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Deutsche Bank: ok da Qatar, Cina e Blackrock

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Deutsche Bank: ok da Qatar, Cina e Blackrock

  • –Riccardo Barlaam

Il fondo della famiglia reale del Qatar, il gruppo cinese Hna e il fondo BlackRock sottoscriveranno parte delle azioni nell’aumento di capitale da 8 miliardi di euro lanciato la scorsa settimana da Deutsche Bank. I tre maggiori investitori del gruppo bancario tedesco,che insieme detengono già il 20% del capitale,avrebbero accettato di aumentare la loro partecipazione azionaria, secondo fonti vicine al dossier.

Il fondo del Qatar, controllato dall’ex primo ministro, sceicco Hamad Bin Jassim Bin Jabr Al Thani, e dall’ex emiro del paese del Golfo, sceicco Hamad Bn khalifa Al Thani, ha già nel suo portafoglio circa il 10% del capitale di Deutsche Bank e sta considerando ora di aumentare la sua quota. Ciò che non era riuscito a Mps - per settimane nei mesi scorsi si parlò di un interesse dei qatarioti, mai diventato concreto, per la banca senese - sembra invece concretizzarsi per il potente gruppo bancario tedesco.

Hna Group, conglomerata cinese controllata dal tycoon Chen Feng, attiva nell’aviazione, negli hotel, nel turismo e nella logistica è il quarto azionista di DB. Da tempo i cinesi stanno cercando di espandere la presenza nei servizi finanziari, diversificando dai business tradizionali. Nel gennaio scorso Hna ha acquisito una quota di partecipazione consistente in SkyBridgeCapital, società d’investimento fondata dal giovane e influente finanziere Anthony Scaramucci, consigliere alla comunicazione alla Casa Bianca, che fa parte del cerchio magico di Donald Trump: proprio ieri si è saputo che Scaramucci ha intenzione di lasciare il suo posto alla Casa Bianca per tornare a occuparsi a tempo pieno di finanza e della sua società di investimento. I cinesi di Hna Group, nel pieno della loro strategia di espansione nel mondo della finanza che conta, si sono dunque detti pronti ad incrementare la loro quota in Deutsche Bank, attualmente al 3,04 per cento.

In ultimo gli americani di BlackRock. La più grande società di investimenti al mondo che ha legami molto stretti con il gruppo tedesco, con una quota vicina al 6% del capitale, sarebbe anch’essa pronta a far valere i diritti di prelazione per l’aumento di capitale. «La partecipazione dei alcuni tra i maggiori azionisti di Deutsche Bank è una iniezione di fiducia», ha detto Neil Smith, analista di Bankhaus Lampe, che ha messo un bollino «buy» sulle azioni Deutsche. I titoli Db alla Borsa di Francoforte ieri hanno guadagnato l’1,39%, ma da quando venerdì scorso sono cominciate a trapelare le prime indiscrezioni sull’aumento di capitale da 8 miliardi di euro le azioni della banca tedesca hanno avuto un crollo di circa l’8% (-7,79% nell’ultima settimana di contrattazioni).

Di certo, l’apertura dei maggiori investitori all’aumento di capitale è un riconoscimento importante alle politiche di rilancio del ceo John Cryan. Piano di turnaround che invece ha suscitato non pochi dubbi tra i piccoli azionisti e alcuni analisti. Forse per questo ieri il quotidiano tedesco Handelsblatt riportava le frasi baldanzose di Cryan che sarebbe pronto a restare alla guida del colosso bancario tedesco oltre il 2020 - data di scadenza del suo contratto, sottintendendo un allungamento dello stesso - in caso di risultati favorevoli dalla sua gestione. «È possibile. Se riusciremo a tornare ad essere una banca di successo perché no?», ha commentato il ceo. Deutsche Bank viene da due anni di mari tempestosi, stretta da una serie di scandali finanziari in diverse parti del mondo, il peso enorme del contenzioso giudiziario dopo la multa di 14 miliardi di dollari per la crisi dei subprime Usa, diversi cambi di top manager, e due esercizi in rosso con perdita di 6,8 miliardi nel 2015 e di 1,4 miliardi nel 2016.

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