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L’oro non cede alla Fed, ma la soglia dei 1.200 dollari appare a…

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L’oro non cede alla Fed, ma la soglia dei 1.200 dollari appare a rischio

L’oro non è stato travolto dall’effetto Federal Reserve. La prima reazione, al termine della riunione del comitato monetario, è stata anzi uno strappo al rialzo delle quotazioni, che sono salite di oltre l’1% a superare 1.210 dollari l’oncia.

Un rialzo dei tassi di interesse era dato per scontato dal mercato ed era già incorporato nei prezzi, ma il comunicato – che allude a una gradualità nella prosecuzione della stretta monetaria – ha lanciato un messaggio da «colomba». O almeno questa è stata l’interpretazione a caldo.

Una maggiore cautela della Fed potrebbe evitare tracolli all’oro. Gli investimenti sul lingotto, che non stacca cedole, diventano infatti meno interessanti quando il costo del denaro sale, trainando al rialzo il rendimento dei titoli sovrani (nello specifico i Treasuries).

La soglia dei 1.200 dollari l’oncia potrebbe comunque non essere facile da difendere. Il prezzo dell’oro è già sceso diverse volte sotto questo livello nei giorni scorsi e se è riuscito a rimbalzare non è stato solo grazie alla condizione di attesa sull’evoluzione dei tassi Usa, che si è tradotta in volatilità per il cambio del dollaro.

Un forte fattore di sostegno è arrivato anche dalle inquietudini per le elezioni in Olanda.

Il Partito per la libertà, formazione di estrema destra, euroscettica e anti-islamica, nei sondaggi degli ultimi giorni non era più dato per favorito, superato negli orientamenti di voto dai liberalconservatori del premier uscente Mark Rutte. Ma la prudenza non è mai troppa, soprattutto dopo le sorprese della Brexit e della vittoria di Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca.

E poi non c’è solo l’Olanda. Anche i francesi presto saranno chiamati alle urne.

«C’è il rischio che il candidato olandese di estrema destra eserciti un’influenza – osserva Jonathan Butler, analista di Mitsubishi – e in previsione di questo c’è un po’ di protezione attraverso l’oro».

Il metallo giallo è insomma tornato a rispolverare le virtù di bene rifugio, tendenza rispecchiata anche da un moderato ritorno di acquisti sugli Etf: il patrimonio dell’Spdr Gold Trust è risalito, dopo una prevalenza di riscatti la settimana scorsa.

L’influenza delle tornate elettorali europee non è tuttavia destinata a durare a lungo, avverte Société Générale, che in un rapporto diffuso ieri ha confermato una visione rialzista sull’oro, con un prezzo medio di 1.125 dollari l’oncia nel quarto trimestre. «Il nostro scenario centrale – spiegano gli analisti della banca – rimane quello che quest’anno in Europa è probabile che non ci saranno terremoti politici». Con la prospettiva di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Fed la tendenza per l’oro dovrebbe quindi essere ribassista, conclude SocGen, raccomandando di vendere in caso di rally delle quotazioni del metallo.

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