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L’Opec taglia la produzione, il petrolio prende il volo…

vertice A VIENNA

L’Opec taglia la produzione, il petrolio prende il volo (+9%)

Il ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh (Reuters)
Il ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh (Reuters)

VIENNA - L’Opec è tornata. Dopo mesi di trattative, l’Organizzazione degli esportatori di greggio è riuscita a mettere tutti d’accordo - compresi l’Iran e l’Iraq - per tagliare la produzione di ben 1,2 milioni di barili al giorno. Non solo. Il gruppo afferma di poter già contare sulla collaborazione della Russia (cosa subito confermata da Mosca) e di altri paesi non Opec, per una riduzione ulteriore di altri 600mila barili.

Sull’altare dell’intesa è stata sacrificata l’Indonesia: il paese, che peraltro è un importatore netto di petrolio, uscirà dall’Organizzazione, in cui era erientrata dopo lunga assenza solo l’anno scorso. «Per loro sarebbe stato difficile partecipare a questa decisione unanime - ha spiegato Mohammed Al Sada, ministro del Qatar e presidente in carica dell’Opec - così hanno scelto di autosospendersi». Tutto a posto, dunque? O si tratta di un bluff? Chissà. Fin dalle prime indiscrezioni filtrate sull’accordo, il mercato è impazzito: le quotazioni del barile sono arrivate a guadagnare quasi il 9%, raggiungendo un picco di oltre 51 dollari nel caso del Brent (qui le quotazioni aggiornate di Brent e Wti).

IL RIMBALZO DEL GREGGIO
Petrolio Wti in dollari al barile

La storia ha insegnato a non fidarsi dell’Opec e tanto meno delle promesse di collaborazione ai tagli da parte della Russia. È capitato molto spesso in passato che ad annunci clamorosi non facesse seguito un comportamento coerente, né limpido: i paesi dell’Organizzazione si sono ingannati infinite volte anche tra di loro, violando senza scrupoli i tetti di produzione. Solo l’Arabia Saudita e i suoi alleati del Golfo Persico hanno sempre tenuto fede agli impegni presi. Quanto a Mosca, non c’è un solo precedente di lealtà all’Opec: anzi, ogni passo indietro dei sauditi è stato utilizzato come opportunità per conquistare nuovi clienti.

L’ Opec questa volta ha cercato di prevenire ogni diffidenza: le quote di produzione di ciascun paese membro sono state pubblicate - cosa che non accadeva più da dieci anni - ed è stato istituito un comitato di monitoraggio, che vigilerà sull’effettiva attuazione dei tagli e potrà anche revocarli se non ci sarà la collaborazione di paesi esterni al gruppo. Di tale comitato faranno parte l’Algeria e il Venezuela, che si sono distinte per gli sforzi diplomatici compiuti per arrivare all’accordo, il segretariato generale dell’Opec e due paesi non Opec, che verranno indicati a breve. Il 9 dicembre si terrà infatti un nuovo incontro Opec-non Opec, che il Qatar si è offerto di ospitare a Doha. Solo a quel punto si potranno fare i conti sulla reale partecipazione esterna ai tagli. Da Mosca comunque il ministro dell’Energia Alexander Novak ha già confermato ieri sera che «la Russia è pronta ad unirsi all’accordo» tagliando la produzione di 300mila bg nella prima metà del 2017, sia pure «in modo graduale» per via di difficoltà tecniche nel controllo del flusso dai giacimenti. Novak - dettaglio tutt’alto che trascurabile - non ha nemmeno indicato qual è la base di riferimento per i tagli.

Quella scelta per i paesi Opec è ottobre 2016 e le cifre sono di fonte secondaria, come preteso dai sauditi, che alla fine sono quasi riusciti a imporsi. Quasi. È proprio la tabella con i dati relativi alla produzione e ai tagli assegnati a ciascun paese a sollevare perplessità. I conti infatti non tornano, soprattutto per l’Iran, che era stato il paese più difficile da convincere: per Teheran è indicata una base di partenza di ben 3,975 milioni di barili al giorno, che di certo non è la sua produzione di ottobre, e le si consente di aggiungere - anziché tagliare - altri 90mila bg, per arrivare a 3,797 mbg. Un assurdo matematico, che tuttavia - assicurano fonti dell’Opec al Sole 24 Ore - non è un refuso.

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