Finanza & Mercati

4/6 Leonardo / Dopo il riassetto ora l’obiettivo è lo sviluppo

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    Alessandro Profumo, Amministratore delegato, Nuova nomina - Giovanni De Gennaro, Presidente, confermato
    Alessandro Profumo, Amministratore delegato, Nuova nomina - Giovanni De Gennaro, Presidente, confermato

    4/6 Leonardo / Dopo il riassetto ora l’obiettivo è lo sviluppo

    Tre anni di tagli, cessioni e di riorganizzazione attuati da Mauro Moretti, arrivato il 15 maggio 2014 dalle Fs come un commissario, hanno cambiato il volto (e il nome) all’ex Finmeccanica. Oggi il gruppo Leonardo ha meno debiti ed è tornato a dichiarare profitti (505 milioni di euro nel 2016), ma ha anche meno personale e meno ricavi. È un gruppo più piccolo, mentre i concorrenti hanno continuato a crescere, per esempio la francese Thales, che ha scavalcato il gruppo italiano per fatturato. La sfida per il nuovo a.d. Alessandro Profumo sarà quella della crescita e del recupero di una presenza internazionale che si è indebolita. Il banchiere punterà su «sviluppo e crescita», come ha fatto in Unicredit, e intende valorizzare le competenze interne. Leonardo ha chiuso il 2016 con ricavi per 12 miliardi, un miliardo in meno rispetto al 2015 e sullo stesso livello – a dati omogenei – del 2013.

    Se si guarda al bilancio storico, invece, rispetto al 2013 il gruppo ha perso ricavi per 1,9 miliardi, in seguito alla cessione dei trasporti ferroviari a Hitachi. L’incasso di circa 800 milioni ha dato il contributo decisivo alla riduzione dell’indebitamento finanziario netto a 2,845 miliardi, rispetto ai 3,9 miliardi a fine 2013. L’altra botta ai debiti è stata data l’anno scorso, con l’incasso dell’anticipo per la maxicommessa Efa in Kuwait, pari a 400 milioni e passa, al netto di quanto riversato ai fornitori. Pertanto, mentre a Moretti va riconosciuto di aver asciugato i costi, la riduzione dei debiti non è l’effetto della gestione ordinaria, ma delle cessioni e dell’incasso di anticipi, soldi che andranno utilizzati per la produzione dei velivoli. Anche a causa dell’enfasi sul riassetto interno, sulla One company, sui tagli, il gruppo non ha colto alcune opportunità per crescere. Per esempio la vendita delle attività tedesche nell’elettronica della difesa di Airbus (Hensoldt), comprate dal fondo Kkr. Che ora, per vendere agli italiani, chiede un prezzo più alto. Altro punto di debolezza, negli Usa il gruppo corre da solo, senza un partner, nella gara del T-X da 350 aerei che – secondo Moretti – sarebbe già stata promessa a Boeing.

    Anche nelle acquisizioni commerciali l’ex Finmeccanica ha rallentato il passo. Nel 2013 il gruppo aveva acquisito ordini per 13,19 miliardi. Sono diminuiti a 12,67 miliardi nel 2014, 12,37 miliardi nel 2015, nel 2016 sono saliti a 19,95 miliardi perché è stata firmata la commessa della vita, la vendita di 28 Eurofighter al Kuwait che vale 7,95 miliardi (di cui il 60% per Leonardo). Senza questa commessa, frutto di un lavoro cominciato nel 2010, gli ordini 2016 sarebbero stati sui 12 miliardi. L’Efa porterà ossigeno, ma ci sono anche linee di produzione quasi scariche, come l’M-346. Nelle aerostrutture i margini restano negativi. Negli elicotteri c’è stato un forte calo degli ordini negli ultimi due anni. Quest’anno i ricavi del gruppo rimarranno piatti.

    Gianni Dragoni

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