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Le Borse brindano all'accordo Opec. A Milano (+2,23%) sprint di Eni e Mps

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La decisione dell'Opec di tagliare la produzione di greggio di 1,2 milioni di barili al giorno mette le ali a Piazza Affari. Il FTSE MIB ha chiuso in progresso del 2,23% e il FTSE All Share del 2,05%. Il listino milanese è risultato il migliore in Europa dove Parigi e Londra hanno guadagnato mezzo punto percentuale mentre Francoforte ha chiuso poco sopra la parità.

La differenza fra Milano e il resto d'Europa l'ha fatta il diverso peso del comparto petrolifero sui listini. A Piazza Affari, infatti, Eni che capitalizza poco meno di 50 miliardi ha guadagnato il 3,79% trainando gli indici. Bene anche Saipem(+9,61%) e Tenaris (+6,58%). I titoli hanno approfittato dell'accelerazione del prezzo del greggio con il Brent che sul finale ha sfondato 50 dollari al barile (+7,83% a 50,01 dollari) mentre il Wti sale del 7,69% a 48,71 dollari. A Parigi , intanto, Technip ha guadagnato il 5,3% e Total il 2,3% mentre a Londra Royal Dutch Shell e Bp hanno recuperato rispettivamente il 4,3% e il 3,8%. Intanto a Wall Street gli indici Dow Jones e S&P500 hanno toccato nuovi record grazie all'effetto Opec e anche ai buoni dati sull'occupazione e sull'inflazione negli Usa.  A fine seduta il Dow Jones ha chiuso praticamente invariato (+0,01%) a 19.123,58 punti; giù invece il Nasdaq dell'1,05% a 5.323,68 punti e lo S&P 500 dello 0,27% a 2.198,81 punti.

Mps ancora in rialzo, si punta sull'anchor investor
Un contributo importante al buon andamento del listino milanese è arrivato dato anche dal settore bancario su cui sono proseguiti gli acquisti.

Mps, in particolare, ha chiuso in progresso del 5,68% approfittando delle indicazioni positive arrivate ieri dal direttore finanziario, Francesco Mele, che ha parlato di un investitore di peso pronto a firmare l'impegno a sottoscrivere l'aumento di capitale. Gli acquisti sul titolo sono alimentati anche dalle nuove indiscrezioni, riportate dal Sole 24 Ore, di ulteriori round con i fondi (ci sono stati contatti con Pimco e BlackRock) con il Qatar investment authority che resta il maggiore indiziato a vestire i panni dell'anchor investor.

Dietro a Mps, si è ben comportata Bpm (+4,48%) nonostante il primo azionista Raffaele Mincione abbia ridotto la sua quota nell'istituto dal 4,9 al 2,9%. Acquisti poi sul Banco Popolare (+4,3%). Unicredit, che inizia a lavorare per il consorzio sull'aumento di capitale, ha chiuso a +4,23%. Solo Ubi (-0,19%) si è mossa in controtendenza. Atlantia ha guadagnato il 2,9% nel giorno in cui ha acquistato un altro 0,8% di Save(-0,06%) dalla Fondazione Venezia. Nel settore industriale, St ha guadagnato il 3,43% e Fca l'1,1%. Qualche presa di beneficio ha invece colpito Ferrari (-0,29%) e anche Ynap (-2,26%). Fra i titoli a minore capitalizzazione, si è messa in luce Falck Renewables (+9,72%) all'indomani della presentazione del piano. Infine, debutto positivo per Fope (+8,62%) la gioielleria veneta sbarcata oggi a Piazza Affari sul listino Aim.

Ubs promuove Buzzi, «sottovalutata rispetto ai competitor»

Giornata positiva per Borsa Buzzi Unicem che ha guadagnato l'1,78% grazie a un report di Ubs che ha confermato il buy con target price a 23 euro (dai precedenti 22). Il nodo, secondo la banca d'affari, è il mercato americano sul quale Buzzi è esposta per circa il 60% del mol stimato nel 2016: su di esso Ubs si aspetta «forti volumi e dinamiche di prezzo destinate a continuare e a essere la leva di crescita principale per il gruppo nei prossimi anni». Ad oggi, Buzzi gira a 6,3 volte l'enterprise value/ebitda 2017: uno sconto di circa il 25% rispetto ai competitor anche perchè, secondo Ubs, il mercato di fatto non attribuisce alcun valore alle attività europee del gruppo specializzato sul cemento. Per la banca d'affari, se la società riuscirà ad aumentare la leva fino a 2,5 volte il debito netto sul mol, avrà a disposizione circa 900 milioni da investire per crescita organica o per operazioni di M&A attraverso un'integrazione verticale, il consolidamento del mercato o un buy-out delle minorities.

Negli Usa sale l'attesa per il rialzo dei tassi

I buoni dati sull'occupazione e sull'inflazione negli Stati Uniti sostengono le attese per un rialzo dei tassi da parte della Fed nella riunione di dicembre.
Secondo i dati Adp, a novembre il settore privato ha creato 216mila posti di lavoro, facendo meglio delle attese (170mila). Allo stesso tempo sono salite le spese per consumi (+0,3%) e i redditi personali (+0,6%) alimentando prospettive di crescita economica positive. L'inflazione, infine, si attesta all'1,4%, sotto il 2% ritenuto il tasso ottimale dalla Fed.

Secondo Fitch Ratings, inoltre, gli Stati Uniti non rischiano nell'immediato di perdere la tripla A, rating «sostenuto dalla flessibilità finanziaria sovrana senza confronto e dallo status del dollaro come valuta di riserva primaria». E' quanto si legge in un rapporto dell'agenzia, convinta che «l'elezione di Donald Trump alla presidenza Usa con un Congresso controllato dai repubblicani porti a un cambio di rotta politico verso tagli alle tasse e deregulation, cose che saranno positive per la crescita nel breve termine, e a un rischio di protezionismo, che sarà negativo nel medio termine» . Per Fitch, una politica fiscale accomodante porterà a un «maggiore deficit e a un debito più alto».

Londra snobba gli stress test, gli scioperi penalizzano Lufthansa

Nel resto d'Europa, forti acquisti sul settore energetico, ma non solo. A Francoforte Linde in testa al listino dopo l'annuncio di una nuova trattativa avviata per fondersi con l'americana Praxair che ne farebbe il primo operatore mondiale nel gas liquido davanti alla francese Air Liquide (+1,3%). Il settore bancario britannico non ha avuto impatti dall'esito degli stress test che hanno visto la bocciatura di Rbs (-1,37%) e qualche lacuna anche per Barclays (+0,79%) e Standard Chartered (+1,55%). Ancora sotto i riflettori, infine, Lufthansa che ha ceduto l'1,61% risentendo dello sciopero dei piloti che ha visto cancellare oggi altri 900 voli portando a 4.500 le cancellazioni da venerdì scorso.

Disoccupazione stabile in Germania, sale l'inflazione Ue

Nel frattempo, in mattinata, sono arrivati altri dati sul fronte macro. Il tasso di disoccupazione in Germania resta immutato al 6% a novembre, il punto più basso nella storia della Germania unificata. Il dato corrisponde alle attese della maggior parte degli analisti. Il tasso di inflazione annuale nella zona euro a novembre è invece dello 0,6% rispetto a 0,5% a ottobre. L'aumento della crescita dei prezzi prosegue: a settembre era a 0,4%, ad agosto e luglio a 0,2%, a giugno 0,1%. Per quanto riguarda le principali componenti, i servizi dovrebbero registrare l'impatto più alto al rialzo (1,1%, stabile rispetto a ottobre) seguiti da alimentari, alcol e tabacco (0,7% rispetto a 0,4% a ottobre), beni industriali non energetici (0,3%, stabili rispetto a ottobre) ed energia (-1,1% rispetto a -0,9% a ottobre). E l'Italia? A novembre, secondo le stime preliminari dell'Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,1% su base mensile e registra un aumento dello 0,1% rispetto a novembre 2015 (era -0,2% a ottobre).

L'euro perde colpi sul biglietto verde
Sul mercato valutario la moneta unica perde quota sul dollaro a 1,057 dollari (1,061 ieri in chiusura) e si rafforza sullo yen a 120,73 (119,75). La valuta giapponese cede anche sul biglietto verde a 114,24 (112,86).

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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