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Milano chiude a -2% con spread oltre 200, pesante UniCredit

la giornata dei mercati

Milano chiude a -2% con spread oltre 200, pesante UniCredit

(Afp)
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Andamento titoli
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Avvio di settimana difficile per le Borse europee (qui l'andamento degli indici principali), che chiudono la seduta in netto calo penalizzate dai timori sulla tenuta dell'eurozona e dopo che il presidente della Bce, Mario Draghi, ha avvertito sui rischi di un allentamento della regolamentazione finanziaria. Maglia nera è stata Piazza Affari, che ha perso il 2,21% sul FTSE MIB, mentre lo spread tra BTp italiano e Bund tedesco è volato ai massimi da tre anni oltre i 200 punti base.

A pesare sul listino milanese è la debolezza del settore bancario nel giorno in cui è arrivato sul mercato il maxi aumento di capitale da 13 miliardi di Unicredit. I titoli dell'istituto hanno lasciato sul terreno il 6,87% mentre i diritti il 18,85%. Il combinato azione-diritto ha così chiuso in calo del 12,8% rispetto a venerdì. Il comparto resterà comunque sotto i riflettori anche nei prossimi giorni, che vedranno la pubblicazione dei conti 2016 di quasi tutti i principali istituti.

Sotto i riflettori anche il discorso del presidente della Bce, Mario Draghi, di fronte al Parlamento europeo. Draghi ha sottolineato che sono stati compiuti solo i primi passi per una ripresa della capacità di crescita economica e che i rischi maggiori per l'economia della zona euro restano al ribasso, soprattutto a causa di fattori globali. Nel corso di un intervento al Parlamento europeo, Draghi ha invitato a non «sottostimare la forza dell'impegno politico che ci ha tenuto insieme per 60 anni» perché ciò «sminuirebbe i progressi che abbiamo fatto». «Con la moneta unica abbiamo costruito legami che ci hanno fatto sopravvivere alla peggiore crisi economica dalla seconda guerra mondiale», ha detto ancora Draghi.

UniCredit: in calo titolo e diritti
A Piazza Affari l'attenzione si è rivolta al delicato aumento di capitale di Unicredit che questa mattina ha avviato le operazioni per raccogliere 13 miliardi di euro: la partenza è stata sostanzialmente senza scosse significative, per poi invece perdere decisamente più terreno con l'azione ordinaria ha chiuso in calo del 7% e il diritto in flessione del 19% (qui l’andamento). Nell'ambito del piano, di cui l'aumento è parte essenziale, intanto Unicredit ha raggiunto l'accordo con i sindacati sui 3900 esuberi previsti in Italia entro il 2024. La banca emetterà fino a 1.606.876.817 nuove azioni offrendole in opzione in un rapporto di 13 per ogni 5 possedute e i nuovi titoli saranno emessi a 8,09 euro per azione.

Unicredit, Mustier alla prova di piccoli e grandi azionisti

Al lancio dell'operazione Unicredit ha sottoscritto un contratto di garanzia con un pool di istituti che si sono impegnati a sottoscrivere, disgiuntamente tra loro e senza vincolo di solidarietà, le azioni ordinarie di nuova emissione, eventualmente rimaste inoptate al termine dell'asta dei diritti inoptati, che si terrà successivamente al periodo di sottoscrizione, per un ammontare massimo pari al controvalore dell'offerta in opzione.

Sale Telecom dopo piano, giù Leonardo e Mediaset
Vivace invece Telecom Italia dopo i conti del quarto trimestre, che hanno evidenziato un ebitda di 2,14 miliardi su ricavi per 5,09 miliardi e le indicazioni del piano 2019 con investimenti per 11 miliardi. Nel corso della conference call con gli analisti l'a.d. Flavio Cattaneo ha sottolineato che il gruppo è pronto « a rispondere a Iliad, contrattaccando su costi e servizi, e sulla concorrenza wholesale di Enel Open Fiber». In discesa fin dalle prime battute Mediaset dopo le dichiarazioni di Tarak Ben Ammar, consigliere di Vivendi ma da tempo vicino alla famiglia Berlusconi, secondo cui al momento il dialogo tra Cologno Monzese e Parigi sul riassetto del gruppo tv italiano sarebbe interrotto. In flessione Leonardo : secondo Il Sole 24 Ore è in stallo la cessione del 25% della jv missilistica Mbda ad Airbus e, secondo qualche operatore, difficilmente una soluzione sarà trovata prima del rinnovo del consiglio di amministrazione del gruppo aerospaziale. Si mette invece in evidenza Cnh Industrial, che prosegue nel rally innescato dopo la pubblicazione dei risultati di bilancio portandosi ai massimi da ottobre 2013.

Speculazione in calo su Generali, deboli tutti i bancari
Speculazione in discesa per Generali dopo che Intesa Sanpaolo ha fatto intendere che non è imminente una operazione sulla compagnia triestina: secondo quanto emerso nel week end il gruppo assicurativo starebbe riconsiderando la mossa difensiva di acquisto del 3% di Intesa Sanpaolo realizzata qualche settimana fa per limitare i margini di manovra del potenziale acquirente.

Dopo che Intesa nei giorni scorsi ha precisato di non avere allo studio alcuna offerta di scambio e di essere ancora in fase di analisi sull'opportunità di un rafforzamento nel settore assicurativo attraverso il Leone, Il Sole 24 Ore ha riportato nel week end l'intenzione da parte delle Generali di rivedere l'operazione di prestito titoli sul 3% di Intesa messa a punto nelle scorse settimane per limitare i margini di una eventuale manovra ostile. Il primo passo verrà discusso nel corso di un comitato investimenti e operazioni strategiche convocato per oggi, a cui seguirà una riunione del cda.

Per quanto riguarda Intesa Sanpaolo, i broker hanno apprezzato i messaggi forniti da Messina nella presentazione dei conti: «Ci aspettiamo che Intesa valuti solo operazioni neutrali sul capitale e accrescitive degli utili per azione non compromettendo la sua storia nella politica dei dividendi (almeno 3,4 miliardi di euro le cedole previste sull'esercizio 2017, ndr) e il suo solido profilo di rischio» aggiungono gli analisti di Deutsche Bank.

In rosso molti bancari a cominciare da Banco Bpm e da Banca Pop Er, giù anche Ubi Banca. Prese di beneficio su Salvatore Ferragamo, venerdì ai massimi da un anno e mezzo dopo la presentazione del piano al 2020 da parte del nuovo ceo Eraldo Poletto.

Btp: rendimento sale a 2,39%. Si allarga lo spread Francia

È stata una giornata di passione per i titoli di Stato italiani con lo spread tra BTp
e Bund che per la prima volta da tre anni a questa parte sfonda il muro dei 200 punti base, chiudendo la seduta a quota 201. Il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano e il pari scadenza tedesco si attesta così a livelli che non si vedevano da febbraio 2014, con un rialzo di 20 punti rispetto al closing precedente. Le vendite sui BTp hanno fatto salire sensibilmente anche il rendimento dei decennali italiani, che hanno terminato la giornata al 2,39%, rispetto al 2,24% di venerdì, con un allungo importante nel finale (alle 14 il
rendimento era al 2,32%). Sotto pressione anche i Bonos spagnoli, con un differenziale rispetto ai Bund a 141 punti base (+20) e un rendimento salito all'1,79% dall'1,64% della vigilia. I decennali francesi hanno a loro volta patito le
parole della candidata alla Presidenza della Repubblica di estrema destra Marine Le Pen, che ieri ha paventato l'uscita dall'euro: lo spread con i Bund è a 77 punti, massimo da quattro anni.

Euro in calo contro dollaro e yen, giù il petrolio

Sul mercato dei cambi, euro in calo a 1,0735 dollari (1,0782 venerdì in chiusura) e 120,59 yen (121,42), mentre il rapporto dollaro/yen è a 112,35 (112,61). In calo, infine, il prezzo del petrolio: il future marzo sul Wti cede lo 0,91% a 53,34 dollari al barile, mentre la consegna aprile sul Brent perde l'1,14% a 56,16 dollari.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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