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SocGen, Corte d’appello ribalta sentenza Kerviel: il trader…

SCANDALO SOCGEN

SocGen, Corte d’appello ribalta sentenza Kerviel: il trader dovrà pagare solo un milione

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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI - Ultimo, e forse definitivo, “coup de théatre” nella lunga vicenda giudiziaria che dal 2008 vede contrapporsi Société Générale e Jérome Kerviel a proposito delle posizioni assunte sui derivati dall'ex trader e che hanno causato alla banca danni per poco meno di 5 miliardi.
Con una sentenza molto severa nei confronti di SocGen e delle disfunzioni dei suoi sistemi di controllo, la Corte d'appello di Versailles ha infatti ritenuto Kerviel solo parzialmente responsabile delle conseguenze per la banca e ridotto l'ammontare del rimborso alla società da 4,9 miliardi (l'assurda cifra stabilita dalla prima sentenza, nel 2010, e confermata due anni più tardi) a un milione.

Pur senza rimettere in discussione la perdita subita dalla banca nel 2008 (per l'esattezza 4,916 miliardi), avendo deciso di non accogliere la richiesta dell'avvocato di Kerviel, David Koubbi, di far realizzare una expertise finanziaria finalizzata appunto a verificare l'ammontare esatto dei danni.
Va ricordato che nel 2014 Kerviel è stato condannato, con sentenza definitiva, a cinque anni, tre dei quali da trascorrere obbligatoriamente dietro le sbarre, per falso e truffa. Ma proprio in quell'occasione, la Cassazione aveva annullato le precedenti decisioni sull'entità del rimborso, sostenendo che le disfunzioni interne della banca erano state tali da non consentirle di pretendere l'intero ammontare del danno subìto.
Tesi che è stata totalmente ripresa e condivisa dai giudici di Versailles. Secondo i quali «il primo, grave incidente di percorso di Kerviel risale all'estate 2005» e che quindi un controllo più accurato avrebbe potuto evitare il ripetersi - e anzi il moltiplicarsi – di simili situazioni di rischio.

Certo, l'ex trader ha fatti ricorso a false informazioni alla banca sulle sue decisioni alterando anche il sistema informatico interno (sono state rilevate oltre 900 azioni di questo genere), ma «le mancanze di un adeguato controllo, a tutti i livelli, sono state tali da dimostrare l'esistenza non di disfunzioni puntuali bensì di scelte manageriali che hanno privilegiato le prese di rischio volte a ottenere una più elevata redditività e aperto a dipendenti malintenzionati, com'è il caso di Kerviel, spazi per mettere in atto comportamenti delittuosi». L'avvocato di SocGen, Jean Veil, si è comunque dichiarato «soddisfatto» della sentenza. Così come la banca, che ha sottolineato «una decisione realista e compatibile con le oggettive disponibilità finanziarie» dell'ex trader. Mentre Koubbi ha già dichiarato che «si opporrà a qualsiasi tentativo di recupero del denaro da parte della banca» e che «dopo questa prima vittoria la battaglia continuerà fino a una completa riabilitazione» di Kerviel. Il quale ha ribadito di non dover «dare nulla» alla banca.

“Le mancanze di un adeguato controllo, a tutti i livelli, sono state tali da dimostrare l'esistenza non di disfunzioni puntuali bensì di scelte manageriali ”

Sentenza d’appello 

Per la quale potrebbe però esserci una coda insidiosa. Nel 2008 aveva infatti ottenuto una deduzione d'imposta pari a 2,2 miliardi a fronte appunto delle perdite subite e il fisco francese, qualora ritenesse che la sentenza di Versailles evidenzia una intenzionale corresponsabilità della banca nella vicenda, potrebbe contestare quella concessione. SocGen scrive in un comunicato che «la sentenza non ha alcun effetto sulla posizione fiscale della banca» e ricorda che sul tema c'è già stato un parere «inequivocabile» del Consiglio di Stato. Ma i ministri dell'Economia e del Bilancio hanno chiesto ufficialmente all'amministrazione fiscale di riesaminare la decisione del 2008 «al fine di preservare gli interessi dello Stato». Chissà che il caso Kerviel non riservi qualche altra sorpresa.

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