Finanza & Mercati

Il bisturi di Kuroda

l’analisi

Il bisturi di Kuroda

Nella cassetta degli attrezzi della Banca del Giappone è saltato fuori ieri un “bisturi” per un intervento chirurgico sulla curva dei rendimenti. Uno strumento che alla Bce manca.

l creativo Governatore Kuroda ha introdotto ieri un intervento nuovo,il target sul rendimento dei titoli di Stato a dieci anni,a dimostrazione del fatto che potenzialmente la cassetta degli attrezzi delle banche centrali non ha limiti. Che questa arma si possa rivelare spuntata, in un contesto ostico di scetticismo dilagante sui mercati nei confronti dell’efficacia delle misure straordinarie dei banchieri centrali,è presto a dirlo. La BoJ tuttavia intende operare sulla curva dei rendimenti in maniera chirurgica,dandosi l’obiettivo di un rendimento sulla durata decennale attorno allo zero per cento. Per raggiungere questo target la Banca è disposta a comprare e anche a vendere titoli di Stato,tramite un meccanismo di aste che ora comprende anche tassi o prezzi prefissati. Dando più enfasi all’aspetto qualitativo,il fattore quantitativo (80mila miliardi di yen di acquisti l’anno) è divenuto più flessibile. Il controllo della parte a breve della curva la BoJ continuerà a esercitarlo con il tasso sulle riserve in eccesso, ora negativo a -0,10% (e potrà scendere ancora). Kuroda per tenersi le mani ancor più libere ha poi rimosso la forchetta sulla durata dei titoli acquistati, che era stata allungata a 7-12 anni nel dicembre 2015. Il settore bancario in Giappone ha festeggiato perchè questa mossa della BoJ contrasta l’appiattimento della curva (che riduce i profitti per le banche) e previene il crollo dei rendimenti in territorio negativo sulla parte lunga.

Se questo “bisturi” della BoJ dovesse funzionare, ed entrare nella cassetta degli attrezzi di altre banche centrali, così non sarà per la Bce. La Banca centrale europea infatti è l’unica al mondo a dover orchestare un QE con acquisti di 19 titoli di Stato diversi (quelli greci entrano ed escono dal basket), con rischio sovrano e rendimenti differenti. Non solo la Bce deve comprare i bond tra 2 e 30 anni dei 19 ma non è neanche libera di assegnare a ciascuno Stato una quota diversa, in base allo spessore dei singoli mercati nazionali e alla quantità di titoli in circolazione, come anche alle tipologie e alle durate. Introdurre un target preciso come ha fatto la BoJ per il rendimento di un titolo di Stato decennale europeo sarebbe impossibile: perchè il BTp e non il Bund, l’OaT e non il Bonos? Invece di un bisturi, la Bce si può dotare al massimo di un cucchiaio da minestrone, a guardare ieri l’ampia gamma di rendimenti dei titoli di Stato decennali nell’area dell’euro: dal picco dei bond greci all’8, 5% al 3,5% di Cipro e Portogallo, Italia e Spagna rispettivamente all’1,2% e 1%, poi un folto gruppo che oscilla tra lo 0,77% e lo 0,10% (tra cui Francia, Olanda, Austria, Lussemburgo, Irlanda, Finlandia, Belgio Slovenia, Slovacchia, Lituania) e per finire il Bund tedesco l’unico negativo a -0,004%. Il vincolo della chiave capitale, che obbliga la Bce ad assegnare nel QE un peso prestabilito per ciascun titolo di Stato nazionale, sta provocando non poche distorsioni. Nel dibattito sulle armi più o meno spuntate delle banche centrali, la Bce è un caso a sé. Alcune armi proprio non le può avere.

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