soddisfazione per gli azionisti». Il manager ha inoltre detto che entro l’anno verrà presentato il nuovo piano industriale al cda e a inizio 2017 al mercato. Sale Eni, complice la notizia che la società ha testato con successo il pozzo Zohr, stimando di poter produrre fino a 7 milioni di metri cubi al giorno di gas.

Banche positive, in deciso calo Stmicroelectronics
Gli investitori continuano a seguire le azioni delle banche, nel pomeriggio passate tutte in territorio positivo con l'eccezione di Finecobank. Banca Mps rimane al centro della scena nell’attesa di novità sulla possibile proposta di conversione delle obbligazioni subordinate in mano agli istituzionali. Operazione che ridurrebbe l'entità dell'aumento di capitale che altrimenti sarà di 5 miliardi di euro. Sono inoltre seguite con attenzione le Unicredit mentre il mercato continua a scmmettere sulle future mosse del numero uno, Jean Pierre Mustier. Stmicroelectronics registra invece una performance in rosso, dopo il taglio del giudizio da parte di Bofa Merrill Lynch che ha ridotto la raccomandazione a 'Underperform' da 'Neutral'.

L'euro si rafforza contro il dollaro, debole lo yen

Sul mercato dei cambi, il dollaro perde terreno contro l'euro mentre sembrano allungarsi i tempi per un rialzo dei tassi Usa. L'euro/dollaro ha toccato un minimo a 1,1150 (1,1180 ieri la chiusura di ieri). Debole lo yen, con minimi a 116,38 per un euro (da 115,50) e a 104,32 (103,23).

Petrolio in netto rialzo, Brent a un passo da 47 $
Corre il prezzo del petrolio: il future ottobre sul Wti è salito di oltre il 3% fino a 44,61 dollari al barile, mentre l'analoga consegna sul Brent ha toccato un massimo a 46,94 dollari. Sul fronte obbligazionario, in lieve calo il rendimento del BTp decennale, all'1,18% dall'1,19% del riferimento precedente. Poco mosso a 122 punti base lo spread nei confronti del Bund tedesco di pari durata.

Wall Street sale, per future su Fed Funds stretta Fed meno probabile
La prospettiva che la stretta Fed in tema di politica monetaria Usa possa essere più lontana di quanto stimato fino a oggi sostiene anche i listini newyorchesi. Dopo la pubblicazione del dato sul mercato del lavoro, la probabilità che nella riunione di settembre sia mantenuto lo status quo, secondo quanto calcolato da Cme Group in base ai future sui Fed Funds, è salita al 79% dal 76% precedente. Il rialzo dei tassi rimane l'opzione più verosimile a dicembre, anche se lo scenario ora è dato al 54,2% contro il 60% dei giorni scorsi. Alla fine della giornata, tutti gli indici a Wall Street sono positivi: il Dow Jones sale dello 0,39% a 18.491,69
punti, il Nasdaq avanza dello 0,43% a 5.249,90 punti mentre lo
S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,42% a 2.179,96 punti.

Creati meno posti di lavoro del previsto negli States
Negli Stati Uniti le aziende americane hanno creato meno posti di lavoro del previsto, ma il mercato resta in linea con livelli di crescita sostenuta. Sono infatti stati creati 151.000 posti di lavoro, mentre gli analisti attendevano un aumento superiore. Come riferito dal dipartimento al Lavoro, il tasso di disoccupazione è rimasto fermo al 4,9%, mentre gli analisti attendevano un calo al 4,8%. I numeri di giugno e luglio sono stati rivisti leggermente al ribasso: complessivamente nei due mesi sono stati creati 1.000 posti di lavoro in meno di quanto inizialmente stimato.

LA FRENATA DEL LAVORO USA
Variazione nel numero di occupati nei settori non agricoli in migliaia di unità

Gli investitori sono a questo punto più propensi a credere che la Federal Reserve opterà ancora per lo status quo nella riunione di settembre, rinviando nuovamente quel rialzo dei tassi di interesse più vole preannunciato ma che finora si è materializzato una sola volta, nel dicembre scorso.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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