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Elezioni, banche e congiuntura: possibile la svolta per le Borse Ue

L'Analisi|l’analisi

Elezioni, banche e congiuntura: possibile la svolta per le Borse Ue

«Negli Usa le stime sulla crescita economica sono esagerate, in Europa sono esagerate le preoccupazioni». Klaus Kaldemorgen, di Deutsche Am, sintetizza con una battuta quello che pensano tanti investitori.

È per questo che molti di loro, pur con tutte le cautele e le «coperture» del caso, si stanno riposizionando sulle Borse europee: perché, fino ad oggi, sono rimaste indietro. I listini del Vecchio continente sono infatti attualmente appesantiti, rispetto a Wall Street, da almeno tre zavorre: il rischio economico, quello bancario e - soprattutto - quello politico. È per colpa loro che oggi in Europa il rapporto tra il prezzo delle azioni e gli utili aziendali è molto più basso che negli Stati Uniti (13,8 contro 18,2). Ed è per loro - secondo i calcoli di Andrea Delitala Pictet Am - che l’investimento azionario in Europa offre oggi un premio per il rischio molto maggiore rispetto al premio offerto dalle azioni Usa (5,8% contro 2,9%). I tre rischi hanno infatti funzionato come “freni a mano” costantemente tirati sulle Borse del Vecchio continente. La domanda da porsi, a questo punto, è semplice: peseranno ancora in futuro come oggi, oppure almeno un po’ allenteranno la presa? Sul mercato inizia a diffondersi la sensazione che la risposta giusta sia la seconda.

Partiamo dal rischio politico. La zavorra principale per le Borse è rappresentata dalla lunga tornata elettorale che inizia oggi con l’Olanda.

L’avanzata dell’euroscetticismo, con il conseguente rischio per i mercati finanziari di un ritorno alle valute nazionali, ha pesato sulla corsa delle Borse negli ultimi tempi. Eppure, a guardare bene, è possibile che i mercati abbiano esagerato nelle preoccupazioni. Il voto in Olanda vedrà probabilmente raddoppiare i seggi del partito anti-euro di Geert Wilders. Ma, in un sistema elettorale proporzionale come quello olandese, l’ipotesi che Wilders conquisti il Governo è remota. Oggi lo sapremo.

Un suo exploit rispetto ai sondaggi potrebbe però - pensano in tanti - favorire Marine Le Pen nella corsa all’Eliseo. E dato che in Francia il sistema elettorale è a doppio turno, sui mercati il timore che ce la possa fare c’è. Oggi, in caso di un rafforzamento per Wilders in Olanda, potremmo dunque assistere a un po’ di volatilità sui mercati. Eppure - a guardare i sondaggi - al ballottaggio il Fronte Nazionale non supera il 40%: le possibilità che Le Pen vinca sono anche qui remote. E se anche vincesse, la strada verso un referendum per l’uscita della Francia dall’euro sarebbe comunque in salita e tortuosa. Nulla sarebbe immediato e scontato. Le preoccupazioni del mercato dunque sono forse eccessive. E in Germania non c’è un vero rischio politico, dato che a giocarsi la Cancelleria saranno Schulz e Merkel. Morale: se le elezioni europee dovessero andare come più probabile (cioè con l’euroscetticismo ancora all’opposizione), sulle Borse potrebbe essere rimosso, o quantomeno allentato, il primo dei tre “freni a mano”. E questo potrebbe liberare un po’ del loro potenziale attualmente represso. In attesa del voto in Italia.

Anche il secondo “freno a mano”, cioè il rischio bancario, sembra oggi meno pesante di qualche mese fa. In Germania Deutsche Bank è pronta a ricapitalizzarsi per 8 miliardi. In Italia UniCredit ha raccolto con scioltezza 13 miliardi. E il pericolo Mps è ridimensionato. Permane un grosso rischio derivante dalle banche venete (da non sottovalutare), ma nel complesso si può dire che alcuni macigni bancari siano stati ridimensionati. Se poi i tassi di mercato dovessero continuare a salire, per effetto dell’inflazione e di una politica monetaria che in prospettiva si farà meno accomodante, le banche potrebbero in Europa recuperare un po’ di redditività. Morale: i loro problemi non sono certo risolti, ma in futuro anche questo secondo macigno potrebbe pesare un po’ meno in Borsa. Idem per il terzo “freno a mano”: la congiuntura. Con tutte le cautele del caso, è fuori dubbio che l’Europa abbia ripreso a crescere. Questo potrebbe, prima o poi, vedersi sugli utili delle aziende. E sulle loro quotazioni in Borsa.

Bene inteso. I rischi restano. Le possibilità che qualche cosa vada storto permangono. Ma fatta la tara in Borsa tra le preoccupazioni (elevate) e i rischi reali, è lecito supporre che in futuro i “freni a mano” possano frenare un po’ meno i listini. Questo, almeno, è un pensiero che si sta facendo sempre più strada tra gli investitori.

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