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Petrolio, l’Opec cerca il consenso in vista di Algeri

dietro le quinte

Petrolio, l’Opec cerca il consenso in vista di Algeri

Opec e Russia non incantano più gli analisti, ormai immunizzati da una lunghissima catena di annunci a vuoto: su 23 esperti sondati da Bloomberg solo due si aspettano che dagli incontri della settimana prossima ad Algeri scaturisca un accordo. Eppure, proprio adesso che la fiducia è ai minimi, i tasselli sembrano vicini a mettersi a posto.

In questa fase i silenzi pesano più delle parole. E il fatto che non sia trapelato nulla dagli incontri tra Arabia Saudita e Iran lo rende forse ancora più significativo. I due arcirivali, che con il loro braccio di ferro ad aprile avevano fatto fallire il vertice di Doha, si sono confrontati mercoledì e poi di nuovo ieri a Vienna, nel quartier generale dell’Opec.

Ai colloqui era presente anche il Qatar, paese che non solo era stato tra i promotori del vecchio accordo per congelare la produzione di petrolio, ma che oggi ha la presidenza di turno dell’Opec, una carica che obbliga a consultarlo in caso di convocazione di un vertice straordinario dell’Organizzazione. Questo, secondo statuto, può essere proposto anche da un singolo paese e per approvarlo basta la maggioranza semplice dei membri.

Gli incontri di Algeri sono per il momento informali, ma l’Opec al completo sarà presente (mentre a Doha mancavano Libia e Iran). E il ministro algerino Noureddine Bouterfa martedì aveva detto che potrebbero anche diventare un vertice ufficiale straordinario (il prossimo vertice ordinario sarà il 30 novembre).

«È il momento giusto» per raggiungere un accordo, ha assicurato ieri il governatore iracheno all’Opec Falah Alamri, confrontando la situazione attuale con quella di aprile. «Stavolta le cose sono un po’ differenti, perché le circostanze sono un po’ migliorate aiutando i produttori a raggiungere un accordo».

Da parte sua Mosca ha intanto ribadito di essere pronta a collaborare e addirittura - sia pure solo «in teoria» - a ridurre del 5% la produzione di greggio, che questo mese è arrivata al record post sovietico di 11,1 milioni di barili al giorno:  un taglio sarebbe «tecnicamente possibile», ha detto il viceministro dell’Energia Kirill Molodtsov, anche se in seguito ha precisato che l’ipotesi è stata solo discussa con le compagnie russe, ma non approvata. «A quanto ne so - è intervenuto il titolare del dicastero, Alexandr Novak - questa opzione non è considerata nelle discussioni con altri ministri e altri paesi. Ci sono proposte di congelamento, ma non di riduzione dell’output».

Se ad Algeri si trovasse un’intesa per limitare la produzione ai livelli di inizio anno, di fatto sarebbe comunque un taglio di oltre un milione di barili al giorno: l’Opec a gennaio aveva estratto 32,33 mbg, ad agosto - al traino dei paesi del Golfo e dell’Iran - era salita a 33,5 mbg.

«Anche se naturalmente le sfide rimangono, era da tanto tempo che l’Opec non arrivava così vicina a un accordo», commenta Amrita Sen di Energy Aspects, una dei pochi analisti fuori dal coro degli scettici. Se dall’Opec arrivasse un milione di barili al giorno in meno, osserva Sen, le scorte globali di greggio si ridurrebbero di 290-330 mb nel corso dell’anno, anche se negli Stati Uniti lo shale oil dovesse rialzare la testa.

Incoraggiato anche dagli ultimi sviluppi - ma spinto soprattutto da dollaro debole e calo delle scorte Usa - il petrolio ieri ha chiuso in rialzo di quasi il 2%, riportandosi nel caso del Brent a 47,65 dollari al barile.

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