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Poste, con la nomina di Del Fante tramonta la seconda tranche in Borsa

Privatizzazioni

Poste, con la nomina di Del Fante tramonta la seconda tranche in Borsa

Matteo Del Fante
Matteo Del Fante

Le designazione di Matteo Del Fante al vertice di Poste Italiane, decisa sabato scorso dal governo, non sancisce soltanto la volontà dell’azionista di portare un cambiamento nella strategia della società quotata nel 2015. Fornisce, al tempo stesso, anche un’importante indicazione sull’indirizzo politico in tema di privatizzazioni. La prima implicazione della scelta è il definitivo accantonamento della prospettiva di portare in Borsa la seconda tranche, pari al 30 per cento del capitale, quest’anno.

Il nuovo manager avrà bisogno di tempo per capire la società, particolarmente complessa perchè opera in tre rami di business differenti (logistica e recapiti, raccolta postale e risparmio gestito, assicurazioni) , e per riscrivere il piano industriale. Impensabile che ci sia il tempo per un’offerta pubblica di vendita nella seconda parte dell’anno.

Il dietrofront sulle privatizzazioni
Del resto, il dibattito politico delle ultime settimane aveva già ampiamente fatto emergere il ripensamento in corso nel Pd - e in particolare nell’entourage dell’ex premier Matteo Renzi - in materia di dismissioni pubbliche. Quella di Poste in particolare - anche per la rivoluzione voluta dall’ex ad Francesco Caio che ha introdotto la consegna delle lettere a giorni alterni e la chiusura degli uffici postali - presenta implicazioni politiche delicate in vista di elezioni amministrative, e più avanti nel tempo politiche, dall’esito incerto.

Le ipotesi alternative
Resta , però, il fatto che il governo ha preso l’impegno con l’Unione europea di proseguire nel percorso delle privatizzazioni per contribuire a ridurre il crescente debito pubblico. Impegno a suo tempo assunto anche dall’ex premier, che aveva firmato un Decreto del presidente del consiglio dei ministri in cui si stabiliva il passaggio del 30% di Poste alla Cassa depositi e prestiti, avvenuto lo scorso anno, e contestualmente la cessione del residuo 30% in Borsa compatibilmente con le condizioni di mercato. Nei prossimi giorni il ministero dell’Economia dovrà scrivere nel Def, il documento di programmazione economica, cosa intende fare quest’anno sulle privatizzazioni. Qualcosa dovrà per forza dire: potrebbe banalmente ribadire l’intenzione di cedere la quota di Poste entro l’anno, ma magari prevedendo anche modalità alternative alla cessione sul mercato. Sullo sfondo si profila un nuovo coinvolgimento della Cdp.

Sul Sole 24 Ore del 21 marzo un approfondimento sulle privatizzazioni.

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