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Aumento UniCredit: ecco il bilancio della prima settimana

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Aumento UniCredit: ecco il bilancio della prima settimana

(Afp)
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Quattro sedute in rialzo su cinque. Si è chiusa ancora in positivo la prima settimana di aumento di capitale di Unicredit: tranne lunedì, sul titolo sono sempre prevalsi gli acquisti (venerdì a +0,5%), con un bilancio che alla chiusura delle contrattazioni segnava un -3,58% sulla chiusura di venerdì 3 febbraio, comunque meglio del settore (-5,13% il Ftse banche) . I diritti per l’aumento sono andati anche meglio: +8,59%. Un risultato non scontato per una società alle prese con un aumento iper diluitivo da 13 miliardi. È il più grande di sempre per Piazza Affari, e porta - secondo i calcoli di S&P global - a 57,6 miliardi l’ammontare raccolto dalle banche italiane dal 2008 sul mercato. Che, nonostante le numerose scottature, è ancora disposto a dare fiducia al settore.

«Oserei dire che il settore bancario italiano sta migliorando le proprie condizioni di salute», ragiona Marco Troiano, analista di Scope Ratings. Motivo? «Il 2016 è stato l’anno in cui è stata affrontata la maggior parte delle pesanti eredità del passato». Lo si vede nei conti, approvati e diffusi nei giorni scorsi: secondo le elaborazioni del Sole 24 Ore, le prime dieci banche italiane hanno archiviato l’anno con 53 miliardi di ricavi (-5,1%), ma soprattutto 26,8 miliardi di svalutazioni sui crediti deteriorati: una manovra praticamente doppia rispetto al 2015, che ha fatto precipitare l’ultima riga di bilancio complessiva a 14,8 miliardi di perdite. Una vera e propria pulizia generale, coincisa questa volta con la fine della crescita degli Npl. Di qui l’aspettativa, dei banchieri ma soprattutto del mercato, che in futuro di manovre simili non ci sarà più bisogno.

UniCredit, nei fatti, è emblema di questa fase. Da sola, ha concentrato quasi la metà delle rettifiche (12,2 miliardi) e l’80% delle perdite: 11,8 miliardi. Risultati schock, contenuti nei conti approvati giovedì dal board e accolti positivamente dagli analisti: i traguardi contenuti nel piano industriale del nuovo ceo Jean Pierre Mustier, che prevedono un ritorno all’utile e al dividendo sull’esercizio 2017 anzitutto grazie alla riduzione del costo del rischio, vengono considerati alla portata. In pratica, dopo sei anni - dal 2011 al 2016 - che hanno visto contabilizzare 34,9 miliardi di perdite e appena 4,5 miliardi di utili, il turn-around questa volta viene considerato alla portata.

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