Finanza & Mercati

Debitori insolventi: il Governo studia come rendere pubblici i nomi

QUESTIONE BANChe

Debitori insolventi: il Governo studia come rendere pubblici i nomi

La questione bancaria sbarca in Parlamento, dove si fa strada anche la possibilità di tradurre in norma la proposta lanciata dal presidente dell’Abi Patuelli di pubblicare i nomi dei principali debitori insolventi delle banche che finiscono in risoluzione o vengono salvate dallo Stato. La questione, oltre a CariFerrara, Carichieti, Banca Etruria e Banca Marche, interessa ovviamente prima di tutto il Monte dei Paschi, anche se in prospettiva potrebbe riguardare anche altri istituti a partire da Veneto Banca e Popolare di Vicenza.

Proprio sul Monte, intanti, oggi è previsto al Tesoro un incontro fra il ministro Pier Carlo Padoan e i vertici di Siena, l’ad Marco Morelli e il presidente Alessandro Falciai, mentre in settimana dovrebbe arrivare il decreto dell’Economia per avviare la garanzia pubblica sulle emissioni di liquidità da 15 miliardi in programma a Rocca Salimbeni.

Il decreto di Natale, quello con i 20 miliardi per le «ricapitalizzazioni precauzionali» e gli altri interventi salva-banche, inizia oggi la propria navigazione in commissione Finanze al Senato, dove dopodomani potrebbe andare in audizione il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan prima dei passaggi di Banca d’Italia, Abi e Consob. Alla Camera, invece, è in programma il voto (palese) sul disegno di legge del Movimento 5 Stelle per istituire la commissione parlamentare d’inchiesta sul Monte dei Paschi.

Nelle dinamiche della politica i due temi si incrociano, con tutti i partiti attenti a non lasciare ad altri la palma del difensore della trasparenza bancaria. L’orientamento del Pd, affinato in una riunione tenuta ieri sera con Forza Italia, sembra quello di votare contro la proposta dei Cinque Stelle, anche perché si incrocerebbe male con il Ddl per istituire una commissione d’indagine a tutto campo sul sistema bancario depositato a suo tempo dai democratici e all’esame della stessa commissione Finanze di Palazzo Madama, ma di rilanciare la proposta di Patuelli per la trasparenza sui debitori insolventi. E in questo caso la via principale sembra quella dell’emendamento al decreto banche.

Il punto è più politico che tecnico. A Palazzo Chigi l’idea trova orecchie attente, e il premier Paolo Gentiloni ha lavorato al «lodo Patuelli» con il ministro delle riforme Anna Finocchiaro, la sottosegretaria a Palazzo Chigi Maria Elena Boschi e i capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda e alla Camera Ettore Rosato, ma non manca qualche distinguo sugli obiettivi. Il presidente dell’Abi l’ha spiegata in un’intervista al Mattino di Napoli con lo scopo di rendere evidente il ruolo dei debitori insolventi nelle traversie vissute dalle banche finite in risoluzione e di quelle che si salveranno grazie allo Stato.

Dall’Economia il sottosegretario Pier Paolo Baretta parla di «bel segnale di moralizzazione che va raccolto e approfondito», ma nelle stanze del governo si sottolinea anche l’esigenza di non dimenticare le responsabilità dei manager nella concessione troppo “facile” o interessata di crediti che si sono poi trasformati in sofferenze. Il tema era stato rilanciato dal ministro dell’Economia Padoan nel Forum al Sole 24 Ore di fine dicembre, quando il titolare di Via XX Settembre ha sostenuto che «le responsabilità dei manager che hanno prodotto danni rilevanti a investitori, azionisti, risparmiatori e imprese vanno sanzionate, anche perché altrimenti chi pensa che le banche siano il male si convince di aver ragione».

A sottolineare il peso dei manager è stata ieri anche la Fabi, il principale sindacato dei bancari, che elaborando dati Bankitalia ha calcolato che il 78% dei 186.729 miliardi di sofferenze registrate a settembre 2016 nasca da prestiti superiori a 250mila euro, quindi deliberati da direttori generali, cda o consigli di gestione.

Sul piano tecnico, ieri è intervenuto il garante della Privacy Antonello Soro per ricordare che dal 2011 non ci sono vincoli di riservatezza per tutelare le persone giuridiche, titolari ovviamente della maggior parte dei grossi debiti incagliati, mentre per le persone fisiche la legge «tutela la legittima aspettativa di riservatezza» e qualsiasi deroga «dovrebbe circoscrivere adeguatamente l’eccezionalità dei presupposti» . Il punto, però, è nell’automatismo che legherebbe l’intervento pubblico e la pubblicazione dei grandi insolventi, mossa che non può essere lasciata alla discrezione della singola banca anche per evidenti ragioni di concorrenza.

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