Finanza & Mercati

Npl, ecco le linee guida Bce: più tempo per le banche

CREDITO

Npl, ecco le linee guida Bce: più tempo per le banche

Dal numero di telefonate da fare ai debitori per recuperare i crediti all’indicazione della “giusta” governance per l’efficace gestione degli Npl. Dalle modalità di valutazione dei crediti al suggerimento sulla frequenza con cui i periti dovrebbero valutare le garanzie. È una guida dettagliatissima, quella che ha diffuso ieri la Bce sul tema dei crediti deteriorati. Atteso dal mercato, il documento contiene le linee guida definitive che le banche dovranno seguire per smaltire nella maniera più efficace il fardello di quasi mille miliardi lordi di Npl.

Le linee guida contengono di fatto le aspettative di vigilanza che orienteranno l’«ordinaria interazione» con le banche sul fronte dei crediti deteriorati. In questo contesto, le banche con livelli elevati di Npl - ovvero un livello «notevolmente» superiore alla media europea - dovranno definire strategie «ambiziose» ma «realistiche», insieme a «obiettivi quantitativi» di riduzione degli Npl, come si legge nelle Faq della Bce.

Rispetto alle linee guida pubblicate a novembre scorso, che erano preliminari e sono state seguite da un lungo processo di consultazione, Bce ha aggiunto alcuni dettagli sulle operazioni di trasferimento del rischio degli Npl e sui requisiti di valutazioni delle garanzie (che si riferiscono soltanto ai crediti deteriorati e non alle esposizioni in bonis). Ma l’aggiunta più rilevante è quella relativa ai tempi di attuazione. Il documento, dalla forte connotazione qualitativa, avverte che le linee guida sono «applicabili a partire dalla data di pubblicazione», ovvero ieri. Nello stesso tempo, Francoforte rassicura gli intermediari (e tra questi molte banche italiane che presentano un livello di Npl oltre la media) riconoscendo che il processo di confronto con la Vigilanza «in alcuni casi» potrebbe avere bisogno di «tempo» per la sua piena realizzazione. Un modo, insomma, per ammorbidire la perentorietà di un impegno che allo stato attuale non ha valore «vincolante», dice Bce.

L’Ssm chiede che le banche definiscano le strategie per la riduzione degli Npl indicando le soluzioni «più adatte» a ogni portafoglio. Spetta agli istituti stessi fissare «tempistiche realistiche» che siano anche «ambiziose» e individuare opzioni appropriate a livello di portafoglio. Ma ciò che più conta è che nella scelta della modalità, le banche avranno a disposizione più opzioni, dove la cessione di crediti è solo una delle strade percorribili. Tra le altre possibilità rientrano ad esempio «il recupero, la cessione o la cancellazione degli Npl oppure l’escussione delle garanzie». In questo senso, Bce sembra aver accolto l’invito proveniente dalle stesse banche italiane, guidate dall’Abi, per una gestione meno drastica (e più impattante) del problema Npl.

IL CONFRONTO
Non performing loans ratio in %, al 30/09/2016 (Fonte: Bce)

Ma cosa succederà in caso di mancato rispetto delle nuove indicazioni? «Eventuali scostamenti» dalle indicazioni inviate a Bce dovranno essere «adeguatamente motivati». E comunque Bce mette le mani avanti. Perchè sono attese analisi comparative e verifiche i cui esiti confluiranno nello Srep. Insomma, se da una parte Francoforte stempera i toni, mostrandosi comprensiva sulle tempistiche, dall’altro chiarisce che chi viene meno rispetto agli impegni verrà marcato stretto.

Infine, Bce chiarisce qualche dettaglio tecnico. La strategia sugli Npl dovrà essere comunicata ai jst (joint supervisory teams) entro il primo trimestre di ogni anno, con la valutazione dei progressi compiuti nei 12 mesi precedenti. Il piano operativo, oltre agli obiettivi con le scadenze da rispettare, dovrà contenere l’assetto di governance ad hoc, inclusi l’attribuzione dei ruoli delle figure coinvolti nelle attività di recupero. Ben visto da Bce anche l’inserimento di incentivi «a livello individuale o di gruppo» per il raggiungimento degli obiettivi sul recupero degli Npl.

© Riproduzione riservata