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Bail-in, un anno dopo: ecco gli indicatori di «salute…

credito e fiducia

Bail-in, un anno dopo: ecco gli indicatori di «salute bancaria»

Bail in, Cet 1, subordinati, Brrd, Srep. È passato un anno dal novembre 2015 quando questi termini sono entrati a forza nel vocabolario dei risparmiatori italiani più attenti. Il 15 novembre di un anno fa il Parlamento recepiva la Direttiva Brrd dell'Unione europea sulla risoluzione delle crisi bancarie. Il 22 novembre, come anticipato da Plus24, arrivava la “risoluzione” di Etruria, Banca delle Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e CariChieti, con l'azzeramento dei risparmi di circa 130mila azionisti e obbligazionisti subordinati. Scattava la crisi di sfiducia nel sistema del credito che pesava sulle famiglie e imprese coinvolte (molte delle quali non possono far ricorso al decreto sui “ristori” per assurdi vincoli legali, reddituali e patrimoniali, in attesa — da un anno — del decreto sull'arbitrato che ancora manca) e che si spargeva poi a macchia di leopardo nel settore.

Azzerati, partono i rimborsi ma l'arbitrato è fermo al palo
Nei mesi che sono seguiti i momenti di difficoltà non sono mancati. Con un andamento altalenante, si è assistitito prima al crollo dei corsi dei bond subordinati degli istituti in crisi. Sono poi state azzerate le azioni non quotate della Vicenza e di Veneto Banca, salvate dal Fondo Atlante. I titoli bancari quotati perdevano (anche per altri fattori) metà del loro valore. Emergevano nuovi casi aziendali, altri tornavano alla ribalta, con situazioni diverse di volta in volta. Mps spiraleggiava in una picchiata che si spera terminerà con l'ennesimo aumento di capitale. Carige finiva sotto la lente della Bce — sull'ex presidente Giovanni Berneschi pende una richiesta di condanna a sei anni di carcere —. UniCredit cambiava guida: ora affronta un consistente rafforzamento patrimoniale, con un vasto programma di cessioni che oltre a banche estere prevede anche la vendita di Fineco, dalla quale scatterà il ridisegno del settore degli asset gatherers.

A chi andranno le 4 banche
Intanto Banca d'Italia chiede a Ubi di farsi carico delle nuove Etruria, Marche e CariChieti, sulle quali però pesano altre svalutazioni patrimoniali. Nei giorni scorsi Via Nazionale ha poi chiesto a Credit Agricole Cariparma di salvare le
Casse di Rimini e Cesena, oltre che di acquistare da Atlante la “nuova” CariFerrara. Ma il Ceo Giampiero Maioli ha detto di essere disponibile a esaminare i dossier purché le tre banche vengano ricapitalizzate dallo schema volontario del Fondo di garanzia dei depositi, che dovrebbe farsi carico anche di sofferenze e parte dei dipendenti. Sul tappeto c'è poi l'aumento di capitale da 140 milioni della Cassa di San Miniato, che sarà realizzato dal fondo inglese Pve Capital. Senza dimenticare le trasformazione in Spa di Bper (sabato prossimo, 26 novembre) e Popolare di Sondrio (il 17 dicembre), l'assemblea della Popolare di Bari — dopo il taglio ad aprile del 21% del valore, gli scambi nel mercato interno delle azioni non quotate sono fermi da mesi — e della Popolare Alto Adige (nel prossimo weekend).

Gli indicatori di “salute bancaria”
Come stare tranquilli? Per conoscere lo “stato di salute” della propria banca c'è la tabella qui di seguito con i dati più recenti sul patrimonio netto (capitale più riserve) degli istituti, i loro coefficienti patrimoniali (Common equity tier 1 ratio più noto come Cet1, nelle sue forme fully loaded, phased in o transitional) e gli obiettivi di sicurezza da raggiungere, fissati caso per caso con lo Srep, il Supervisor Review and Evaluation Process, il processo di controllo e verifica patrimoniale della Bce. Attenzione però: il Cet1 da solo non garantisce la solidità patrimoniale. La tabella riporta casi di banche in difficoltà con indici Cet1 superiori alle richieste della Bce: la motivazione è che queste banche potrebbero non aver valutato adeguatamente le proprie sofferenze (i crediti non esigibili) e ciò potrebbe comprometterne la stabilità. Inoltre, il target Srep indicato è quello noto a fine 2015. Entro fine mese però sarà modificato dal nuovo valore richiesto dalla Banca centrale europea, obiettivo valido per il 2016 su base “sartoriale”: oltre al valore di base fissato per ciascun Paese dell'Eurozona, la Bce assegna periodicamente a ogni banca un obiettivo incrementale individuale. Di base però occorre informarsi e aumentare la propria educazione finanziaria. Gli strumenti non mancano.

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