Finanza & Mercati

Banche europee da rottamare?

Settori sotto pressione

Banche europee da rottamare?

Il settore bancario continua ad essere sotto i riflettori:alcuni istituti continuano ad essere “troppo grandi per fallire” mentre l'intero settore è sottoposto a pressioni derivanti dai bassi tassi e curve dei rendimenti stagnanti. I numeri sono deprimenti: il settore bancario europeo (nella rilevazione dell'indice Euro Stoxx Banks) è sceso del 20% negli ultimi 3 anni, decisamente una delle peggiori nel mondo a fronte di un mercato azionario europeo salito di circa il 20% (Stoxx Europe 600 index).
Il crollo in cinque ragioni. Secondo Davide Marchesin gestore del GAM le sottoperformance sono dovute a cinque fattori : 1° mancanza di crescita, 2° incremento dei requisiti di capitale, 3° bassi tassi, 4° elevati accantonamenti su crediti e 5° elevato volume di NPL nei bilanci.
La regolamentazione ha penalizzato la redditività.Le banche europee hanno avuto notevoli difficoltà ad espandere il proprio portafoglio crediti. A metà del 2016, i prestiti erano poco sopra il livello registrato alla fine del 2011. Alla base di una tale crescita anemica vi sono una domanda fiacca nell'Eurozona e la necessità delle banche europee di ridurre la leva finanziaria sulla base della regolamentazione introdotta da Basilea III. Il risultato è stato che tra il 2011 e giugno 2016 il patrimonio al netto degli attivi immateriali delle banche europee è aumentato di oltre il 30% e il rapporto tra patrimonio e prestiti è migliorato di circa il 7% nel 2011 al 9.5% attuale. Da un lato questo ha portato ad una maggior solidità del capitale del settore bancario, dall'altro, ha incrementato la pressione sulla redditività. Nel 2015 il ROTE è stato di circa il 6% mentre era superiore al 20% nel periodo compreso tra il 2006 e 2007.
Redditività sotto pressione. Secondo l’esperto nel breve periodo non ci sarà nessun miglioramento nella redditività ma grazie all'incremento dei requisiti di capitale e l'introduzione di restrizioni sulle attività (es. attività di compravendita titoli in proprio), l'industria è oggi molto meno rischiosa. «I mercati finanziari non apprezzano ancora questo miglioramento - ricorda l’esperto - ; il prossimo bear market avverrà quando le banche dovranno mostrare la loro solidità di capitale e allora si potrà vedere un re-rating delle valutazioni azionarie».
Banche italiane sotto i riflettori. Molte hanno performato notevolmente peggio delle europee . Le azioni di UniCredit sono calate di oltre il 50% in tre anni. Per il settore bancario italiano nel suo complesso a metà del 2016 i prestiti erano inferiori del 12% rispetto al livello registrato alla fine del 2011. Nel periodo tra il 2011 e il giugno 2016 il patrimonio al netto degli attivi immateriali è cresciuto del 25% e il rapporto fra patrimonio netto e prestiti è migliorato da circa il 6.5% nel 2011 all'attuale 9%. Ma tra la fine del 2011 e metà 2016 la quota di NPL è cresciuta di circa il 40% e ora pesa per il 20% dei prestiti. La via che le banche devono percorrere per trovare una soluzione ai prestiti problematici non è chiara e il mercato sta scontando tale incertezza (molto critica la situazione per Mps).
Tassi negativi: adattarsi o morire. I tassi negativi stanno deprimendo la profittabilità, e questo è ancora più dannoso per le banche retail che poggiano sul finanziamento dei privati. Le banche italiane sono principalmente retail ed è per questo che l'attuale contesto è più penalizzante per loro. Devono reinventare il loro modello di business in un momento di scarsa crescita. Ecco perché nonostante le basse valutazioni il giudizio di Gam è negativo sul settore in generale. «Oggi ci sono opportunità di creazione di valore - conclude Marchesin - solo con una forte selezione dei titoli e con prodotti non direzionali».

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