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Generali ora accelera sui target

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Generali ora accelera sui target

«Le azioni Intesa Sanpaolo non sono una quota strategica ed è un investimento di breve termine». Il ceo delle Generali, Philippe Donnet, è stato netto nel commentare il profilo dell’operazione difensiva compiuta dal Leone di Trieste nel capitale della banca e pari al 3%. Sulle ragioni del perché quella mossa sia stata conclusa il manager non ha voluto dilungarsi a lungo ma ha chiarito: «Escono indiscrezioni di stampa non smentite su una possibile operazione di stake building non concordata è evidente che la reazione più scontata da parte nostra sia stata l’acquisizione di quei titoli». Anche perché, in quel momento i rumor che circolavano erano tanti e le voci si moltiplicavano: «È stata descritta come tutto e il contrario di tutto ma alla fine c’è stata solo molta confusione e nulla di concreto», ha chiosato il manager giustificando con queste parole l’intenzione di non parlare oltre della vicenda Intesa Sanpaolo. Così come Donnet ha cercato di buttarsi alle spalle anche l’annosa questione di una possibile ascesa francese nelle Generali tanto più supportata dalla presenza di un manager transalpino al vertice: «Io sono l’uomo delle Generali e come Generali sono indipendente e sono qui per scrivere una bellissima storia di successo, perché quello che fa bene alle Generali fa bene all’Italia». E il primo passo, in questo senso, è certamente quello di rafforzare la compagnia. Qualche segnale che l’azienda si stia muovendo in questa direzione è possibile coglierlo già nel conti del 2016 (vedi altro pezzo in pagina), tanto che il mercato pare voler dar atto dei progressi: il titolo ieri ha chiuso in rialzo del 2,6% a 14,58 euro ma da novembre scorso è cresciuto del 29% contro il +21% del Ftse Mib e il +10,5% del DJ Insurance. Non solo, la compagnia ha ribadito la volontà di voler accelerare l’esecuzione del piano industriale. E non a caso ha anticipato di un anno, al 2018, la realizzazione del target di risparmi di costo per 200 milioni, solo nel 2016, d’altra parte, sono stati risparmiati 70 milioni.

La mossa potrebbe però essere solo il primo passo di un percorso già tracciato rispetto alla necessità di dare nuova spinta alla compagnia. Ovvio che le efficienze creano reddito poiché contribuiscono a migliorare le performance industriali e tecniche tuttavia, quel che preme, è ridare smalto a una compagnia che negli anni sembra aver perso una certa presa sul mercato. Ecco perché, sebbene il business plan delle Generali non preveda l’M&A tra i driver di crescita, è assai plausibile che l’occhio del management sia attento a possibili opportunità di acquisizioni anche di dimensioni non minime in quelle zone di maggior interesse come può essere l’Europa dell’Est. A foraggiarle, nel caso, c’è il miliardo di euro che il gruppo intende realizzare con l’uscita dai 13-15 paesi chiave. E poi il bilancio 2016 ha confermato la capacità del gruppo di generare cassa: 1,9 miliardi di net operating cash in dodici mesi. Un dato che, abbinato all’utile da 2,1 miliardi, di fatto centra quelle che erano le attese degli investitori. Tanto più perché quell’utile è stato raggiunto principalmente grazie al contributo del ramo Danni e Vita mentre hanno pesato meno i profitti da realizzo, complici minori plusvalenze per 1 miliardo e maggiori svalutazioni per 400 milioni. Del pacchetto svalutazioni probabilmente fanno parte la partita Atlante (-52%) e il subordinato Mps (svalutato ma non si sa per quale ammontare in vista della trasformazione in azioni). In questo contesto il dividendo è stato aumentato dell’11% a 0,8 euro ad azione, in linea con quello che è l’obiettivo finale di riconoscere ai propri soci 5 miliardi cumulati di cedole al 2018.

In virtù di questo, ha spiegato Donnet, la compagnia guarda «al futuro con fiducia, come un gruppo indipendente, italiano, a vocazione internazionale». Tanto più perché, secondo il manager, non c’é «alcuna minaccia di scalata da parte di nessuno, né dall’estero né in Italia. Sono favole, non è la realtà». In ogni caso, la difesa migliore «è creare valore per gli azionisti» e per farlo «va implementato con successo il piano strategico». Sulle acquisizioni, come detto, l’approccio resta opportunistico. E al momento «un aumento di capitale non è all’ordine del giorno. Non c’è bisogno» ha replicato Donnet. Complice il fatto che, nonostante lo scenario avverso, la solidità patrimoniale registrata a bilancio, che porta, seppure non formalmente, anche la firma dell’ex cfo e general manager Alberto Minali, è confermata da un Economic Solvency ratio del 194% e da un Regulatory Solvency ratio del 177% e da una redditività nel danni (il combined ratio è al 92,5% in discesa di 0,7 punti base) tra le migliori del mercato.

Infine, assieme ai risultati Generali ha annunciato di aver designato come amministratore delegato e direttore generale di Generali Real Estate Aldo Mazzocco, oggi in Cdp e atteso nel cda della controllata del Leone entro metà giugno. Il gruppo ha ricevuto una richiesta di indennizzo da Banco Btg Pactual per la cessione della svizzera Bsi.

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