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Enel, l'utile a 3,2 miliardi (+12,3%) sostiene…

esercizio 2016

Enel, l'utile a 3,2 miliardi (+12,3%) sostiene la cedola da 1,8 miliardi

Cresce l'utile netto e tengono i margini del gruppo Enel nell'esercizio 2016. La società guidata da Francesco Starace ha reso noti i risultati dello scorso anno che evidenziano un risultato netto in aumento del 17%, pari a 2,57 miliardi, e un utile ordinario (al netto delle partite straordinarie e sul quale si pagano i dividendi) pari a 3,2 miliardi (+12,3 per cento). La cedola distribuita sarà dunque pari a 0,18 euro per azione (di cui un acconto pari a 0,9 euro è già stato pagato a gennaio) con un monte dividendi complessivo di 1,8 miliardi, di cui circa 420 milioni vanno all'azionista ministero dell'Economia (socio con il 23,5% del capitale). La società porterà anche all'approvazione dell'assemblea un piano di riacquisto di azioni proprie da 2 miliardi di controvalore da eseguire nei prossimi 18 mesi.

Tirano i conti Sudamerica, Usa e Spagna
I numeri con i quali i vertici della società si presentano alla scadenza del mandato e al giro di boa della riconferma sono in sostanziale tenuta (-6,7% i ricavi, a 70,5 miliardi), con un Ebitda ordinario, dunque al netto delle partite straordinarie, che per la prima volta dal 2013 segna una lieve crescita dello 0,9% (15 miliardi). A trainare conti sono i mercati sudamericani, con particolare riferimento al Cile (dove nel corso dell'anno è stato completato il riassetto societario), il Nord America (dove Enel è presente soprattutto con le rinnovabili) ma anche la penisola iberica. Resta in una situazione di controllo l'indebitamento netto, attorno a 37,5 miliardi.

Create le premesse per crescere di più
«Nel corso di questi tre anni abbiamo messo in condizione il gruppo di generare flussi di cassa tali (circa 10 miliardi, ndr) da sostenere il pagamento dei dividendi, gli investimenti (9 miliardi nel 2016, ndr) e gli oneri sul debito - ha commentato Starace durante una conferenza stampa questa mattina -. Vedrete che nei prossimi due anni si vedranno gli effetti della crescita che abbiamo impostato soprattutto in termini di aumento del margine operativo lordo».

La politica di Trump non pesa sulle attività negli States
A proposito del contesto internazionale Starace ha spiegato che le recenti decisioni del presidente Usa Dondald Trump di tagliare del 30% i fondi per le politiche ambientali (-5,4% quelli per la promozione delle energie rinnovabili) “non ci coglie di sorpresa e almeno nel breve e medio periodo non impatterà sulle nostre attività negli States». Altra cosa, ha aggiunto, «sarà se interverrà con scelte legislative più incisive. In particolare bisognerà capire se, ma questo si vedrà verso la fine del mandato, deciderà di rivedere il sistema dei tax credit» che incentivano gli impianti rinnovabili.
Per quanto riguarda il mercato europeo, nel quale è in corso un processo di consolidamento in Francia e Germania, Starace non vede possibilità di fare acquisizioni «senza rischi, prima che si siano svolte le elezioni politiche nei due paesi e prima che la Commissione europea abbia completato il framework regolatori europeo sull'energia».

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