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Il 2017 sarà l’anno d’oro delle materie prime?

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Il 2017 sarà l’anno d’oro delle materie prime?

Lingotti di platino. (Reuters)
Lingotti di platino. (Reuters)

Il terribile 2015, l’anno nero delle commodities, sembra ormai un lontano ricordo. Quest’anno, dopo aver toccato il fondo, i prezzi delle materie prime hanno invertito rotta tornando a salire, guidate da petrolio e metalli industriali. Ad alimentare la crescita anche le misure adottate da Pechino per stimolare la domanda.

Ma il bello, secondo molti analisti, verrà nel 2017. Quelli di Goldman Sachs sono per esempio profondamente convinti di essere alle porte di un potente ciclo rialzista, tanto da aver lanciato - per la prima volta in quattro anni - un bell’overweigt (“sovrapesare”) sul Goldman Sachs Commodity Index, con un ambizioso target di rialzo del 9% in tre mesi e dell’11% in sei mesi.

Da dove arriva tutto questo ottimismo? Innazitutto la banca d’affari americana ricorda come il risveglio dell’inflazione sia da sempre un chiaro segnale di acquisto per le materie prime, confermato dalla recente riaccelerazione dell’indice PMI globale (che misura l’attività manifatturiera). L’ingresso di Trump alla Casa Bianca ha poi creato grandi aspettative su una spesa infrastrutturale espansiva, spingendo in alto i prezzi. Il fatto che da 14 anni esista una correlazione negativa tra forza del dollaro e quella delle materie prime non impensierisce Goldman, che guarda con fiducia a un possibile taglio della produzione petrolifera da parte dell’Opec e scommette su un 2017 all’insegna del “toro” per entrambi, biglietto verde e commodities, alla faccia delle correlazioni storiche.

La grande occasione di guadagnare con il “reflation trade” sulle materie prime sarebbe insomma alle porte, secondo il team di analisti guidato da Jeffrey Currie. Anche perché l’insieme delle commodities, negli ultimi dodici mesi, ha arrestato la caduta del 2015 senza però rimbalzare con decisione. C’è quindi ampio spazio per scommetterci sopra, visto che il rapporto rischio-rendimento è buono. Ma il grande “reflation trade” sulle materie prime va affrontato con cautela e pazienza, raccomandano da Manhattan, perché il movimento dei prezzi verso l’alto potrebbe non essere così rapido.

Materie prime più costose portano grandi benefici non solo agli sceicchi, sottolinea poi la banca d’affari americana, ma anche al resto del mondo e più in generale alla stabilità finanziaria compessiva. La locomotiva manifatturiera cinese, grande esportatore di commodities, sta già traendo giovamento dall’incremento dei prezzi, con un calo generalizzato del rischio default dell’industria estrattiva.

Ma è vera anche la prova contraria: come nota ancora Goldman, abbiamo visto negli ultimi anni come «prezzi più bassi delle materie prime non abbiano mai fornito quella grande spinta economica generalizzata che alcuni avevano teorizzato». Gli analisti della banca d’affari sottolineano come la crescita globale fosse più robusta con il barile oltre i 100 dollari rispetto a quando era a 25, come all’inizio di quest’anno. Hanno ragione? Tra qualche mese vedremo se la loro grande scommessa sul boom delle commodities, assieme a quella sul dollaro, sarà risultata proficua.

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