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«In campo 5mila funzionari, le imprese si facciano sentire»

INTERVISTA - Angelo Rughetti Sottosegretario alla Pa

«In campo 5mila funzionari, le imprese si facciano sentire»

Angelo  Rughetti (Fotogramma)
Angelo Rughetti (Fotogramma)

«I primi dati sulla nuova conferenza di servizi sono buoni soprattutto per la conferenza semplificata e l’applicazione del silenzio-assenso, in altri campi la situazione è a macchia di leopardo e mostra risultati migliori dove la composizione politica degli interessi è avvenuta a monte, per esempio nelle Unioni di Comuni, o dove l’intervento è puntuale e riguarda il territorio di una singola amministrazione. Le resistenze maggiori si incontrano invece dove le novità impongono di modificare gli atti delle Pa locali, per esempio con la catalogazione delle procedure nel decreto Scia 2 che va attuata uniformando le leggi regionali e i regolamenti comunali. Ma per la Conferenza di servizi e la Scia 2 la fase cruciale inizia ora, con il cambiamento dei comportamenti delle singole amministrazioni. La spinta arriverà da tre fattori, riassumibili in incentivi, trasparenza e formazione. Con i fondi del Pon Governance contiamo di formare 5mila funzionari pubblici per attuare al meglio queste riforme. Ma anche le imprese devono fare la loro parte acquisendo consapevolezza dei loro diritti e chiedendone sempre il rispetto». Angelo Rughetti, sottosegretario alla Pa e alla semplificazione sta seguendo da vicino tutta la fase attuativa della delega sulla pubblica amministrazione, che con i cinque decreti approvati in prima lettura la scorsa settimana ha praticamente ultimato la fase di costruzione dei nuovi provvedimenti e deve ora completare la definizione dei correttivi. Rughetti ci tiene però a sottolineare che «l’arrivo dei decreti in Gazzetta Ufficiale è il primo passo, e non l’ultimo, soprattutto in un tema come la semplificazione. Noi abbiamo scelto di perseguirla non solo cambiando le norme, che è il lavoro più facile, ma puntando a modificare i comportamenti. L’obiettivo, concretissimo, è quello di praticare davvero l’articolo 3 della Costituzione, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano libertà e uguaglianza dei cittadini. Perché dove la Pa funziona peggio, cittadini e imprese non hanno le stesse opportunità degli altri, e l’articolo 3 è come sospeso»

L’obiettivo è alto ma la strada sembra lunga. I primi dati mostrano per esempio il successo della conferenza semplificata, ma indicano la persistenza di resistenze in alcuni settori, come la tutela ambientale e i beni culturali. Come si fa a superare questi ostacoli?

Nella riforma abbiamo messo alcune norme importanti, a partire dal rafforzamento del silenzio-assenso che permette di superare i poteri di veto. Un’amministrazione, per fare un esempio concreto, non può più bloccare un’opera non presentandosi in conferenza, o allungando i tempi, perché nella Pa 4.0 il tempo dei veti è finito e il silenzio-assenso supera questa resistenza passiva. Ma come accennavo, le leggi efficaci sono la condizione necessaria e non sufficiente per il successo della riforma, che deve cambiare le pratiche quotidiane delle amministrazioni.

Detta così sembra un’idea nobile ma teorica. Come si traduce in pratica?

Per esempio con i nuovi incentivi che guideranno il salario accessorio secondo i decreti sul pubblico impiego che abbiamo approvato la settimana scorsa. Ridurre i tempi delle autorizzazioni, semplificare le procedure e aumentare la presenza di servizi digitali saranno fra gli obiettivi a cui sarà collegata la possibilità di finanziare la parte variabile della busta paga. Mi sembra un tema molto concreto.

Valutazione e premi, però, nella riforma vengono lasciati alla contrattazione nazionale. Non c’è il rischio di obiettivi troppo modesti per non essere raggiunti da tutti?

No, perché a definire gli obiettivi, che con una bella formula nelle prime bozze si chiamavano «obiettivi della Repubblica», saranno le linee guida della Funzione pubblica, che andranno nel merito e saranno fissate d’intesa con Regioni ed enti locali nelle parti di loro competenza come imposto anche dalla Corte costituzionale. Fisseremo degli standard, e gli obiettivi saranno più ambiziosi per le Pa oggi più lontane dai livelli ottimali. Non dimentichiamoci che ci sono ingiustizie palesi da rimuovere: se un’impresa riceve dalla Pa i pagamenti in tre mesi e un’altra ci riesce in 60 giorni, si determina nei fatti una concorrenza distorta: non è un fatto che riguarda le classifiche internazionali, ma la vita concreta delle persone, che è ancora più importante. Sul punto, anche le imprese hanno un ruolo cruciale.

In che senso?

Le imprese sono soprattutto titolari di diritti soggettivi di cui devono essere consapevoli, conoscendo i nuovi strumenti a disposizione. Spesso in passato le imprese hanno scambiato i diritti con gentili concessioni, oggi invece devono recriminare tutte le opportunità che vengono date dalle nuove regole. Questo atteggiamento nuovo aiuterà anche le amministrazioni a uniformarsi agli standard migliori.

Oltre alla spinta “dall’esterno”, quali sono gli strumenti per diffondere le pratiche migliori?

Il primo è la trasparenza, anch’essa collegata al nuovo sistema di valutazione dei risultati. Ogni ente è tenuto a pubblicare il piano delle performance, da modulare in base agli obiettivi generali che citavamo prima, e cittadini e imprese sapranno in modo diretto quali sono i loro diritti, e quali le prestazioni che la loro Pa di riferimento assicura.

Scontata l’obiezione da parte delle amministrazioni: come facciamo a semplificare e innovare dopo anni di tagli che hanno colpito anche la formazione del personale?

Ma ora le risorse ci sono, e nascono dalla scelta strategica di concentrare su questi aspetti i fondi del Pon Formazione. Quando siamo arrivati abbiamo trovato 300 micro-iniziative aperte. Noi abbiamo fatto una scelta opposta, concentrando le risorse su tre azioni di sistema per attuare i decreti legislativi. Con il primo progetto, a regime ci saranno oltre 5mila funzionari monitorati e formati su conferenza dei servizi, Scia 1 e 2 e nuove regole sull’autotutela. Sulle Città metropolitane, intese come hub delle amministrazioni sul territorio, si concentra il secondo, per diffondere gli standard su modulistica, procedure e conferenza dei servizi in una platea di 3mila Comuni. Solo il terzo progetto, “riforma attiva”, sarà dedicato a singoli enti, 20 città medie e 15 province in 10 regioni.

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