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Il real estate cerca la svolta nel 2017

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Il real estate cerca la svolta nel 2017

  • –Paola Dezza

Voltare pagina, lasciarsi alle spalle oltre otto lunghi anni di crisi immobiliare, nella media di un classico ciclo del settore, e guardare avanti. Se nel 2017 si confermerà la tendenza positiva delle compravendite residenziali, che costituiscono la parte preponderante del mercato real estate, sarà il quarto anno consecutivo (da inizio 2014) di trend in crescita. «La tendenza generale rimane positiva - spiega Luca Dondi, direttore generale di Nomisma - e nel residenziale, all’aumento del 2016, si sommerà un ulteriore aumento nel 2017 con un volume di oltre 550mila compravendite, in crescita del 7% sull'anno precedente. Le nostre stime di chiusura per il 2016 si sono attestate, riviste al rialzo, a quota 57mila transazioni (+16,3% sul 2015)».

Ma in un panorama più sereno rimane il neo dei prezzi, sostanzialmente stabili ma ancora con il segno negativo su base annua. Su questo scenario incombono una serie di fattori geopolitici ed economici che potrebbero avere un forte impatto negativo qualora si inasprissero conflitti e tensioni oppure la crisi economica.

È vero però che in questi oltre otto anni di crisi immobiliare gli italiani hanno perso buona parte del valore delle proprie proprietà immobiliari. Le quotazioni del mattone sono scese in media del 30%, con cali anche del 50% in provincia e per gli immobili con meno appeal in location poco ambite. Nell'arco degli ultimi due anni si è registrato un ritorno di interesse verso l'acquisto immobiliare, che si è tradotto nell'aumento delle compravendite e della domanda di mutui. «Oggi siamo in una nuova fase, ma la crescita resta fragile per una serie di fattori esogeni» dice ancora Dondi. Anche se l'attesa delle ricadute negative post referendum è stata disillusa. Il referendum ha rallentato in minima parte solo le transazioni immobiliari dei grandi investitori internazionali. Secondo i dati preliminari di Cbre il totale annuo 2016 degli investimenti non residenziali al momento è 8,9 miliardi di euro, superiore del 9% al totale 2015. Il volume del quarto quarter è invece superiore del 107% rispetto al trimestre precedente e superiore del 18% rispetto agli ultimi tre mesi dello scorso anno. A livello annuale a fare la parte del leone il segmento uffici, con 3,5 miliardi di euro di investimenti, seguito dal retail con i suoi 2,48 miliardi. I prossimi mesi a livello europeo saranno segnati dalle elezioni in Germania e Francia e forse in Italia. Eventi in grado di influenzare la tenuta della stabilità.

Molti gli investitori che rimangono comunque positivi sul nostro Paese. Dopo che oltre tre anni fa il colosso americano Blackstone ha fatto da apripista per un ritorno al nostro real estate dei grandi capitali internazionali abbiamo assistito a numerosi deal con controparte estera. «Abbiamo un fondo che investe in Italia, che resta un Paese potenzialmente attraente per la nostra strategia, ma dipende dagli asset singoli - commenta Tony Smedley, head of Continental European investment di Schroders -. Investiamo in città, con prospettive di crescita. Per questo guardiamo con attenzione a cambiamenti demografici e a novità nelle infrastrutture. E ci concentriamo al momento su Milano e Roma». Schroders, che ha asset under management per sei miliardi nell'Europa continentale, guarda a tutti i settori, dal retail agli uffici e alla logistica, dipende dalle opportunità. «Riteniamo il retail più difensivo nel medio termine» dice Smedley. E molti investitori puntano anche agli hotel. «Il 2016 è stato un anno record - dice Roberto Galano, vicepresident di Jll Italy e massimo esperto nel segmento alberghiero di lusso - che si è chiuso con 1,1 miliardi di euro di investimenti». Il settore però chiede più attenzione da parte del governo. «Bisogna ridurre la burocrazia e aumentare la trasparenza» conclude Smedley. Gli fa eco Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari: «In Italia la crisi immobiliare si sta esaurendo senza aiuti - dice -. Nell'agenda del nuovo governo per l'immobiliare ci dovrebbero essere quindi la “visione” di un settore immobiliare/edilizio che rappresenta il 20% dell'economia nazionale e che non ha un interlocutore politico».

Molte le operazioni definite nell'ultimo periodo. In particolare la vendita di 500 milioni di asset da parte di Intesa Sanpaolo a Poste Vita, Generali e Banca Imi, l'acquisizione di Hines di un immobile in piazza Edison a Milano per 220 milioni e altre cessioni di portafogli di fondi immobiliari in scadenza, operazioni definite a forte sconto. Per il 2017 ci si attende la definizione della vendita del portafoglio opportunistico di Cdp e del fondo Cloe di Prelios, per il quale è vicina alla firma Ardian.

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