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La batteria del futuro? È in vetro. L’ha scoperta un uomo …

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La batteria del futuro? È in vetro. L’ha scoperta un uomo di 94 anni

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John Goodenough - in Italia sarebbe John “buonoabbastanza” - è un vecchietto arzillo, classe 1922, nato in Germania, a Jena, naturalizzato americano, che a 94 anni suonati ha ancora voglia di conoscere e di scoprire. Scienziato, professore universitario di Fisica all’Università di Austin, in Texas, è l’uomo che con le sue intuizioni tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, ha contribuito a sviluppare la batteria ricaricabile agli ioni di litio. Quell’oggetto che fa funzionare smartphone, pc, tablet e telefonini e che, moltiplicato nel numero di celle, permette alle auto elettriche di muoversi. Insomma un’invenzione, quella di John “buonoabbastanza” che ha cambiato le vite di tutti. Anche se pochi lo conoscono, al di fuori dell’ambito accademico.

Ieri un tweet del ceo di Google, Erich Schmidt, ha messo sotto i riflettori mediatici la nuova invenzione dello scienziato. Che a 94 anni viene citato dal numero uno della prima società globale dell’hi-tech, la più giovane, la più innovativa, per le sue scoperte. Una invenzione che, se confermata, potrà nei prossimi anni cambiare ulteriormente le vite di tutti noi e spingere la diffusione delle auto elettriche, facendo aumentarne l’autonomia e diminuirne il prezzo. Il ceo di Google, entusiasta della scoperta e dei possibili sviluppi, ha messo sotto la sua ala protettrice l’ultima invenzione di Goodenough: una batteria di nuova generazione estremamente potente che può essere prodotta interamente in vetro, secondo le conclusioni dello scienziato e del suo staff dell’Università di Austin appena pubblicate dalla britannica Royal Society of Chemistry. La nuova batteria sarebbe in grado di immagazzinare energia a temperature più basse rispetto a quelle delle tradizionali batterie agli ioni di litio. E, soprattutto, sarebbe più semplice da produrre perché usa il sodio, più facile da reperire su scala globale.

La batteria in vetro e sodio - è scritto nella ricerca - «è sicura, low cost, prodotta attraverso celle a stato solido (l’elettrolita è il vetro e non un liquido come nelle comuni Li-ion), capaci di rilasciare una grande quantità di energia, ha un ciclo di vita lungo, perfetto per alimentare le automobili elettriche di nuova generazione e per immagazzinare grandi quantità di energia prodotta da impianti solari e eolici».

L’accumulo dell’energia è il link mancante nella transizione mondiale a una economia a zero emissioni (zero carbon), la pietra filosofale a cui stanno lavorando da più parti nel mondo gli scienziati, Cina e Stati Uniti in primis. Dietro di loro le Case automobilistiche che progettano auto elettriche: Volkswagen, ad esempio, primo gruppo automobilistico per vendite di auto e per fatturato (5 miliardi di dollari di utili nel 2016), dopo i guai del dieselgate, ha decisamente cambiato direzione spingendo proprio sull’elettrico con un ambizioso programma che da qui al 2025 prevede il lancio di circa 25 nuovi modelli a trazione totalmente elettrica.

Le ricerche del professor Goodenough che, data l’età, non ha molto tempo da perdere, sono condotte con uno staff di scienziati in Texas assieme ad altri ricercatori dell’università di Porto, in Portogallo, e hanno tutte il timbro «urgente». Per vincere la sfida di ridurre il consumo di combustibili fossili e combattere i cambiamenti climatici. Ci sono tanti patent dietro questa scoperta. E tanta strada ancora da fare. «Ci vorrà del tempo per passare dal laboratorio alla produzione industriale nell’elettronica di consumo e nell’automotive», dice Julia Attwood, analista di Bloomberg nel settore della finanza e delle nuove energie. Goodenough ha dovuto attendere undici anni dalla sua prima batteria agli ioni di litio, dal 1980 al 1991, prima che un grande gruppo industriale, in quel caso Sony, si decise a produrre le batterie. Lo scienziato di origine tedesca aveva cominciato a studiarle negli anni Settanta, nel pieno della crisi petrolifera, ai tempi in cui lavorava al Mit di Boston. Chissà se riuscirà, in questo ennesimo giro di giostra, ad avere il tempo di vedere la sua ultima invenzione diffusa nel mondo.

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