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Mps, nel nuovo piano gli Npl e la scure sui costi

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Mps, nel nuovo piano gli Npl e la scure sui costi

(Ansa)
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Quanto più capitale entra, tanto più andrà remunerato e restituito. Per questo, non è banale il compito che dall’altroieri tocca a Mps: ricostruire da capo il piano industriale, che nei prossimi giorni andrà subito discusso con Bce e Commissione europea per poi ottenere l’autorizzazione alla ricapitalizzazione da parte dello Stato. Che, come anticipato ieri da Il Sole 24 Ore, verserà materialmente nelle casse della banca circa 6-6,5 miliardi per avere in cambio una quota intorno al 70%: quello che resta per arrivare agli 8,8 miliardi totali arriverà dagli obbligazionisti istituzionali, che avranno circa il 20-25% del capitale della banca, mentre i soci attuali si vedranno diluiti a pochi punti.

La Bce, come si è capito dalle lettere arrivate a cavallo di Natale, vuole fare abbastanza in fretta. E così nei loro uffici milanesi il ceo Marco Morelli, il cfo Francesco Mele e buona parte della prima linea sono al lavoro pancia a terra. Si parte, com’è ovvio, dal piano elaborato con McKinsey che lo stesso Morelli aveva presentato il 25 ottobre: all’epoca si prevedeva un approdo a un RoTE pari all’11% entro il 2019 in cambio di una riduzione lenta ma costante dei costi (-1,5% l’anno) e soprattutto grazie a un abbattimento del costo del rischio da 168 a 55 punti base, grazie alla cartolarizzazione di 28,5 miliardi di crediti non performing. Una sfida già ambiziosa di per sé, considerata la crisi di redditività che attanaglia il settore.

Ora ci sarà da fare di più: per poter tornare sul mercato e far uscire lo Stato, il Monte dovrà mostrarsi in grado di remunerare, a fine piano, oltre 9 miliardi di capitale, cioè quasi il doppio. E dunque serviranno molti più utili degli 1,1 miliardi (ottimisticamente) previsti per il 2019 nel documento strategico di ottobre. Le leve in mano al vertice, però, sono poche. Se è vero che la priorità restano gli Npl, probabilmente in crescita vista l’ispezione in corso, sarà inevitabile anche un nuovo lavoro sui costi (chiusura filiali e uscite anticipate), in una terapia-shock che andrà discussa con Bce e Commissione europea, con la Dg competition che in passato non si è mai mostrata incline a concedere sconti in cambio del via libera agli aiuti di Stato.

Piano alla mano, inizierà l’interlocuzione con Francoforte e Bruxelles. E a quel punto, già nelle prossime settimane, il Monte potrà avvalersi della garanzia dello Stato, sempre prevista dal decreto salva-risparmio, per emettere nuovi bond volti a puntellare la liquidità: al riguardo, per ora nessuna richiesta sembra essere stata inoltrata al Tesoro. E proprio a proposito di bond, in teoria non è escluso che una quota degli 8,8 miliardi di fabbisogno sia coperta con nuovi subordinati: la scelta toccherà al nuovo proprietario.

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