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Bce pronta ad accelerare sul piano di Mps

lA QUESTIONE BANCARIA

Bce pronta ad accelerare sul piano di Mps

(Bloomberg)
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FRANCOFORTE - Nessun commento ufficiale dalla Banca centrale europea sulle dichiarazioni del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan al «Sole 24 Ore», secondo cui la comunicazione della vigilanza sul Monte dei Paschi di Siena ha peccato di opacità («cinque righe e tre numeri», ha detto Padoan) e l’atteggiamento dei supervisori sia nei tempi sia nella valutazione è stato «molto rigido». L’aspettativa di Francoforte, secondo fonti che hanno seguito da vicino il dossier Mps, è che parta ora in tempi brevissimi un dialogo intenso sul nuovo piano che, nelle speranze dei supervisori, dovrebbe riproporre buona parte degli elementi positivi contenuti in quello precedente, sul quale si basava la fallita ricapitalizzazione privata, in particolare la pulizia dell’attivo di bilancio, con l’eliminazione dei crediti deteriorati. Il tema della trasparenza, per ammissione di molti anche a Francoforte, resta però problematico per la vigilanza della Bce.

La comunicazione su Mps, osservano le stesse fonti, è un atto dovuto in presenza di una richiesta di ricapitalizzazione precauzionale con l’intervento del Governo. In questa, la vigilanza si limita a rilevare che la banca è solvibile, uno dei requisiti per la ricapitalizzazione precauzionale, e a quanto ammonta la carenza di capitale rispetto allo stress test avverso che è stato pubblicato nel luglio scorso e nel quale Mps era l’unica delle 50 banche esaminate a finire con un capitale negativo.

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Non è però da considerarsi una richiesta formale di capitale per 8,8 miliardi di euro (che consentirebbero al capitale primario Cet1 di Mps di stare sopra l’8%, come avvenne lo scorso anno per le banche greche, a fronte dello scenario avverso), ma solo un calcolo basato sugli elementi dello stress test e che dovrà poi tenere conto delle risultanze del nuovo piano. Non è quindi comparabile, si dice a Francoforte, con i 5 miliardi di euro di nuovo capitale previsti dalla banca nel piano ormai decaduto e che prevedevano la eliminazione totale degli Npl. Questa, anche se non è ovviamente l’unico elemento, resta una delle chiavi nella valutazione finale della vigilanza.

Formalmente, il piano di ristrutturazione deve passare al vaglio della Commissione europea, con la quale il Governo italiano ha già cominciato a confrontarsi, ma andrà poi notificato all’Ssm, la vigilanza europea della Bce, e sono la legge e le autorità di vigilanza a determinare i requisiti di capitale. Sarà però la discussione con Bruxelles ad assumere connotati più “politici”, e in parte questo è già avvenuto con una serie di prese di posizione soprattutto da parte tedesca. Con accenti simili fra loro, sollecitando al rigore dell’interpretazione delle nuove regole per le banche in crisi, si sono pronunciati nelle ultime ore il ministero dello Finanze tedesco, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, e Isabel Schnabel, uno dei cinque “saggi”, i consulenti economici del Governo di Berlino.

Se sul merito della ricapitalizzazione la partita è ancora tutta da giocare, con diversi attori coinvolti, il problema dell’opacità sollevato da Padoan è un tasto dolente per la vigilanza della Bce, e non da oggi. Anche se a Francoforte notano che nel Consiglio di vigilanza che ha preso tutte le decisioni è rappresentata la Banca d’Italia e che questo dovrebbe facilitare il tramite con il Governo, alcune fonti ammettono che c’è una carenza di comunicazione delle valutazioni compiute, e in questo caso di spiegazione di come si è arrivati ai “tre numeri”. Il tema del resto è venuto anche pubblicamente allo scoperto e riflette divergenze di vedute fra diversi esponenti della vigilanza europea. Ignazio Angeloni, uno dei membri del consiglio nominati dalla Bce, per esempio ha sostenuto in diversi discorsi la necessità che l’Ssm adotti gli standard di trasparenza e comunicazione più avanzati. Altri, a partire dalla presidente del Consiglio di vigilanza, Danièle Nouy, appaiono di diverso avviso. Resta il fatto che, in casi come quello di Mps, l’opacità denunciata da Padoan e le “sorprese” rischiano di contribuire al protrarsi della crisi.

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