Finanza & Mercati

I nodi Npl e modalità del burden sharing

L'Analisi|il focus

I nodi Npl e modalità del burden sharing

Il banco di prova del Monte dei Paschi di Siena, e della prima forma di “ricapitalizzazione precauzionale”, mette sul piatto dello Stato due nodi da sciogliere, interconnessi come interconnesse sono anche la fiducia e i nuovi requisiti prudenziali sulle banche: 1)il burden sharing, cioè, quali saranno i termini della conversione forzosa dei sottoscrittori di obbligazioni subordinate del Monte; 2) la cessione o svalutazione delle sofferenze, cioè, a che prezzo e in quali modalità verrà gestito il portafoglio dei NPLs.
La fiducia nel sistema bancario e i requisiti patrimoniali sempre più stringenti imposti dalla vigilanza prudenziale sono interconnessi. Il circolo virtuoso è presto detto: tanto maggiore il capitale accantonato a copertura dei rischi e tanto più solidi i ratios patrimoniali, tanto più forte è la fiducia riposta in una banca. Ma esiste anche un circolo vizioso: quando una banca non riesce a rafforzarsi patrimonialmente e a cedere o svalutare o deconsolidare le sofferenze, entro tempi e modalità imposti dagli organi di vigilanza, la fiducia si sgretola. Per risolvere questo corto circuito, per esaltare le virtù delle regole e soffocarne i vizi, entra ora in scena lo Stato con un inedito plafond fino a 20 miliardi di sostegno al sistema bancario, contenente già una prima misura immediata a favore del Monte dei Paschi di Siena.

Il Tesoro dovrà però muoversi all’interno dei rigidi steccati del nuovo quadro normativo europeo, esercitarsi in un equilibrismo tra la direttiva Brrd su risanamento e risoluzione delle banche e la Comunicazione della Commissione europea sugli aiuti di Stato per le banche. L’intervento finanziario pubblico in Europa adesso può essere solo “straordinario”, con “burden sharing” quando in soccorso a banche in bonis che si trovano in situazioni eccezionali. Come per l’appunto quella del Monte, alle prese con una carenza di capitale post-stress test e il mercato chiuso, come confermato dal comunicato ieri del Monte sull’ insuccesso dell’aumento di capitale e conseguente cancellazione della conversione volontaria dei subordinati e cartolarizzazione dei Npls.
Il banco di prova del Mps, e di quella che si prefigura come una ricapitalizzazione precauzionale, mette sul piatto dello Stato, del Governo, in particolare del Tesoro e della Banca d’Italia, due nodi da sciogliere, anch’essi interconnessi: 1) il burden sharing, cioè, la definizione dei termini della conversione forzosa dei sottoscrittori di obbligazioni subordinate del Monte; 2) la cessione o svalutazione delle sofferenze, cioè, a che prezzo e in quale modalità verrà gestito il portafoglio dei Npls.

Il burden sharing sui 4,7 miliardi di obbligazioni subordinate del Monte è previsto venga attuato dallo Stato con conversione forzosa, prevedibilmente a condizioni peggiorative rispetto alla conversione volontaria (l’offerta nell’operazione di mercato era alla pari per i retail, istituzionali molto vicino alla pari - sopra la pari tenuto conto delle cedole incassate - e subordinati più rischiosi attorno a quota 23). Per evitare il marchio dell’aiuto di Stato, e ottenere il disco verde della DG Comp guidata da Commissario europeo per la concorrenza Vestager, è prevedibile che il Tesoro applichi lo stesso prezzo di conversione (non zero ma neanche 100) a retail e istituzionali, stabilendo così l’entità del capitale ottenuto per quella via (in linea teorica convertire i bond subordinati a valore zero, cancellando 4,7 miliardi di debito, equivale a un’iniezione di capitale da 4,7 miliardi); il rimborso concesso ai clienti privati della banca nei casi di miss-selling, dovrà reggersi in equilibrio tra da un lato scagionare la perdita di fiducia dei risparmiatori nei bond bancari e dall’altro lato contemporaneamente evitare di cannibalizzare il mercato dei prestiti subordinati venduti agli istituzionali (in Portogallo il mercato all’ingrosso si è chiuso dopo il rimborso integrale e indiscriminato dei retail).

Il secondo nodo è quello delle sofferenze: come gestirle, lo deciderà ora lo Stato, con ok della Bce. Diverse le opzioni sul tavolo: la cartolarizzazione potrebbe essere confermata come strumento principe della cessione, con una serie di emissioni e non più una sola operazione gigante; i Npls potrebbero essere impacchettati in un’unica tranche di senior bond senza tranche mezzanine al Fondo Atlante (che ha già altro da fare e i cordoni della borsa tirati) e con senior mezzanine ed equity piece non a nuovi azionisti ma alla banca, nel senso che la banca potrebbe rinviare il deconsolidamento totale, per via di una svalutazione interna più pesante. Il prezzo di vendita dei Npls potrebbe essere addirittura più basso di quello nell’operazione di mercato (eaumento di capitale più elevato), per facilitare la cartolarizzazione, in virtù del fatto che l’incasso in eccesso dal recupero dei crediti confluirebbe comunque nelle casse della banca.

@isa_bufacchi

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