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Bankitalia accelera sulla riforma delle Banche di credito cooperativo

NORME DI ATTUAZIONE

Bankitalia accelera sulla riforma delle Banche di credito cooperativo

Via libera dalla Banca d'Italia alla normativa secondaria che fa scattare la riforma delle banche di credito cooperativo varata dal Governo. Parte quindi da oggi il conto alla rovescia: entro il 3 maggio del 2018 si dovranno presentare i gruppi bancari spa del sistema, con patrimonio netto di almeno 1 miliardo e poteri di direzione e coordinamento nei confronti delle Bcc aderenti sulla base di un contratto di coesione.

La Banca d'Italia, che dovrà dare luce verde ai gruppi, «non fa il tifo» nel dibattito in corso sull'opportunità che nascano uno o due gruppi nazionali e indica il criterio di valutazione: «A noi interessa che nascano gruppi molto robusti; chi ha detto che due gruppi - ma anche uno - non possano esserlo?», osserva il capo della Vigilanza, Carmelo Barbagallo, presentando la normativa secondaria. Certamente un unico gruppo può avere sulla carta sinergie maggiori, argomenta l'esponente di via Nazionale, ma è la coesione l'elemento essenziale per raggiungere l'obiettivo della riforma: mettere in sicurezza una categoria di banche preservandone il carattere mutualistico.

La Banca d'Italia esprime anche l'auspicio che i tempi di presentazione delle domande per la nascita del gruppo o dei gruppi siano molto inferiori ai 18 mesi del termine previsto dalla riforma e si possa partire entro il 2017. La normativa secondaria, spiegano in via Nazionale, garantisce la piena autonomia commerciale ma non quella prudenziale: anche le banche di credito cooperativo più grandi e più virtuose dovranno sottostare ai controlli e anche alle ispezioni della capogruppo. Si tratta di condizioni indispensabili, spiegano dalla Vigilanza di via Nazionale, perchè si possa redigere un consolidato secondo i principi contabili internazionali Ifrs.

Nell'ipotesi più probabile di nascita di due gruppi bancari nazionali, oltre a quello provinciale delle Raiffeisen del Sud Tirolo, si avrebbero il terzo e il settimo-ottavo gruppo bancario italiano, direttamente vigilati dalla Bce. Quest'ultima farebbe scattare, con ogni probabilità, un Aqr (Asset quality Review) sulle nuove realtà che andrebbero sotto il suo controllo (i gruppi bancari 'significant', ricordano da via Nazionale, sono quelli con attivi superiori a 30 miliardi). La nuova capogruppo spa dovrà essere controllata al 51% dalle banche di credito cooperativo ad essa legata e potrà reperire risorse sul mercato fino al 49 del capitale. C'e' anche la possibilità nelle norme che le bcc cedano il controllo e scendano sotto il 50%, in quel caso servirà un'autorizzazione del Mef sentita la Banca d'Italia. La Vigilanza della Banca d'Italia, intanto, sta seguendo anche un altro aspetto derivante dalla riforma: le autorizzazioni alle tre banche, tra cui ChiantiBanca guidata dall'ex membro del board della Bce Lorenzo Bini Smaghi, che hanno esercitato la way-out per non finire sotto la capogruppo bancaria. In due casi i procedimenti sono più lunghi perchè c'è la richiesta di costituire una nuova banca mentre nel terzo il conferimento dell'attività bancaria avviene a favore di una banca già esistente.

Le banche di credito cooperativo avranno un maggior peso nella governance della capogruppo bancaria spa cui saranno legate dal contratto di coesione. Via Nazionale ha eliminato il tetto del 50% per gli esponenti delle Bcc che entreranno negli organi della capogruppo. La quota massima la stabilirà lo statuto tenendo conto di una serie di requisiti tra i quali la professionalità e la competenza e la diversificazione dell'organo. Via Nazionale ha accolto anche una serie di richieste del sistema sui 'doveri della capogruppo'. Quest'ultima nel contratto di coesione dovrà indicare, ad esempio, i criteri di equilibrata distribuzione dei vantaggi di gruppo.

La Banca d'Italia smussa qualche 'paletto' rispetto al testo presentato in consultazione nei mesi scorsi. Accogliendo le richieste del settore, le nuove regole permettono ora la costituzione di una subholding per iniziativa delle banche di credito cooperativo di un sottogruppo e non solo su iniziativa della capogruppo bancaria spa. Questa subholding potrà svolgere, oltre all'attività bancaria, anche altri compiti, compresi i controlli interni (non previsti nella prima stesura). 'No' secco, invece, da via Nazionale alla richiesta di poteri di direzione e coordinamento che restano invece in esclusiva alla capogruppo.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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