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Mps, cosa prevede il piano di Passera e Atlas

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Mps, cosa prevede il piano di Passera e Atlas

Imagoeconomica
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A fine luglio il «no» era stato secco. Questa volta il piano B per il Monte dei Paschi targato Passera non solo è approdato in consiglio con tanto di dettagli, ma negli ultimi giorni è stato oggetti di un doppio approfondimento, a cura del ceo Marco Morelli e dell’advisor Lazard. Non è un caso: l’impalcatura progettata in estate da Jp Morgan e Mediobanca è messa alla prova da un mercato poco incline a investire sulle banche italiane, e al tempo stesso l’alternativa presentata dall’ex ministro è stata affinata. Tanto è vero che ora non è escluso possa rimanere sul tavolo ancora per qualche settimana, cioè il tempo necessario per compiere una scelta più approfondita, e valutare gli spazi per una convergenza con l’altro schema già avviato.

Si deciderà oggi, nel board del Monte convocato a Milano . Un’ennesima riunione decisiva, anticipata da una raffica di incontri con gli advisor: ancora ieri sera Morelli è stato visto entrare in Piazzetta Cuccia. Sia il manager che Lazard riferiranno dell’esame compiuto nel corso del week-end, e poi i consiglieri decideranno come muoversi.

Escluso un addio al piano A, che ha dalla sua il doppio avallo di Tesoro e Bce, da diverse fonti contattate ieri da Il Sole sembra emergere la volontà di diversi consiglieri di non privarsi della possibilità di approfondire il piano B.

E addirittura di valutare un mix tra i due, diversi per filosofia ma tecnicamente molto più vicini di quanto non sembrassero a giugno.

La proposta di Corrado Passera, che sarebbe stata inoltrata per tempo al Governo e oggetto di una prima presentazione a Morelli nella metà della settimana scorsa, comprende una lettera d’intenti di alcuni investitori istituzionali - l’unico pr ora noto è il fondo Atlas di Bob Diamond - per un ammontare di circa 2,5 miliardi: un impegno scritto ma condizionato a una due diligence sulla banca da realizzarsi nell’arco di poche settimane, dunque in tempo utile per rispettare le scadenze concordate con Bce; un altro miliardo, si apprende, sarebbe previsto come aumento in opzione ai soci attuali, mentre non si prevederebbe alcuna conversione dei bond. Come nel piano A si punterebbe alla maxi-cartolarizzazione di crediti in tandem con il fondo Atlante (che avrebbe dato il proprio benestare, anche se non vi è conferma), per un importo superiore - 32 miliardi anziché 27,7 - ma soprattutto in una fase immediatamente successiva, e non contestuale, all’aumento. Non è un aspetto secondario: in questo modo, secondo lo schema Passera, le quote (cioè la tranche junior dei titoli cartolarizzati) dell’Spv finirebbero a tutti i nuovi azionisti del Monte, e non a quelli attuali (come invece prevede il piano Jp Morgan). Così si spiegherebbe l’interesse dei fondi contattati da Passera, istituzionali interessati alla partita degli Npl che alla fine dell’operazione si ritroveranno non solo azionisti della nuova Mps, ma anche della sua maxi bad bank e della piattaforma di gestione delle sofferenze, il cui processo di cessione sarebbe interrotto.

Da fonti vicine a Passera, che ha lavorato al progetto insieme ad alcuni advisor finanziari e industriali, si fa notare che l’intenzione non è quella di arrivare allo scontro, ma semplicemente di entrare nella partita. Svolgendo la due diligence necessaria a sbloccare l’impegno dei fondi e consentendo al cda di decidere entro la metà di novembre, in modo da poter presentare la propria scelta ai soci in assemblea. Il tempo è poco, ma sarebbe sufficiente a valutare anche una possibile convergenza tra i due piani, che però porrebbe anche un interrogativo a livello di governance: quale ruolo per Corrado Passera nella nuova Mps? L’ipotesi più verosimile sarebbe quella di una presidenza esecutiva al fianco di Morelli ceo, ma non è detto che a entrambi - già compagni di strada ai tempi della neonata Intesa Sanpaolo - sia gradita.

Altri passaggi cruciali, il Tesoro e la Bce. Un ingresso in campo di Passera, necessiterebbe di un avallo politico del Governo, che di Mps attualmente è primo azionista. E un via libera della Bce, che aveva messo il timbro su un piano da 5 miliardi di ricapitalizzazione e ora si troverebbe a dover valutare in pochi giorni un’alternativa che almeno all’apparenza comporta un contributo più limitato di risorse fresche.

Unica certezza, il tempo. Che è pochissimo: da ordine del giorno oggi il cda deve convocare l’assemblea straordinaria dei soci per il 18 novembre, una delle poche date utili per poter chiudere tutta l’operazione, tra (eventuale) conversione dei bond e uamento di capitale entro la fine dell’anno. Sulla convocazione sarà verosimilmente indicato come oggetto di delibera assembleare l’autorizzazione al cda per un aumento fino a cinque miliardi, una formulazione ampia che consentirebbe di procedere indifferentemente con i due piani. Al momento sarebbe confermata anche l’approvazione del nuovo piano industriale fissata per lunedì prossimo sempre in cda.

@marcoferrando77

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