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FtseMib, tornano a crescere i compensi dei Ceo

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FtseMib, tornano a crescere i compensi dei Ceo

(Agf)
(Agf)

Società quotate: tornano a crescere le remunerazioni degli amministratori delegati. Soprattutto tra le società del FTSE-Mib, dove i compensi medi sono risaliti in misura sensibile, recuperando quasi interamente il calo (circa il 30%) subito nel triennio precedente con una discesa di circa l’11% all’anno. In media qui la remunerazione passa da quasi 1,7 milioni registrati nella relazione dell’anno scorso a 2,2 milioni ed è in gran parte dovuta alla ripresa dei bonus, della parte variabile della remunerazione. Tra le Mid Cap la crescita è del 9%, ma erano stati registrati in crescita già nei due anni precedenti. Una piccola discesa del 5% nelle Small Cap, ma le remunerazioni medie qui erano salite di quasi il 50% nel 2014. I dati sono registrati nella relazione 2016: «La Corporate Governance in Italia: autodisciplina, remunerazioni e comply-or-explain» di Assonime ed Emittenti titoli, realizzata da Massimo Belcredi e Stefano Bozzi dell’Università Cattolica.

Il rapporto evidenzia una buona adesione, e in costante crescita (ormai al 92%), al codice di autodisciplina delle quotate italiane, ma con aree di criticità inversamente proporzionali alle dimensioni dell’impresa. Per esempio alta è la quota di quanti distingono tra tra compensi variabili e fissi e ancora, fra questi, tra quelli che comunicano il peso del variabile e chi no(83% che sale al 97 nel FTSE-Mib). Ma tra chi non specifica, spesso manca anche la spiegazione del “silenzio”. Mentre il codice si basa sul principio say or explain. Stesso discorso per il tetto alla componente variabile. Come pure c’è una certa reticenza a fissare ex ante le regole per l’uscita degli amministratori dalla società, i piani di successione, reticenza che può portare a spese maggiori di quelle che si avrebbero nel caso contrario.

C’è poi la questione delle intese contrattuali che consentono di chiedere la restituzione di componenti variabili della remunerazione versate (claw-back) o di trattenere somme oggetto di differimento (malus), se sono state determinate in base a elementi che poi si sono dimostrati manifestamente errati. Anche se il codice suggerisce queste clausole dal 2014, per ora solo il 46% delle società le prevede. Anche qui le dimensioni contano: «clausole di malus/claw back sono individuabili nell’86% delle FTSE-Mib; la percentuale scende al 29% tra le Small Cap», spiega il rapporto. Tra le altre aree di miglioramento si segnalano quelle relative all’impegno del cda uscente a esprimere orientamenti sulla composizione del nuovo board (lo ha fatto circa 1/3). Questo anche perché il comitato nomine, che dovrebbe concorrere a questo scopo, è presente solo nel 55% delle quotate.

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