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Decreto banche, oggi primo voto

LO SCENARIO

Decreto banche, oggi primo voto

Arriverà questa mattina al Senato il primo voto sul decreto «salva-risparmio» di Natale, in seguito a una richiesta del Movimento 5 Stelle che ha raccolto le 30 fime necessarie a portare in Aula l’esame sui requisiti di necessità e urgenza del provvedimento. Si tratta di un passaggio che, visti i numeri risicati della maggioranza al Senato, non è del tutto scontato, e ha quindi imposto nelle ultime ore un richiamo all’ordine per i senatori in vista del fine settimana parlamentare. Sempre a Palazzo Madama, ma alle 13, arriverà il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan per avviare il ciclo di audizioni sul decreto che oggi sarà incardinato con l’individuazione del relatore (lo stesso presidente della commissione Finanze Marino).

La giornata al Senato, insomma, è fitta, come del resto è stata quella di ieri che, dopo le votazioni tripartisan di martedì alla Camera, ha visto anche Palazzo Madama contagiato dall’entusiasmo per le commissioni d’inchiesta sulle banche. Ieri il Senato ha dato il via libera alla procedura d’urgenza per tutti e 13 i disegni di legge depositati sul tema, e ora tanto fiorire di proposte andrà ricondotto all’ordine. Il compito toccherà prima di tutto al presidente della commissione Finanze Mauro Maria Marino, che entro fine mese riunirà in un testo unico le varie proposte. Il primo via libera al disegno di legge unificato dovrebbe arrivare dalla commissione entro il 10 febbraio, dopo di che la discussione passerà all’Aula e poi alla Camera.

Il testo unico chiederà di indagare a tutto campo, senza specificare gli istituti da mettere sotto la lente, e di lavorare in particolare su tre fronti: le responsabilità dei manager, il ruolo della vigilanza di Bankitalia e Consob e l’analisi delle sofferenze che hanno determinato le crisi. Nel pacchetto delle mozioni rientra anche la richiesta, approvata martedì alla Camera e contenuta nel documento del gruppo Civici e Innovatori, di vietare stock option, bonus e compensi variabili agli amministratori delle banche che ottengono l’aiuto statale prima che l’investimento pubblico sia rientrato. Fra i disegni di legge da riunificare, invece, alcuni puntavano specificamente su singoli istituti, a partire dal testo del senatore Carlo Martelli del Movimento 5 Stelle che si riferiva alla sola Mps e che infatti non ha gradito più di tanto il passo di carica assunto dal gruppone delle altre proposte.

Su un terreno più pratico, oggi dall’Economia potrebbe arrivare anche la firma al decreto sulle garanzie pubbliche  per le emissioni di liquidità che il Monte dei Paschi dovrebbe avviare a partire dalla prossima settimana. L’annuncio potrebbe arrivare in audizione dallo stesso Padoan, che dovrebbe affrontare anche le questioni sollevate dal dossier sul decreto realizzato dai tecnici di Camera e Senato. In particolare, il dossier spiega che «andrebbe certificato l’ammontare» dell’intervento nella ricapitalizzazione del Monte dei Paschi, oltre a fornire elementi aggiuntivi sulla platea delle altre banche che potrebbero essere interessate dall’ombrello pubblico. Il dossier torna anche sul tema degli indennizzi per gli obbligazionisti subordinati coinvolti dal burden sharing, chiedendo di chiarire se il meccanismo «comporterà una forma di premio o di copertura delle perdite a loro favore» e «la compatibilità con la normativa europea sulla condivisione delle perdite».

Della situazione italiana nel quadro europeo ieri Padoan ha parlato a Berlino, nel convegno a porte chiuse organizzato dal quotidiano Die Welt, sottolineando che gli interventi italiani «avvengono nel rispetto delle regole». Un’assicurazione rilanciata ieri anche dal ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble.

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