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Oro, il dollaro forte spinge in basso i prezzi

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Oro, il dollaro forte spinge in basso i prezzi

L’oro continua a scivolare verso il basso sulla scia soprattutto del continuo rafforzamento del dollaro e della debolezza della domanda. Ieri a New York la prima posizione dei future durante la seduta ha oscillato attorno quota 1.173 dollari l’oncia, circa l’1,2% in meno di martedì. Si tratta dei minimi da 10 mesi. Da notare che novembre per i prezzi dell’oro - il cedimento è stato di circa il 7% - è stato il mese peggiore dal giugno del 2013; solo il 9 del mese scorso , ossia il giorno dopo le elezioni americane, il metallo giallo veniva scambiato sopra i 1,337 dollari.

Molti analisti prevedono ora una nuova serie di ribassi. «Il mercato infatti non sembra ancora essersi stabilizzato - ha commentato ieri Daniel Briesemann, analista di Commerzbank-. Il settore è stato appena investito da una “tempesta perfetta”, visto che sui mercati è tornato un certo appetito per il rischio, con le Borse che hanno guadagnato terreno, con i grandi Etf che hanno liquidato molte posizioni e con la speculazione che sta alleggerendo gli investimenti sul comparto». «Noi quindi non riteniamo che la fase ribassista sia giunta al termine » ha aggiunto. In genere infatti i bassi prezzi stimolano la domanda. In questo momento,tuttavia, non sembra stia accadendo: basti guardare all’India, dove la difficile situazione economico-finanziaria sta mettendo freni agli acquisti.

Inoltre, secondo le ultime stime del World Gold Council, nel terzo trimestre la domanda mondiale di oro è scesa del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; in India, il maggiore importatore del settore, i consumi sono scesi del 28% e in Cina, secondo big del settore, l’import ha segnato un -22% (le richieste cinesi sono ora ai minimi da quattro anni).

Quanto al dollaro, come detto, la sua forza sta deprimendo gli acquisti. Basti pensare che la scorsa settimana la divisa americana è salita ai massimi da 14 anni rispetto a un paniere di valute. Inoltre, il probabile e imminente aumento dei tassi Usa (che rischia di essere seguito da un ulteriore rafforzamento della divisa statunitense, la quale potrebbe trarre beneficio anche dai rincari del greggio conseguenti alle strategie Opec) sta contribuendo a rendere il metallo prezioso sempre meno appetibile agli occhi degli investitori.

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