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Twitter, dieci giorni di fuoco. Dorsey reinventa la strategia

Vendita, missione fallita

Twitter, dieci giorni di fuoco. Dorsey reinventa la strategia

(Afp)
(Afp)

Doveva essere un'asta all'ultimo respiro. Qualcosa di molto simile alla recente vendita di LinkedIn. E invece rischia di trasformarsi in un abbandono pericoloso. L'appeal di Twitter sembra svanito nel nulla. Appena qualche settimana fa scrivevamo di almeno quattro/cinque big pronti a investire miliardi di dollari pur di portarsi a casa il social network di Jack Dorsey. Oggi, invece, anche gli ultimi possibili acquirenti si sono chiamati fuori dalla corsa. Salesforce, azienda californiana del settore Cloud, ha fatto sapere di non aver intenzione di formulare proposte d'acquisto. A ruota è arrivata la notizia che anche Disney è fuori dai giochi.

SalesForce ascolta gli azionisti e molla la presa
In un'intervista rilasciata al Financial Times, il CEO Marc Benioff, ha chiuso ogni ipotesi di acquisizione, raccogliendo così le perplessità espresse dagli azionisti del gruppo. Nei giorni scorsi, infatti, mentre l'ipotesi Salesforce galoppava veloce, era venuto fuori un certo malcontento. Molti analisti non comprendevano l'opportunità di questa operazione. Che se ne fa un'azienda che fornisce servizi Cloud alle aziende di Twitter? Benioff, che qualche mese fa aveva trattato in prima persona l'acquisizione di LinkedIn (poi finito a Microsoft solo perché l'offerta prevedeva maggiore liquidità), ha dunque deciso di ascoltare la voce dei perplessi.

Anche Disney dice addio

Anche la casa di Topolino, dunque, ha deciso di abbandonare la corsa a Twitter per problemi di immagine. La Walt Disney, infatti, secondo quanto riporta Bloomberg, ritiene che alcune delle modalità di comunicazione sul social media possano danneggiare la sua immagine di “marchio” per famiglie. Pare che la Disney avesse già assunto JPMorgan e Guggenheim Partner per valutare un'offerta per l'acquisizione di Twitter. E la presenza del CEO di Twitter, Jack Dorsey, nel Cda della società newyorkese doveva agevolare ogni processo. Invece alla fine Diseny ha deciso di desistere. Anche per motivi di costi. Il risultato, adesso, è uno soltanto: Twitter è rimasto senza acquirenti.

Twitter costa troppo?
La quotazione del social network, adesso, potrebbe scivolare verso il basso. Qualche settimana fa, con almeno 3 big in corsa (Google e Walt Disney oltre a SalesForce), l'eventuale prezzo di vendita di Twitter sembrava superiore al suo valore. Di fronte a una quotazione reale fra i 16 e i 18 miliardi di dollari, il prezzo finale poteva addirittura toccare quota 30 miliardi. Oggi la musica è cambiata. E senza acquirenti, il titolo di Twitter è tornato ai livelli di agosto, cioè precedenti all'impennata dovuta alle voci di possibile vendita.

Cosa può fare adesso Dorsey

Nella corsa a Twitter potrebbe essere valida ancora l'ipotesi Microsoft, anche se il gigante di Redmond ha acquistato di recente LinkedIn, social molto più affine ai suoi servizi. Dorsey, insomma, deve reinventarsi una strategia, anche perché i conti di Twitter non sorridono affatto, e la crescita degli utenti è ferma da un pezzo. Una fonte interna all'azienda con sede a Market Street (San Francisco) ha detto al Financial Times che «il processo di vendita è da ritenerse virtualmente morto».

Ma intanto lo stesso social si appresta a vivere un momento d'oro: le Presidenziali USA. Il flusso di traffico previsto è enorme. Com'è enorme l'impatto che avrà su questo evento. Durante i dibattiti televisivi dei candidati, Twitter ha fatto registrare performance incredibili. Ancora una volta, per tempestività e concretezza della notizia, il social di Dorsey ha risposto meglio di Facebook, catalizzando l'attenzione dei gruppi televisivi americani. Il CEO e fondatore cercherà di massimizzare questi aspetti. Per ora Twitter è senza acquirenti. E il 27 ottobre presenterà i suoi risultati finanziari. Una decina di giorni che Dorsey dovrà sfruttare al meglio.

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