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Generali accelera sul taglio dei costi e sulla performance industriale

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Generali accelera sul taglio dei costi e sulla performance industriale

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Il mercato, che premia i risultati presentati oggi dalle Generali, coglie due spunti per mettere un sigillo positivo al bilancio 2016 del Leone di Trieste: il colpo d’acceleratore che verrà impresso al piano di riduzione dei costi e il fatto che il risultato netto è stato raggiunto senza il contributo di “partite straordinarie”, ossia nonostante le minori valorizzazioni di asset finanziari e le conseguenti minori plusvalenze. In altre parole, Piazza Affari sembra voler premiare il fatto che i risultati 2016 sono il frutto più dei progressi industriali che di azioni finanziarie.

Sul primo aspetto, il ceo Philippe Donnet, ha annunciato che la compagnia ha deciso di anticipare al 2018 il target di 200 milioni di risparmi e di efficienze prima programmato per il 2019. Questo grazie anche al fatto che durante il 2016 è stato tagliato un traguardo già molto importante: nel passato esercizio sono stati infatti registrati risparmi sulle spese per 70 milioni.

A ciò si somma il fatto che le efficienze saranno frutto anche di una migliore allocazione delle risorse. Donnet ha infatti ribadito di voler completare entro il termine, sempre al 2018, il piano che ridisegna il perimetro d’azione del gruppo con l’uscita dai 13-15 paesi che la compagnia non ritiene più strategici. Tutte zone dove il Roe è inferiore al 5% quando a livello di holding Generali esprime una redditività sull’equity superiore al 13%. Per giunta le attività che verranno dismesse valgono meno dell’1% del risultato operativo di gruppo e sulla carta la loro cessione doterà l’azienda di 1 miliardo di risorse fresche da impiegare nel rafforzamento del business nelle aree chiave, come i Paesi dell’Est, i tre pilatri Italia, Germania e Francia, l’America Latina e l’Asia, più altri pezzi d’Europa come Spagna o l’Austria. Diversamente sul mercato verranno messe, con ogni probabilità, Olanda, Belgio, Grecia e Portogallo. Non solo, Generali potrebbe valutare la valorizzazione anche delle attività in Tunisia, negli Emirati Arabi e nell'isola di Guernsey. Allo stesso modo, in Asia, tra le aree di minor interesse ci sarebbero le Filippine. Mentre in Sud America sarebbero sotto osservazione le compagnie operative in Colombia, Panama e Ecuador.

Tutto questo, è il piano, darà ulteriore forza al gruppo. Che già quest’anno, però, ed è questo l’altro aspetto rilevato dagli operatori, ha miogliorato la performance industriale: l’utile netto di 2,1 miliardi, in crescita del 2,5 %, è stato ottenuto grazie al maggior contributo del Danni e del Vita. Il risultato operativo di 4,8 miliardi è il combinato disposto dell’andamento Vita (+5,5%) e del Danni (+2,9%) che hanno beneficiato di una migliore performance tecnica e delle azioni di disciplina dei costi. Il Danni, infatti, ha registrato un combined ratio ancora in discesa al 92,5%.

In questo scenario, la solidità è garantita da Regulatory Solvency ratio del 177% e da un Economic Solvency ratio del 194%.

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