Finanza & Mercati

La scommessa sul futuro di Intesa

L'Analisi|l’analisi

La scommessa sul futuro di Intesa

La bocciatura del dossier Generali ha riportato fiducia sulla equity story tradizionale di Intesa Sanpaolo. Il rimbalzo del titolo di ieri è solo un primo segnale della fine di tanti interrogativi.

to diverse domande sul funzionamento di un’alleanza bancassicurativa inedita e dunque foriera di incertezze. Il ritorno alla storia già nota, e quindi rassicurante per gli investitori, di crescita nel segmento bancario e soprattutto del risparmio ha fatto premio rispetto alle incertezze della diversificazione nelle assicurazioni. Più del rimbalzo di Borsa immediato, pur significativo, conta il ritrovato feeling con gli investitori istituzionali che, in vari report diffusi ieri, hanno mostrato apprezzamento per il ritorno a una storia finanziaria nota e che negli ultimi anni ha prodotto maxi-dividendi per gli azionisti.

Sarà così anche in futuro? Per capirlo servirà qualche mese, o il tempo necessario per la messa a punto del nuovo piano industriale di Intesa a cui il ceo Carlo Messina e i suoi advisor avevano da tempo aveva iniziato a lavorare, ben sapendo che le Generali erano solo una possibile opportunità e non una certezza. Il «sogno politico finanziario» accarezzato da anni dai padri fondatori di Intesa Sanapaolo (da Giuseppe Guzzetti a Giovanni Bazoli ed Enrico Salza, fino ai vecchi auspici dello scomparso Alfonso Desiata), nei tempi moderni poteva avere un senso solo se si fosse trovata una difficile quadratura industriale tra i due gruppi. L’idea della difesa dell’italianità era certamente un tassello importante dell’operazione. Ma il presunto gradimento dell’(ex) Governo Renzi all’operazione era molto meno decisivo della sostenibilità finanziaria e industriale tra due colossi finanziari che, unendosi, avrebbero creato un colosso che - tra banca, risparmio e assicurazione - avrebbe avuto una capitalizzazione di mercato da oltre 60 miliardi.

Che succederà ora? Domani niente. E, a differenza di quello che molti sul mercato dicono, tutto rischia di restare come prima. Intesa guarderà alla crescita in Italia e all’estero nel risparmio, Mediobanca punterà a completare la sua trasformazione acquisendo probabilmente una rete di promotori, la nuova UniCredit di Mustier cercherà di riavviare la crescita dai vari segmenti di business in Italia. E le Generali? Dopo le smentite ufficiali di un interesse di Axa e le apparenti o temporanee difficoltà sui dossier Telecom e Mediaset di quel gentiluomo di monsieur Bolloré, anche i rumors su una tendenza filo francese del ceo di Generali Philippe Donnet sembrano essersi affievoliti (forse anche dopo le avance di Intesa). In effetti Donnet risulta più amante dell’Italia di molti italiani, dalla cultura alla conoscenza di usi e costumi finanziari e istituzionali che coinvolge i palazzi romani, fino ai cibi e vini del bel paese, ed ha a suo vantaggio una sponda istituzionale fondamentale come quella di un presidente rispettato sul mercato per un lungo track record sulle best pratice di governance come il presidente di Generali Gabriele Galateri di Genola. Ma ora toccherà a Donnet far vedere se, dopo la fine del confronto sul dossier Intesa, seguiranno progetti ambiziosi di rilancio per la compagnia che è sempre stata il fiore il campione italiano nel mondo assicurativo. E che oggi vale in Borsa meno della metà di Banca Intesa.

© Riproduzione riservata