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Alitalia, nuove ipotesi di garanzia pubblica

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Alitalia, nuove ipotesi di garanzia pubblica

Finora escluso, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, l’intervento pubblico nel salvataggio di Alitalia potrebbe rientrare sotto altra forma. Secondo ipotesi in discussione, ufficialmente smentite, ci potrebbe essere una garanzia pubblica attraverso l’intervento di una società dello Stato, la Cassa depositi e prestiti (Cdp), per coprire la quota necessaria al primo finanziamento del piano industriale che le banche azioniste non intendono sostenere.

Etihad, socio al 49%, è disponibile a mettere la sua parte sui circa 400 milioni - quindi circa 200 milioni - che i soci dovrebbero versare come liquidità. L’altra metà della somma dovrebbe arrivare da UniCredit e Intesa Sanpaolo. Le banche però non credono al piano industriale dell’ad, Cramer Ball, lo ritengono troppo ottimista. Per questo hanno già spinto l’ingresso in Alitalia di Luigi Gubitosi, per ora consigliere di amministrazione, ma già designato presidente operativo (con deleghe però da stabilire) e già attivo in azienda.

Se Alitalia non verrà rifinanziata a fine mese non avrà più liquidità per far volare gli aerei e pagare gli stipendi. Per questo si sta discutendo se c’è una forma alternativa alle banche, per avere un finanziamento coinvolgendo un veicolo pubblico o un fondo, con garanzia pubblica. Potrebbe anche essere qualcosa di simile al fondo Atlante, creato per il salvataggio delle banche.

Secondo una fonte autorevole, è stata prospettata l’ipotesi che Cdp, controllata dal ministero dell’Economia, inietti 210 milioni nella compagnia come «simil equity» per garantire la continuità aziendale. La risposta di Cdp è che non può intervenire in società in crisi. Interpellata dal Sole 24 Ore nei giorni scorsi, Cdp ha smentito un coinvolgimento, perché contrario ai vincoli dello statuto (si veda Il Sole 24 Ore del 15 marzo). Tuttavia, da quanto appreso da fonti autorevoli, le richieste non sono tramontate. Ci sono stati incontri di esponenti della Cdp con il management di Alitalia. Tra l’altro, la scorsa settimana è stato negli uffici di Alitalia Leone Pattofatto, responsabile delle partecipazioni di Cdp e presidente di Cdp Equity, l’ex Fondo strategico che è già entrato in Saipem, un’altra società in forte difficoltà.

«Un intervento pubblico non ci sarà», hanno ripetuto ieri il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e quello dei Trasporti, Graziano Delrio, nell’incontro con Alitalia e sindacati. Delrio ha confermato che la situazione è «critica». Il piano prevede 2.037 esuberi di terra più 800-900 tra il personale di volo con la messa a terra di 20 aerei Airbus 320, il taglio del 31% medio degli stipendi. Ball era accompagnato dai consulenti di Roland Berger, come suggeritori. I consulenti di Bain e Kpmg non c’erano.

Alitalia, partenza in salita per il piano dei tagli

«Il governo non si è espresso positivamente o negativamente sul piano, ha solo detto che ha bisogno di un approfondimento e noi condividiamo questa proposta», è il commento di Nino Cortorillo (Filt-Cgil). I sindacati confederali hanno confermato lo sciopero del 5 aprile. Due scioperi di Cub Trasporti per Alitalia e dei confederali per i controllori di volo Enav (questo ha colpito anche altri vettori) ieri hanno costretto la compagnia a cancellare 320 voli. Delrio ha constatato che il piano non prevede crescita. Ball ha risposto che la crescita ci sarà nel lungo raggio, ma sarebbe soprattutto dal 2019.

L’intervento, se ci sarà, di Cdp potrebbe essere un finanziamento ponte in vista del disimpegno delle banche, che puntano a una futura vendita delle quote a Lufthansa o a una low cost. Per poter arrivare a questo, però, dovrebbe essere prima abbattuto il costo del lavoro.

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