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Dossier Piazza Affari, chi vince e chi perde dopo il referendum

Dossier | N. 104 articoliReferendum costituzionale

Piazza Affari, chi vince e chi perde dopo il referendum

Mancano meno di tre giorni all’appuntamento con il referendum costituzionale. Un voto nel quale sono in gioco non solo le modifiche alla Costituzione italiana, ma lo stesso futuro del primo governo Renzi. Piazza Affari “sente” ovviamente la tensione. Ma quali sono, per azionario, spread e valute, i possibili scenari nel dopo voto? Vediamo.

Se vince il sì. In caso di vittoria del “sì” l’attuale posizionamento del mercato - sbilanciato sulla probabilità che si verifichi il caso opposto - lascerebbe spazio a un rally al rialzo. Il rimbalzo «vedrebbe favoriti i settori che hanno sofferto di più, quali il bancario e finanziario (per la chiusura dello spread del nostro decennale verso quello tedesco) e per la probabilità decisamente più elevata, andando a ridursi il rischio Paese sul mercato, di trovare investitori disposti a comperare quote significative delle banche in procinto di fare aumenti di capitale o assets messi in vendita dalle stesse», spiega Massimo Saitta, direttore investimenti di Intermonte Advisory e Gestione, la divisione di Intermonte sim che si occupa di risparmio gestito e advisory.

In caso di vittoria del “sì” l’attuale posizionamento del mercato - sbilanciato sulla probabilità che si verifichi il caso opposto - lascerebbe spazio a un rally al rialzo”

 

Vincenzo Longo e Filippo Diodovich, market strategist di IG, sottolineano come negli ultimi due mesi le banche italiane abbiano costantemente sottoperformato quelle europee, con una tendenza che si è accentuata dopo la vittoria di Trump «Una vittoria del “sì” potrebbe riportare le banche italiane a recuperare velocemente il terreno perso nelle ultime settimane, con rialzi anche del 20%», scrivono gli strategist di IG.

Inoltre in caso di approvazione delle riforme costituzionali lo spread BTp-Bund potrebbe tornare intorno a 140 punti base, aggiungono Longo e Diodovich, mentre un’affermazione del “no” alimenterebbe, nella peggiore delle ipotesi (cioè dimissioni di Renzi e instabilità politica), risalite sino alla soglia dei 300 punti base.

Se vince il no. Quanto avvenuto in Belgio prima e in Spagna poi -Paesi che hanno vissuto lunghi periodi (addirittura per 530 giorni nel primo caso) senza avere un nuovo Governo dopo crisi politiche, con i vecchi esecutivi ad occuparsi della gestione corrente - è che l’instabilità politica non rappresenta di per sé una condizione drammatica per i mercati azionari, spiega Saitta. «Se il Governo in carica fosse sufficientemente solido per gestire anche pochi punti, difficilmente il trend di base dei mercati verrà significativamente alterato - continua il direttore investimenti di Intermonte Advisory e Gestione - . La presenza della Bce dovrebbe consentire allo spread Btp-Bund di non allargare più di tanto rispetto al massimo in area 210 punti base toccati nei giorni scorsi».

“Nello specifico della situazione italiana, pesa decisamente di più l’evoluzione della ricapitalizzazione del sistema bancario ”

 

Nello specifico della situazione italiana, pesa decisamente di più l’evoluzione della ricapitalizzazione del sistema bancario a fronte delle richieste del regolatore europeo di una maggior copertura di sofferenze e incagli. L’eventuale prevalere del “no” renderebbe ancora più complicata la già problematica ricapitalizzazione di Mps e di Unicredit, continua Saitta, con un effetto contagio anche sugli altri istituti di credito, stante la debolezza strutturale sotto questo profilo del comparto bancario italiano salvo poche eccezioni.

«In ogni caso, partendo dai livelli attuali è probabile che a un’apertura in sensibile calo, probabilmente seguita da qualche altra giornata di debolezza durante la fase di costituzione del nuovo governo, dovrebbe porre le basi per un recupero altrettanto marcato in un arco temporale di qualche settimana», riflette Saitta, che aggiunge: «Qualunque sia l’esito è meglio dell’incertezza che vi grava sopra prima».

Attenzione poi a quanto avverrà alle elezioni presidenziali in Austria: «L’eventuale vittoria del partito di destra di Norbert Hofer amplificherebbe gli effetti di una vittoria del “no”, peggiorando il clima di fiducia nei confronti dell’Unione Europea e della zona euro - spiegano gli strategist di IG - . Nel caso di vittoria dei ”no” e di successo di Hofer sarebbero forti le tensioni sulla moneta unica. Il cambio euro-dollaro potrebbe avvicinarsi alla parità entro i primi mesi del 2017».

Come muoversi a Piazza Affari in caso di affermazione del “no”? Secondo IG, sarebbe necessario procedere a un «forte alleggerimento delle posizioni sui titoli italiani, lasciando solamente le azioni di gruppi industriali che hanno una bassa esposizione sull’Italia».

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