Finanza & Mercati

Bpvi e Veneto Banca, vertice Padoan-Vestager

banche

Bpvi e Veneto Banca, vertice Padoan-Vestager

Il dossier relativo alle due banche venete sarà insieme a quello di Mps e alla più complessiva situazione bancaria sul tavolo dell’incontro in programma oggi fra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e la commissaria UE alla concorrenza Margrethe Vestager, previsto a margine della riunione dell’Eurogruppo.

Dopo l’invio a Via XX Settembre della richiesta di intervento con la ricapitalizzazione precauzionale, infatti, la palla passa ora all’esame delle autorità Ue, a partire proprio dalla direzione generale che sul piano politico fa capo alla Vestager. E per Vicenza e Montebelluna le variabili in gioco sono ulteriori rispetto a quelle di Mps. Se per Siena la strada è tracciata anche se si discute ancora sul fabbisogno di capitale, nel caso delle venete il percorso appare più ricco di incognite. Oltre al raggiungimento degli obiettivi di adesione all’offerta pubblica di transazione per gli azionisti, considerato indispensabile per avviare davvero la pratica, i conti passeranno all’esame della Bce per capire se dopo la copertura delle perdite, da effettuare con il patrimonio privato, i due istituti rispetteranno i ratios necessari a proseguire l’attività. Per ottenere il via libera della commissione e accedere alla ricapitalizzazione precauzionale, infatti, occorre essere considerati “solvibili”, perché i soldi dei contribuenti possono servire a riportare il capitale a livelli di sicurezza ma non a ripianare perdite (avvenute o prevedibili) e nemmeno a evitare la risoluzione. Se sarà superato anche questo test, occorrerà poi capire in che modo i capitali di Atlante e quelli del Tesoro potranno cooperare a un’eventuale ricapitalizzazione “mista” pubblico-privata, che rappresenterebbe un altro inedito all’interno del territorio ancora sconosciuto delle ricapitalizzazioni pubbliche. «Siamo confidenti che Atlante farà la cosa migliore per salvare il sistema bancario», ha dichiarato ieri Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo.

In attesa del giudizio delle autorità europee, si spera, intanto, che si raggiunga almeno il 70% delle adesioni all’Opt, l’offerta transattiva che i due istituti hanno messo in campo per rimborsare i piccoli soci e azzerare il rischio contenziosi legali, che potrebbe pesare sui bilanci per oltre 4 miliardi. Alla data dello scorso sabato le percentuali sul perimetro delle azioni erano al 56% di Veneto Banca e al 53% di BpVi. Le filiali restano a disposizione in questi ultimi due giorni fino alle 18.45 - c’è tempo per aderire all’offerta fino a domani, anche se voci avrebbero ipotizzato un prolungamento dell’ultimo minuto fino a sabato 25.

Ieri, è arrivata la firma “di peso” della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato. L’ente pratese, il secondo più grande azionista di BpVi tra quelli coinvolti nell’offerta rimborsi, detiene più di 350mila azioni, svalutate per oltre 21 milioni di euro, e incasserà, grazie alla transazione, circa 3,2 milioni. A Prato, la cui Cassa di Risparmio è stata acquistata dall’istituto berico sotto la gestione di Gianni Zonin, sono circa 5 mila i soci della Popolare di Vicenza.

Intanto, i tempi, inevitabilmente, si allungano. Alla fine del mese, presumendo una risposta dalle autorità europee entro pochi giorni, dovrebbe essere approvato il bilancio 2016 per entrambi gli istituti (forse il 28 marzo), le cui perdite compllessive ammonterebbero a circa 3 miliardi. Una volta sciolti i nodi dell’aumento di capitale e del ruolo dello Stato e di Atlante, dovrebbe poi essere avviato il processo di fusione, che nella migliore delle ipotesi si realizzerà entro l’anno, nella peggiore non prima del 2018. Anche se non si può escludere a priori lo scenario che vedrebbe separato il destino delle due banche venete. Il check sulla solvibilità disguinta e sulla sostenibilità patrimoniale per singolo istituto, attuato qualche settimana fa da Bce, potrebbe anche essere prodromico ad una valutazione che vedrebbe la migliore delle due - la più appetibile e gestibile - venduta ad un fondo straniero o a un altro istituto italiano. L’allungamento dei tempi mette a rischio anche la raccolta, nonostante qualche giorno fa il vice direttore generale della Vicenza Gabriele Piccini abbia dichiarato che la situazione è sotto controllo e che verrebbero accesi dai 10 ai 13mila nuovi conti la mese , con un saldo, rispetto alle chiusure, non negativo.

© Riproduzione riservata