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Milano sfida le vendite in Europa e chiude a +1% . Brent oltre 54…

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Milano sfida le vendite in Europa e chiude a +1% . Brent oltre 54 $

Andamento titoli
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Chiusura in rosso per le Borse europee, con l'eccezione di Milano che ha vantato la performance migliore (+0,99%), spinta in alto dalle banche e dai titoli del petrolio. Le quotazioni del greggio hanno continuato a correre ancora sull’onda dell’accordo raggiunto tra i membri dell’Opec per ridurre la produzione. Il petrolio di qualità Brent scambiato a Londra vola sopra i 54 dollari al barile, ai massimi dal luglio 2015, dopo l'accordo raggiunto all'Opec per limitare la
produzione di greggio. Chiusura negativa per le Borse europe e per Wall Street con il Nasdaq sceso dell' 1,36% a 5251,11 punti e l' S&P500 dello 0,35% a 2191,09 punti. In contro tendenza il Dow Jones che registra un nuovo record a 19.191,86 punti e un piu' 0,36 %.

Il listino italiano ha beneficiato anche dell’andamento dello spread tornato in area 168 punti. Complici i dati emersi sul fronte macro e nonostante salga la tensione in vista dell’esito del referendum di domenica. Sul fronte dei cambi, l’euro ha riconquistato quota 1,06 dollari (segui qui i principali cross).

In evidenza Bper, giù Mps
A Piazza Affari si è distinta Bper, volata dell'8%, sull’ipotesi che l’istituto abbia allo studio un matrimonio con il Credito Valtellinese. Ad alimentare la speculazione sono state le parole di Mauro Selvetti, direttore generale del Credito Valtellinese, che ha dichiarato che la banca «è aperta a valutare tutto» in tema di M&A e quindi anche l'ipotesi Bper, ma per poterlo fare le avances

dell'istituto modenese «devono essere più concrete». Il Creval, ha confermato ancora Selvetti, è «aperto a questo tipo di valutazione che sembra inesorabile per allargare la base clienti e sostenere la redditività». Al momento, tuttavia, sul tavolo non c'è nulla di concreto con nessun potenziale partner, anche se il 2017 «può essere l'anno giusto» per una fusione. Secondo alcuni rumors, invece, Bper potrebbe presentare un'offerta per CariFerrara.

Sono andate bene anche le Unicredit (+2,97%) e le Intesa Sanpaolo (+2,1%), mentre sono andate in controtendenza le Banca Mps, scivolate del 3,7%, pagando ancora dazio ai dubbi sul buon esito dell’operazione di rilancio dell’istituto. Domani si chiuderà l'offerta di conversione delle obbligazioni subordinate in azioni, iniziata il 28 novembre. Nei prossimi giorni dovrebbe inoltre essere lanciato l’aumento di capitale. Operazione che verrà annunciata dopo che sarà chiaro se entreranno nel capitale dell’istituto investitori istituzionali. Secondo Il Sole 24 Ore ci sono trattative serrate con il fondo sovrano del Qatar, che tuttavia potrebbe riservarsi la decisione finale dopo il risultato del referendum.

Petroliferi ancora di corsa insieme al greggio, male Snam
Come nel resto d’Europa, anche a Piazza Affari sono state gettonate le azioni legate al petrolio: Eni ha guadagnato il 3,58%, Saipem il 3% e Tenaris il 4,1%. Sono invece state vendute leSnam Rete Gas (-3,56%), risentendo della notizia che Atene ha chiuso le trattative con la società e l’azera Socar per la vendita del proprio distributore di gas, Desfa. Sono inoltre andate male le Recordati (-3,4%) e le Stmicroelectronics (-2,49%), mentre hanno corso le Generali (+3,5%).

Bene Fca nell'attesa dati vendite, Ferrari debole dopo mossa governo cinese
Fiat Chrysler Automobiles
ha registrato un progresso dello 0,6% nell'attesa dei dati sulle immatricolazioni di novembre, diffuse a mercati chiusi. Ferrari,

invece, ha lasciato sul parterre lo 0,58%, risentendo della notizia che la Cina ha imposto una tassa aggiuntiva del 10% sulle auto di lusso, quelle che costano oltre i 177mila euro. Gli analisti, comunque, ritengono che la mossa del governo della Repubblica Popolare poco impatterà sulle vendite della società del Cavallino Rampante. Qualora, comunque, le richieste da parte dei cinesi calassero, la casa potrebbe sempre rimodulare le lunghe liste d'attesa in altri Paesi. Le consegne di auto Ferrari in Cina sono previste in rialzo a 700 unità nel 2016 (8% delle consegne totali), dopo che nel 2015 erano scivolate a 610 unità (-10% sul 2014).

BTp/Bund sotto quota 170 punti base
In calo gli spread dei periferici, con quello italiano questa mattina sotto i 170 punti base (segui qui l'andamento del differenziale tra BTp e Bund). Negli Usa, scrivono gli analisti di Mps Capital Services nella nota odierna, marcato rialzo dei tassi di interesse post Opec, concentrato ancora una volta sul comparto decennale. Ancora una volta invece, molto più marginale è stato l’effetto sui tassi a lunghissimo termine, malgrado l’iniziale impatto al rialzo esercitato dalle dichiarazioni del nuovo ministro del Tesoro Usa Mnuchin, secondo cui potrebbe essere presa in considerazione l’emissione di titoli a 50 e/o 100 anni.

Rivista al rialzo la crescita italiana del III trimestre
Nel terzo trimestre il Pil è salito dello 0,3% congiunturale, secondo i valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, e dell’1% nei confronti del terzo trimestre del 2015. Istat conferma la stima preliminare congiunturale diffusa il 15 novembre, ma alza quella tendenziale dallo 0,9% all'1%. Il terzo trimestre 2016 ha avuto due giornate lavorative in più del trimestre precedente e una giornata lavorativa in meno rispetto al terzo trimestre del 2015. La revisione al rialzo contenuta nei Conti trimestrali spinge la variazione acquisita per il 2016 a +0,9% dal +0,8% precedente.

Migliora l'attività manifatturiera in Europa e Italia
L'indice Pmi manifatturiero dell’Eurozona a novembre è salito a 53,7 (come da stima flash) dal 53,5 di ottobre, segnando la 41esima espansione consecutiva mensile. La crescita è guidata - spiega Markit - da Paesi Bassi, Austria, Spagna e Germania. Si tratta dell'aumento più consistente da cinque anni dei prezzi di vendita dovuto al valore record in 56 mesi dell’inflazione dei costi. Migliorano le condizioni operative, crescono i volumi di produzione, aumentano i livelli occupazionali e i nuovi ordini. L'indice Pmi manifatturiero è salito in Italia al 52,2 dal 50,9 di ottobre, il valore più alto da giugno ed è rimasto in linea con la media del 2016. I maggiori ordini provocano l’ulteriore creazione occupazionale e si osserva il più veloce rialzo dei costi di acquisto da febbraio 2012.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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