Finanza & Mercati

Good banks, Ubi alla stretta: board in allerta

In primo piano

Good banks, Ubi alla stretta: board in allerta

  • –Marco Ferrando

È stretta finale per l’acquisto di Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti da parte di Ubi. La trattativa è frenetica (e non scontata), ma l’epilogo pare vicino. Tanto è vero che, a quanto risulta al Sole 24 Ore, il dossier oggi finirà sul tavolo del Supervisory Board della Bce a Francoforte, che dovrà verificare le modalità di intervento della banca guidata da Victor Massiah e porre eventuali paletti, che non è escluso riguardino anche il fronte del capitale. La banca è ampiamente al di sopra delle soglie Srep, tuttavia di questi tempi il patrimonio di vigilanza non è mai abbastanza (a maggior ragione con UniCredit e Mps alle prese con piani di ricapitalizzazione), ed è così che anche Ubi in caso di acquisto delle tre banche potrebbe valutare un rafforzamento,comunque limitato e nell’ordine di qualche centinaia di milioni. Un’opzione, questa, che resta oggetto di approfondimento e subordinata a diverse condizioni, tra cui quella del riconoscimento del badwill (avviamento negativo) ovvero la differenza tra il prezzo pagato per l’acquisto della partecipazione e il patrimonio netto a valori correnti della partecipata.

In contemporanea, si lavora senza sosta per arrivare un accordo tra la banca e il Fondo di risoluzione entro il termine previsto da Bruxelles, fissato per fine mese. Oggi Roberto Nicastro, presidente delle quattro good banks, che è assistito dagli advisor SocGen e Oliver Wyman, è atteso a Milano e non è escluso un incontro con i vertici Ubi. L’appuntamento dovrebbe essere decisivo, e potrebbe permettere di arrivare così a definire un memorandum of understanding tra le parti: nella ex popolare i consigli sono in pre-allerta e non si esclude una convocazione per il fine settimana. In ogni caso, è possibile che, una volta arrivati alla firma di un’intesa preliminare, Bruxelles e Francoforte accettino di concedere una proroga di un mese per arrivare alla formalizzazione della cessione.

Il capitolo Ferrara

Fuori dall’accordo rimarrebbe Carife. Per risolvere il problema, si starebbero vagliando più soluzioni. Una strada ipotizzata (ma difficilmente praticabile) è quella di una “liquidazione dolce” (wind-down), ovvero una progressiva dismissione ordinata delle attività, anche se l’intenzione è di evitare una mossa che provocherebbe un contagio a catena. Un’altra possibilità potrebbe prevedere l’intervento del braccio volontario del Fitd, che d’altra parte ha appena ricapitalizzato la vicina Cassa di risparmio di Cesena con la somma di 280 milioni. Infine, come emerso nei giorni scorsi, non è escluso che ad esaminare il dossier sia stata chiamata Cariparma, anche se per ora il tema non sembra in cima all’agenda della banca guidata dal ceo Giampiero Maioli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA